02/02/12

Germania, impero globale

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Germania, impero globale


Angela Merkel in Cina per dirottare l'export sui nuovi mercati.


di Barbara Ciolli


I cinesi l'hanno accolta come «madame Europa», la Cancelliera partita in tournée per promuovere il Fondo salva-Stati, pronta a raccogliere finanziamenti preziosi, per la Germania e per i Paesi più in crisi di liquidità.

Ma più che a immolarsi ambasciatrice di «un' Europa tedesca», come l'hanno descritta alcuni magazine orientali, per la sua due giorni in Cina Angela Merkel ha pensato - come è giusto che sia - soprattutto al suo Paese, puntando a rafforzare i grandi interessi commerciali che legano a doppio filo la locomotiva d'Europa al gigante asiatico.

IL TEAM DI ANGELA. A parlare è la sua delegazione al seguito, un team di «20 businessmen di alto rango», tra imprenditori e investitori finanziari del Dax (l'indice delle prime 30 società quotate alla Borsa di Francoforte), che da anni accompagna la donna più potente al mondo, secondo la classifica Forbes 2011, nei suoi viaggi in avanscoperta.

Le mete spaziano dall'Asia, all'America Latina, senza escludere i Paesi emergenti dell'Europa dell'Est dove la Germania ha stretto contratti per sfruttare materie prime ed esportare prodotti destinati al ceto medio in espansione.

IL PIANO B TEDESCO. Perché se l'Unione europea collassa e i tedeschi perdono massicce quote di export nei Paesi dell'euro, Berlino avrà sempre a disposizione un piano B, grazie al quale restare a galla: produrre alta tecnologia per le dinamiche economie in via di sviluppo, oltre che per il danaroso mercato interno tedesco, sempre pronto a nuovi consumi.


Se la pillola dell'onnipotenza fosse italiana..

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limitless_film

Ho rivisto il film “Limiteless”, la prima volta l’avevo guardato su un aereo. Divertente davvero, con ritmo e colpi di scena, ma questa volta mi ha anche indotto ad una riflessione. Per chi non l’avesse visto, la premessa della storia è semplice: il protagonista, uno sbandato che cerca di diventare uno scrittore, entra in possesso di una nuova droga, in grado di dare accesso al pieno potenziale

M.O./ Lancio pietre e scarpe contro Ban Ki Moon ad arrivo a Gaza

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M.O./ Lancio pietre e scarpe contro Ban Ki Moon ad arrivo a Gaza

Roma, 2 feb. (TMNews) - Manifestanti hanno lanciato pietre e scarpe contro il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon al suo arrivo a Gaza. Già ieri un razzo palestinese aveva colpito il sud di Israele, alla vigilia dell'arrivo del numero uno di Palazzo di Vetro nella Striscia. Ieri Ban, che ha incontrato separatamente il premier israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme e il presidente palestinese Abu Mazen a Ramallah, in Cisgiordania, ha esortato Israele a compiere un gesto di buona volonta in favore dei palestinesi, e l'Autorità Palestinese a continuare i colloqui avviati ad Amman. (fonte Afp)

Liberalizzazioni: Passera, se necessario ci sarà un'altra tranche

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Liberalizzazioni: Passera, se necessario ci sarà un'altra tranche


Liberalizzazioni: Passera, se necessario ci sarà un'altra tranche
"Se servirà ci sarà un'altra tranche di liberalizzazioni". Lo ha detto il ministro per lo sviluppo economico e le infrastrutture, Corrado Passera, nella Telefonata con Maurizio Belpietro su Canale 5. "Con il primo pacchetto, ha aggiunto Passera, pensiamo di aver compiuto un passo in avanti e comunque non pensiamo che il lavoro si sia completato. Se ci saranno buone idee le valuteremo".
Durante la telefonata, il ministro ha parlato anche delle crisi aziendali nel nostro Paese. "Stiamo registrando qualche progresso", ha detto Passera, aggiungendo: "Ogni caso è a sé." "Ci sono aziende destinate a terminare l'attività, altre invece che possono inventare nuovi business". "E' il caso di Fincantieri che deve inventarsi altre attività accanto a quelle dove ha capacità di stare sul mercato".
Il governo, ha ribadito inoltre Passera, si sta attivando per aiutare le imprese a rinnovarsi, lavorando sull'accesso al credito, la semplificazione. "Dobbiamo determinare le condizioni affinché le imprese possano creare lavoro".

Made in Italy, marchi storici in mani straniere per 5 mld anno

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Made in Italy, marchi storici in mani straniere per 5 mld anno


Made in Italy, marchi storici in mani straniere per 5 mld anno
Sono passati in mani straniere marchi storici dell'agroalimentare italiano per un fatturato di oltre 5 miliardi di euro nell'ultimo anno, anche per effetto della crisi che ha reso più facili le operazioni di acquisizione nel nostro Paese.
E' l'allarme lanciato dal presidente della Coldiretti Sergio Marini in occasione dell'inaugurazione della Fieragricola di Verona, dove al padiglione 3 stand C2 è stato allestito "lo scaffale del Made in Italy che non c'è più". Ad essere presi di mira sono sopratutto i prodotti simbolo dell'Italia e della dieta mediterranea, dall'olio al vino fino alle conserve di pomodoro.
"Nello spazio di dodici mesi - sottolinea Marini - sono stati ceduti all’estero tre pezzi importanti del Made in Italy alimentare che sta diventando un appetibile terra di conquista per gli stranieri con la tutela dei marchi nazionali che è diventata una priorità per il Paese, da attuare anche con una apposita task force. Si è iniziato con l’importare materie prime dall’estero per produrre prodotti tricolori. Poi si è passati ad acquisire direttamente marchi storici e il prossimo passo rischia di essere la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli all’estero.

Massacro a Port Said fra tifosi. I militari: c’è chi punta alla destabilizzazione

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Massacro a Port Said fra tifosi.

I militari: c’è chi punta alla destabilizzazione


Ieri sera allo stadio di Port Said 74 persone sono morte in un assalto compiuto contro i tifosi della squadra cairota al-Ahly. La sicurezza non è stata in grado di contenere la violenza. Testimoni parlano di gruppi di provocatori infiltrati.

Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) – Il governo egiziano provvisorio ha dichiarato tre giorni di lutto per la morte di almeno 74 persone durante le violenze di ieri sera nello stadio di Port Said, in uno scontro fra i tifosi di due squadre avversarie, la...

LTRO e massa monetaria: conferme su inflazione e crescita economica

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LTRO e massa monetaria: conferme su inflazione e crescita economica

Proprio ieri vi ho parlato in un post secondo me MOLTO importante su II e di cosa comporterà. In molti potrebbero chiedersi se questa manovra di politica monetaria non convenzionale porterà. Dai dati che oggi abbiamo in mano, possiamo solo dire che troviamo delle conferme a quanto detto proprio in quel famoso post prima citato. Il denaro ...

Adesso basta!

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Adesso basta!

Politica Adesso Basta Calcio Margherita 13 milioni di euro

articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

L’atro giorno il presidente Napolitano, infagottato nella sua tonaca nera e blu, mentre riceveva una laurea in un’aula magna blindata dalle forze dell’ordine (già questo avrebbe dovrebbe indurlo in vive e vibranti riflessioni), rampognava gli Italiani a togliersi dalla testa l’idea frivola di una politica senza i partiti. “L’unica soluzione – ha detto – è il rinnovamento dall’interno dei partiti stessi”.

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Scordatevi il posto fisso

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Scordatevi il posto fisso


Monti: «Lavoro? Abituarsi a cambiare. L'art.18 è apartheid».


di Sergio Colombo


Mario Monti in politica? Una parentesi destinata a chiudersi. Lo ha rivelato lo stesso presidente del Consiglio al Tg5, smentendo qualsiasi ipotesi di una sua candidatura alle elezioni del 2013: «Non so, nel marzo del 2013 o ad aprile, che ricordo porterò. Ma so che sarà una parentesi chiusa e immagino che il ricordo sarà positivo solo se l'Italia sarà migliore di oggi. Ce la faremo», ha dichiarato.

Ma senza riforma del lavoro gli sforzi del governo per rilanciare il paese rischiano di rimanere incompleti e il premier ha annunciato allora l'intenzione di mettere mano alla politica del lavoro, anche a costo di dover intervenire sulle regole di licenziamento. «Non è un tabù. L'articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell'Italia» e anzi commenta ha determinato «un terribile apartheid nel mercato del lavoro tra chi è già dentro e chi, giovane, fa fatica ad entrare». I giovani però devono «abituarsi all'idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia. È bello cambiare e accettare delle sfide».

CONTINUA ...


Lavoro/ Passera: Art 18 sarà uno dei temi di oggi, non l'unico

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Lavoro/ Passera: Art 18 sarà uno dei temi di oggi, non l'unico


Milano, 2 feb. (TMNews) - L'articolo 18 sara' "uno dei temi, non l'unico" del secondo incontro tra governo e parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro che si tiene oggi. E' quanto ha detto il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, durante la trasmissione 'La telefonata'. "L'obiettivo - ha aggiunto rispondendo ad una domanda su quanto affermato ieri sera dal premier Mario Monti ("il posto fisso non esiste più") - è quello di creare posti di lavoro in entrata in un mondo sempre meno fatto di cose programmabili a lungo termine".

Hey, tu! Sei felice di pagare i cinque assistenti di Bertinotti?

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Hey, tu! Sei felice di pagare i cinque assistenti di Bertinotti?

09:10 I privilegi degli ex presidenti di Camera e Senato CONTINUA

Lavoro: Bonanni Avverte Monti, Non Ci Sfidi O Perdera' L'italia

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Lavoro: Bonanni Avverte Monti, Non Ci Sfidi O Perdera' L'italia



(ASCA) - Roma, 2 feb - Il leader della Cisl Raffaele Bonanni manda un avvertimento al premier nel giorno dell'incontro sulla riforma del mercato del lavoro. ''Non ci sfidi e non vada allo scontro'' altrimenti ''perdera' l'Italia'' le parole di Bonanni in una intervista Avvenire sottolineando che quando si e' trattato di mettere mano alle pensioni era ancora la fase ''della luna di miele'' ma ''un nuovo strappo non sarebbe tollerato''. L'Italia deve affrontar mesi complicati e il presidente del consiglio dovra' ''capire per primo e fino in fondo l'importanza della coesione''. Anche Monti, afferma Bonanni, ''ora ha un disperato bisogno di un sindacato che lo protegga e gli faccia scudo''. Sul tema della riforma del mercato lavoro, il leader della Cisl afferma che ''si decide insime e il governo non puo' pensare di mettersi di traverso tra sindacati e imprese''. Sull'articolo 18, ''e' una bandiera ideologica di circoli culturali che hanno persino influenzato l'Europa'' rileva Bonanni ma con la Confindustria ''possiamo trovare un'intesa e renderlo piu' funzionale accorciando i tempi sui contenziosi e facilitando l'intesa sulle questioni economiche''.

Lavoro, Monti: “Posto fisso? E’ monotono” DA NON PERDERE I COMMENTI DEI LETTORI ALL'ARTICOLO

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Lavoro, Monti: “Posto fisso? E’ monotono”
E sullo spread scenderà ancora

Il premier parla al Tg5 prima e a Matrix poi: "L'articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell’Italia". E sulle liberalizzazioni: "Se prevarranno le resistenze corporative, i tassi di interesse non solo non scendono ma ritorneranno verso l’alto"

”Non è un tabù. L’articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell’Italia”. Insomma, senza riforma del lavoro gli sforzi del governo per rilanciare il paese rischiano di rimanere incompleti e questo Mario Monti vuole assolutamente evitarlo. Così il premier, prima alTg5 (guarda il video) e poi a Matrix, si rivolge direttamente ai cittadini per annunciare l’intenzione di mettere mano alla politica del lavoro, anche a costo di dover intervenire sulle regole di licenziamento. Sì, perché l’articolo 18 per il premier ha determinato “un terribile apartheid nel mercato del lavoro tra chi è già dentro e chi, giovane, fa fatica ad entrare”. I giovani però devono “abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia – afferma – E’ bello cambiare e accettare delle sfide”.

Il partito che fa rientrare i soldi con lo scudo fiscale

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INTERNI

Il partito che fa rientrare i soldi con lo scudo fiscale

2 febbraio 2012

La Margherita di Rutelli, in odor di santità, cattolicamente evadeva

Affari in grande per Luigi Lusi, e soprattutto l’utilizzo di tutti gli strumenti fiscali necessari per massimizzare il risultato. Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

continua ..

MONTI: ARTICOLO 18 MONOTONIA PURA E APARTHEID!

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MONTI: ARTICOLO 18 MONOTONIA PURA E APARTHEID!: L’onda mediatica che accompagna questa campagna di redenzione dell’economia italiana in favore del libero mercato è un’onda inarrestabile e media e giornali sono strumenti efficaci nella persuasione del cittadino comune. L’articolo 18 senza entrare nei particolari e tralasciando le … Continua a leggere

Tokyo e Asia galvanizzate da speranze ripresa e IPO Facebook

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Tokyo e Asia galvanizzate da speranze ripresa e IPO Facebook


Tokyo e Asia galvanizzate da speranze ripresa e IPO Facebook
Chiusura in rialzo per la piazza di Tokyo e per gli altri Listini asiatici, che hanno tratto vantaggio dall'ondata di ottimismo che si è riversata sui mercati occidentali. A sostenere i mercati azionari globali ci sono i timidi segnali di recupero giunti dagli indici PMI manifatturieri globali, incluso quello cinese che ieri non era stato letto positivamente.

EQUITALIA MANDI GLI ISPETTORI IN PARLAMENTO

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EQUITALIA MANDI GLI

ISPETTORI IN PARLAMENTO


di Paolo Bracalini - 1 febbraio 2012


La Guardia di Finanza si divertirebbe a spulciare nei libri contabili dei partiti, perché tutti i bilanci sono approvati da una persona, che spesso è il leader del partito, e che dunque si firma il bilancio da solo. E poi i partiti non pagano le tasse sugli immobili di proprietà

EQUITALIA MANDI GLI ISPETTORI IN PARLAMENTO

Il figlio di Sarkozy e l’aereo di Stato

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Il figlio di Sarkozy e l’aereo di Stato: A Pierre, 26enne dj di provata fama, faceva male il pancino Tutto il mondo è paese. E quindi, se qualcuno va a vedere la partita dell’Inter con l’aereo di Stato in Italia, in Francia c’è chi lo prende per tornare … Continue reading →



Più rigore, più crisi: l’Europa firma il suicidio di massa

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Più rigore, più crisi: l’Europa firma il suicidio di massa:

Non c’è un altro modo di descriverlo. Una volta che abbiamo strappato il velo del gergo tecnico dei burocrati europei, il fiscal compact della Ue non rappresenta altro che una disperata accettazione del declino terminale. L’austerità si farà ora carico della forza della legge. Dimenticate la democrazia, come Angela Merkel ha inflessibilmente annunciato, sarà la Corte Europea di Giustizia ora a determinare le politiche economiche, e «non potrai più cambiarle attraverso una maggioranza parlamentare». L’Europa del sud sta per essere dilaniata dai programmi di austerità. Semplicemente non ci sono prospettive realistiche di ripresa se nel frattempo si prosegue con le politiche dei tagli. (continua…)



“Hey Monti, fare il senatore a vita è monotono?”

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“Hey Monti, fare il senatore a vita è monotono?”: La rete sfotte il presidente del Consiglio per le sue affermazioni a Matrix “Il posto fisso sarà monotono, ma anche la banca che ti chiede di rientrare ogni mattina se la batte bene”: è questo il tenore dei commenti degli … Continue reading →

AMERICA: L’ICEBERG DELL’ OCCUPAZIONE!

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AMERICA: L’ICEBERG DELL’ OCCUPAZIONE!: Mentre prosegue come da copione la luna di miele dei mercati americani con l’illusione di una ripresa economica, noi andiamo a dare un’occhiata a quello che in realtà sta accadendo all’occupazione americana, fondamentale per sostenere oltre il 70 % della … Continua a leggere

BERLINO: CAPITALE D'EUROPA

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BERLINO: CAPITALE D'EUROPA:
MERCATO LIBERO E IL GRANDE BLUFF A BERLINO
Entro mercoledì prossimo verrà inviata la nuova lista di appartamenti PER IL GRUPPO D'ACQUISTO OPERAZIONE VALKIRIA
Appartamenti a Berlino, nella nuova capitale d'Europa a prezzi ridotti (grazie all'accordo con la società del gas) e a una commissione di agenzia inferiore a quella di mercato (4,5% contro il 7,14%)
- L'agenzia convenzionata con noi è italiana
- Il gruppo puo' godere di tutti i servizi post vendita (amministrazione e gestione affitti) con una primaria società locale con la quale si sta firmando una collaborazione

ALTRE NOVITA' IN ARRIVO DA BERLINO NELLE PROSSIME ORE.
per ricevere la lista degli immobili: operazionevalkiria@gmail.com

American Airlines taglierà 13.000 posti di lavoro

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American Airlines taglierà 13.000 posti di lavoro:

Mario Monti a Matrix (E le tasse sono una cosa meravigliosa.... ) z.

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Mario Monti a Matrix:

Ieri sera il presidente del Consiglio Mario Monti è stato ospite di Canale 5, prima durante l’edizione serale del Tg5 e poi durante il talk show Matrix. Monti ha parlato delle condizioni economiche del paese, dei suoi progetti per il futuro e dello stato di salute del governo – senza novità rispetto a quando ha affrontato questi temi in altre trasmissioni televisive – e poi, parlando della riforma del mercato del lavoro, ha detto che “i giovani devono abituarsi a non avere un posto fisso per tutta la vita – è più bello cambiare, avere delle sfide – purché siano in condizioni accettabili”.




foto: Roberto Monaldo / LaPresse


Il nuovo redditometro: tutte le voci

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Il nuovo redditometro: tutte le voci: Attenzione a polizze assicurative e spese veterinarie. Valutati anche i master Il Corriere della Sera pubblica una bella infografica in cui spiega come cambierà il redditometro a disposizione dell’agenzia delle entrate e considerato strumento-principe nella lotta all’evasione. Nell’articolo di Antonella … Continue reading →

“La Margherita? Un tesoro da 223 milioni”

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“La Margherita? Un tesoro da 223 milioni”: Le prime pagine di oggi, giovedì 2 febbraio Continua l’affondo dei giornali di centrodestra sull’inchiesta per appropriazione indebita che ha colpito l’ex tesoriere della Margherita e senatore del Pd Luigi Lusi, accusato di aver sottratto 13 milioni alle casse del … Continue reading →

Il partito che fa rientrare i soldi con lo scudo fiscale

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Il partito che fa rientrare i soldi con lo scudo fiscale: La Margherita di Rutelli, in odor di santità, cattolicamente evadeva Affari in grande per Luigi Lusi, e soprattutto l’utilizzo di tutti gli strumenti fiscali necessari per massimizzare il risultato. Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera: Nel 2009, qualcosa lo ha … Continue reading →

ADDIO …VECCHIO E LEGGENDARIO ICEBERGFINANZA!

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ADDIO …VECCHIO E LEGGENDARIO ICEBERGFINANZA!: Con il 31 di gennaio il vecchio Icebergfinanza è stato portato nei cantieri navali per essere smantellato dopo ben cinque anni di lunga e onorata navigazione. Con lui se ne vanno tantissimi ricordi, tante emozioni e sentimenti, un’avventura indimenticabile, un … Continua a leggere

Famiglie disabili inviano a Napolitano tessere elettorali

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Famiglie disabili inviano a Napolitano tessere elettorali:

Decine di famiglie di disabili stanno inviando al presidente Napolitano la loro tessera elettorale in segno di protesta contro la disattenzione e le promesse mancate nei confronti della disabilità. L’iniziativa è partita qualche giorno fa da Marina Cometto, mamma di una donna di 38 anni con gravissima disabilità e presidente dell’associazione che porta il nome della figlia, Claudia Bottigelli. Un’azione partita su Facebook, e che, grazie alla rete, sta coinvolgendo decine e centinaia di famiglie, pronte a unirsi alla protesta, compiendo lo stesso gesto. A dare pubblicità alla notizia il sito di Redattore Sociale, che riprendiamo.


“Le scrivo per consegnare nelle Sue mani la mia tessera elettorale – si legge nel testo – che trova in allegato, non riconoscendomi più come cittadina nella politica attuale e non sentendomi più rappresentata da nessuna delle forze politiche presenti in questo momento”. Le ragioni della protesta riguardano i recenti interventi attuati o anche solo proposti nei confronti della disabilità, che mettono sotto attacco le principali conquiste legislative degli ultimi decenni. “Sono state emanate negli anni 80, 90, 2000 numerose leggi a tutela delle persone con disabilità – si legge ancora – l’inclusione nella società sembrava ormai un fatto concreto e pur con i limiti interpretativi potevamo affermare di essere un Paese da cui prendere esempio. Poi c’è stata, negli ultimi anni, una negativa svolta, che ha iniziato a cancellare diritti acquisiti, agevolazioni nate per offrire pari opportunità, benefici economici. E’ iniziata la caccia ai falsi invalidi, accusati di essere colpevoli dell’aumento eccessivo di indennità d’accompagnamento. Ma nel calderone ci sono finiti tutti, anche chi disabile lo è davvero”. Sono infatti partiti così molti tagli alla Sanità e ai servizi, con relative riduzioni alle autorizzazioni per gli ausili e protesi, ai fondi per gli assegni di cura, per i progetti di vita indipendente, per l’assistenza indiretta e per l’integrazione scolastica.
“Questo Governo, non politico ma definito tecnico, con il Decreto “Salva Italia” vuole andare oltre, mettendo in discussione l’indennità di accompagnamento e le pensioni, sia quella di invalidità che quella di reversibilità”. C’è però stata, ultimamente, la “goccia che ha fatto traboccare il vaso”: la proposta di imporre il ticket su pannoloni, ossigeno, alimenti per celiaci, ausili per diabetici, dispositivi per la rilevazione della glicemia: “molti di questi – si legge nella lettera – sono salvavita e la vita non si può salvaguardare a seconda del reddito, non in un Paese civile. Il ministro della Giustizia Severino, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha detto che dallo stato delle carceri si misura il grado di civiltà di un paese. Vorrei aggiungere che è da quanto e come si tutelano le persone più fragili che si misura non solo la civiltà di un Paese, ma il suo grado di umanità, condivisione e democraticità. E l’Italia non è certo ai primi posti. Restituisco quindi a Lei, Presidente, quale rappresentante del popolo italiano, a mia Tessera elettorale in segno di protesta pacifica verso le istituzioni: non voglio più prendere posizione per questa o quella appartenenza politica che si trovano d’accordo solo nell’ignorare le vere esigenze del popolo a cui dovrebbero essere di servizio e non voglio avere più responsabilità per aver privilegiato posizioni politiche che agiscono in modo discutibile. Non interpreti questa mia come una resa o rassegnazione: la sconfitta non è la mia!”.

ALITALIA/ I dati che "condannano" Colaninno e co.

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ALITALIA/ I dati che "condannano" Colaninno e co.: Alitalia è forte sul segmento nazionale debole sul lungo raggio. Caratteristiche che la costringeranno ad affrontare diverse difficoltà nel 2012. L’analisi di UGO ARRIGO

(Pubblicato il Thu, 02 Feb 2012 06:01:00 GMT)

ALITALIA/ I ritardi sospetti dell'Antitrust che sanno di "aiutino", di J. Valeron
FIAT/ La nuova “corsa” di Marchionne tra Suzuki e Peugeot, di P. Annoni

FINANZA/ 2. Quei "trucchi" sulla Grecia che fanno ricca la Germania

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FINANZA/ 2. Quei "trucchi" sulla Grecia che fanno ricca la Germania: Mentre al Consiglio Ue mostra la faccia severa predicando rigore, la Germania, spiega MAURO BOTTARELLI, sta facendo il doppio gioco sulla pelle della Grecia

(Pubblicato il Thu, 02 Feb 2012 06:04:00 GMT)

FINANZA/ Quel nuovo allarme ignorato dal vertice Ue, di M. Bottarelli
VERTICE UE/ Ecco la "guerra" che scuote l’Europa, di G. Pennisi

COSTRUIRE DEBITO IN CINA

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COSTRUIRE DEBITO IN CINA:

DI MICHAEL PETTIS

Economonitor


Prima di cominciare a parlare del debito, ho voluto fare un rapido accenno a qualcosa che mi ha inviato
Charles Horner, un professore dell'Hudson Institute. Sono contento di poter dire che la tesi del sovrainvestimento è oggi molto più accettata rispetto a solo due o tre anni fa, ma è un mito, credo, che la gran parte degli eccessi del sovrainvestimento in Cina sia concentrata nel settore immobiliare. Ho sempre argomentato che è nelle infrastrutture che si sono sprecati molti investimenti.

Il fiscal compact europeo – il più monotono caso di suicidio mai conosciuto nella Storia?

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Il fiscal compact europeo – il più monotono caso di suicidio mai conosciuto nella Storia?:

eurobohI cittadini europei dovrebbero volgere il loro sguardo altrove per avere una soluzione della crisi.


di James Meadway, Senior Economist - neweconomics.org.


Non c’è un altro modo di descriverlo. Una volta che abbiamo strappato il velo del gergo tecnico dei burocrati europei, il fiscal compact della UE non rappresenta altro che una disperata accettazione del declino terminale. L'austerità si farà ora carico della forza della legge. Dimenticate la democrazia, come Angela Merkel ha inflessibilmente annunciato, sarà la Corte Europea di Giustizia ora a determinare le politiche economiche, e «non potrai più cambiarle attraverso una maggioranza parlamentare». L'Europa del sud sta per essere dilaniata dai programmi di austerità. Semplicemente non ci sono prospettive realistiche di ripresa se nel frattempo si prosegue con le politiche dei tagli.


PER NON DIRE POI: ''NON LO SAPEVO!'' - PAOLO MAJOLINO

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PER NON DIRE POI: ''NON LO SAPEVO!'' - PAOLO MAJOLINO:
Se solo la gente capisse l'enormità della truffa che sta subendo! ...
VIDEO E TESTO: http://www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4515









Non è che l’inizio. La “dottrina tedesca” che distrugge l’Europa

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Non è che l’inizio. La “dottrina tedesca” che distrugge l’Europa: di Mario Pianta, da il manifesto, 1 febbraio 2012
Nelle pieghe del “Patto fiscale” accettato lunedi a Bruxelles da 25 dei 27 paesi Ue (Londra e Praga esclusi) c’è una grande vittoria politica per Angela Merkel. La “dottrina tedesca” dell’austerità è diventata un obbligo per l’Europa; il pareggio di bilancio sarà scolpito nelle Costituzioni di tutti [...]

Che si chiami I.C.I., che si chiami I.M.U., sempre di imposta-truffa si tratta

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Che si chiami I.C.I., che si chiami I.M.U., sempre di imposta-truffa si tratta:

Che si chiami I.C.I., che si chiami I.M.U., sempre di imposta-truffa si tratta
- Maurizio Gasparello - C’era una volta l’ILOR L’ILOR (Imposta Locale sui Redditi) era un’imposta che colpiva i redditi “fondati” (ossia che non hanno bisogno, per la loro produzione, di alcuna attività lavorativa) per attuare una discriminazione qualitativa rispetto ai redditi “guadagnati” (quelli che hanno bisogno di un’attività lavorativa per essere prodotti). Si trattava di [...]

Guerra Valutaria: Quali sono i veri obiettivi dell’embargo petrolifero dell’UE contro l’Iran?

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Guerra Valutaria: Quali sono i veri obiettivi dell’embargo petrolifero dell’UE contro l’Iran?:

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 31.01.2012


Contro chi è in realtà volto, il cosiddetto “embargo petrolifero contro l’Iran” dell’Unione europea? Si tratta di una importante questione geo-strategica. Oltre a rifiutare le nuove misure dell’UE contro l’Iran come controproducenti, Teheran ha messo in guardia gli Stati membri dell’Unione Europea che l’embargo petrolifero contro l’Iran danneggerà loro e le loro economie, molto più che l’Iran. Teheran ha così avvertito i leader dei paesi dell’Unione europea che le nuove sanzioni sono stolte e contrarie ai loro interessi nazionali e di blocco, ma ciò è corretto? Alla fine, chi beneficerà della catena di eventi che vengono messi in moto?


L’embargo petrolifero contro l’Iran è nuovo?

L’embargo del petrolio contro l’Iran non è una cosa nuova. Nel 1951, l’amministrazione del primo ministro iraniano Mohammed Mossadegh, con il sostegno del parlamento iraniano, nazionalizzò l’industria petrolifera iraniana. In risposta al programma di nazionalizzazione del Dr. Mossadegh, gli inglesi bloccarono militarmente le acque territoriali e i porti nazionali dell’Iran con la Royal Navy inglese, e impedirono all’Iran di esportare il suo petrolio. Inoltre impedirono militarmente il commercio iraniano. Londra congelò anche beni iraniani e iniziò una campagna per isolare l’Iran con le sanzioni. Il governo del Dr. Mossadegh era democratico e non poteva essere facilmente diffamato internamente dagli inglesi, così cominciarono a ritrarre Mossadegh come una pedina dell’Unione Sovietica che avrebbe trasformato l’Iran in un paese comunista con i suoi alleati politici marxista.

L’embargo illegale navale internazionale britannico fu seguito da un cambio di regime a Teheran, attraverso un colpo di stato progettato dagli anglo-statunitensi nel 1953. Il colpo di stato del 1953 trasformò lo Scià di Persia da figura costituzionale a monarca assoluto e in un dittatore, come i sovrani di Giordania, Arabia Saudita, Bahrain e Qatar. L’Iran fu trasformato in una notte da monarchia costituzionale democratica in dittatura.

Oggi, un embargo petrolifero imposto militarmente contro l’Iran non è possibile, come lo fu nei primi anni ’50. Invece Londra e Washington usano il linguaggio della giustizia e si nascondono dietro i falsi pretesti sulle armi nucleari iraniane. Come negli anni ’50, l’embargo sul petrolio contro l’Iran è legato al cambio di regime. Eppure, ci sono anche più ampi obiettivi che vanno oltre i confini dell’Iran, legati al progetto di Washington d’imporre un embargo petrolifero contro gli iraniani.


L’Unione europea e la vendita del petrolio iraniano

Il principale cliente del petrolio iraniano è la Repubblica popolare cinese. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) di Parigi, che fu creata dopo l’embargo petrolifero arabo del 1973 come ala strategica del Blocco occidentale dell’organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE), l’Iran esporta 543.000 barili di petrolio al giorno verso la Cina. Gli altri clienti di grandi dimensioni dell’Iran sono India, Turchia, Giappone e Corea del Sud. L’India importa 341.000 barili al giorno dall’Iran, la Turchia 370.000 barili al giorno, il Giappone 251.000 barili e la Corea del Sud 239.000 barili al giorno.

Secondo il ministero iraniano del Petrolio, l’Unione europea rappresenta solo il 18% delle esportazioni di petrolio iraniano, il che significa meno di un quinto delle vendite di petrolio iraniano. Solo “collettivamente” l’Unione europea è il secondo cliente più grande dell’Iran. In tutto i paesi dell’UE importano 510.000 barili al giorno dall’Iran. La posizione collettiva che tutti i paesi dell’UE importatori di petrolio iraniano hanno, è stato evidenziato da coloro che vogliono sottolineare l’efficacia dell’embargo petrolifero dell’Unione europea contro l’Iran.

L’Iran può sostituire le vendite di petrolio verso l’Unione europea attraverso nuovi acquirenti o incrementando le vendite ai clienti esistenti, come Cina e India. Un accordo iraniano per cooperare con la Cina per lo stoccaggio delle riserve strategiche cinesi, riempirebbe gran parte del vuoto lasciato dall’Unione europea. Così, l’embargo del petrolio contro l’Iran avrà minimi effetti diretti contro l’Iran. Piuttosto, è più probabile che uno qualsiasi degli effetti che l’economia iraniana subirà, sarà legato alle conseguenze globali dell’embargo petrolifero contro l’Iran.


L’Iran e la guerra globale delle valute

Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), sia il dollaro che l’euro costituiscono insieme l’84,4% delle riserve valutarie mondiali scambiate alla fine del 2011. Il dollaro statunitense da solo, compone il 61,7% di questo dato, costituendo la maggior parte delle riserve valutarie mondiali scambiate nel 2011. La vendita di energia è una parte importante di questa equazione, perché il dollaro statunitense è legato al commercio del petrolio. Così, il commercio di petrolio attraverso quello che viene chiamato petro-dollaro, aiuta a sostenere il prestigio internazionale del dollaro statunitense. I paesi di tutto il mondo sono stati praticamente costretti a utilizzare il dollaro statunitense per mantenere le loro esigenze commerciali e le loro transazioni energetiche.

Per evidenziare l’importanza del commercio internazionale del petrolio per gli Stati Uniti, tutti i membri del Gulf Cooperation Council (GCC) – Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Kuwait, Oman ed Emirati Arabi Uniti – hanno le loro valute nazionali ancorate al dollaro statunitense e sostengono il petro-dollaro col commercio petrolifero in dollari statunitensi. Inoltre, le valute di Libano, Giordania, Eritrea, Gibuti, Belize e di diverse isole tropicali nel Mar dei Caraibi, sono anch’esse tutte ancorato al dollaro statunitense. A parte i territori d’oltremare degli Stati Uniti, anche El Salvador, Ecuador e Panama ufficialmente utilizzano il dollaro statunitense come moneta nazionale.

L’euro invece è contemporaneamente sia un rivale del dollaro statunitense che una valuta alleati. Entrambe le valute lavorano insieme contro le altre valute, in molti casi, e sembrano essere sempre più controllati da centri di potere finanziario in fusione. A parte i diciassette membri dell’Unione europea, che utilizzano l’euro come moneta propria, il Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano hanno la concessione di diritti e anche il Montenegro e la provincia serba a maggioranza albanese del Kosovo usano l’euro come valuta nazionale. Al di fuori dell’area dell’euro (zona euro), le valute di Bosnia, Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, in Europa, e le valute di Capo Verde, Comore, Marocco, Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe e le due zone CFA in Africa, e le valute di diverse colonie occidentali extraeuropee, come la Groenlandia, sono tutte ancorate all’euro.

Diverse zone monetarie sono direttamente legate all’euro. In Oceania, il franco Comptoirs Français du Pacifique (PCP), chiamato semplicemente Franco del Pacifico (franc pacifique), utilizzato in un’unione monetaria alle dipendenze francesi di Polinesia francese, Nuova Caledonia e Territorio delle Isole Wallis e Futuna è ancorato all’euro. Come accennato in precedenza, le zone CFA in Africa sono anch’esse ancorate all’euro. Così, sia il franco della Comunità Finanziaria dell’Africa (Communauté financière d’Afrique, CFA) o franco CFA dell’Africa occidentale, viene utilizzato da Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo – che il franco della Cooperazione Finanziaria dell’Africa centrale (Coopération financière en Afrique centrale, CFA) o franco CFA dell’Africa centrale – viene utilizzato da Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica del Congo (Congo-Brazzaville), Guinea Equatoriale e Gabon -, hanno il loro destino legato al valore monetario dell’euro.

L’Iran non è alla ricerca di un confronto militare tra le crescenti ostilità con gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Nonostante la narrazione deformata che viene presentata, Teheran ha detto che chiuderebbe lo Stretto di Hormuz come ultima risorsa. Gli iraniani hanno anche detto che non lasceranno che le navi degli Stati Uniti o nemiche, attraversino le acque territoriali iraniane, loro diritto legale, e che invece le navi ostili possono attraverso le acque territoriali dell’Oman nello Stretto di Hormuz. Come nota a margine, tra l’altro, il problema per gli Stati Uniti e gli altri avversari dell’Iran, è che le acque dell’Oman nello Stretto di Hormuz sono troppo basse.

Invece di un confronto militare, Teheran sta reagendo economicamente in diversi modi. Il primo passo, iniziato prima del 2012, sono stati la diversificazione della vendita e degli scambi internazionali del petrolio iraniano, riguardo le rispettive valute di transazione. Questo fa parte di una mossa calcolata dall’Iran per abbandonare l’utilizzo del dollaro statunitense, proprio come Saddam Hussein in Iraq fece nel 2000, come mezzo per combattere contro le sanzioni imposte all’Iraq. In questo contesto, l’Iran ha creato una borsa internazionale dell’energia in competizione con il New York Mercantile Exchange (NYMEX) e l’International Petroleum Exchange (IPE) di Londra, che operano entrambe con il dollaro statunitense per le transazioni. Questa borsa dell’energia, chiamata Kish Oil Bourse, è stata ufficialmente inaugurata nell’agosto del 2011 sull’isola di Kish nel Golfo Persico. Le sue prime operazioni sono state effettuate utilizzando l’euro e il dirhem degli Emirati.

Nel contesto delle rivalità tra di euro e dollaro statunitense, gli iraniani in origine volevano mettere l’euro in un sistema di petro-euro, con la speranza che la competizione tra il dollaro statunitense e l’euro potesse rendere l’Unione europea un alleato dell’Iran e scollegare l’Unione europea dagli Stati Uniti. Con le tensioni politiche crescenti con l’UE, il petro-euro è diventato sempre meno allettante per Teheran. L’Iran ha capito che l’Unione europea è sottomessa agli interessi degli Stati Uniti ed è guidata da capi corrotti. Così, in misura minore, l’Iran ha anche cercato di allontanarsi dall’euro.

Inoltre, l’Iran ha ampliato il proprio abbandono dell’uso del dollaro statunitense e dell’euro, come politica nelle relazioni commerciali bilaterali. Iran e India discutono di pagamenti in oro per il petrolio iraniano. Il commercio iraniano-russo viene condotto in rial iraniani e rubli russi, mentre il commercio iraniano con la Cina e altri paesi asiatici, viene effettuato utilizzando il renminbi cinese, Rial iraniano, yen giapponese e altre valute che non siano il dollaro e l’euro.

Mentre l’euro avrebbe potuto essere il grande vincitore in un sistema di petro-euro, le azioni dell’Unione europea hanno lavorato contro ciò. L’embargo petrolifero dell’Unione europea contro l’Iran ha solo piantato i chiodi nella bara. A livello globale, la matrice emergente del commercio e delle transazioni eurasiatici e internazionali al di fuori degli ombrelli del dollaro statunitense e dell’euro, sta indebolendo entrambe queste valute. Il Parlamento iraniano ha appena passato una legge che tagliare le esportazioni di petrolio ai membri dell’Unione europea che faranno parte del regime di sanzioni, fino alla revoca delle sanzioni petrolifere all’Iran. La mossa iraniana sarà un duro colpo per l’euro, soprattutto perché l’Unione europea non avrà il tempo di prepararsi per i tagli energetici iraniani.

Ci sono diverse possibilità che possono emergere. Uno di queste è che ciò potrebbe essere parte di quello che Washington vuole, e che potrebbe essere giocata contro l’Unione europea. Un altro è che gli Stati Uniti e specifici Stati membri dell’UE, stanno lavorando insieme contro i rivali strategici economici e altri mercati.


Chi se ne avvantaggia? Gli obiettivi economici non sono l’Iran…

La fine delle esportazioni di petrolio iraniano verso l’Unione europea e il declino dell’euro vanno direttamente a beneficio degli Stati Uniti e del loro dollaro. Ciò che l’Unione europea sta facendo è semplicemente indebolire se stessa e consentire al dollaro statunitense di avere il sopravvento nella sua rivalità nei confronti dell’euro. Inoltre, qualora vi fosse il crollo dell’euro, il dollaro statunitense riempirà rapidamente gran parte del vuoto. Nonostante il fatto che la Russia possa beneficiare dei prezzi del petrolio e di una maggiore leva sulla sicurezza energetica dell’Unione europea come fornitrice, il Cremlino ha anche messo in guardia l’Unione europea che sta lavorando contro i propri interessi, subordinandosi a Washington.

Molte importanti questioni sono in gioco, circa le conseguenze economiche dell’aumento dei prezzi del petrolio. L’Unione europea sarà in grado di resistere alla tempesta economica o al collasso della valuta? Ciò che l’embargo petrolifero dell’Unione europea contro l’Iran farà sarà destabilizzare l’euro e creare una valanga globale, danneggiando le economie extra-UE. A questo proposito, Teheran ha avvertito che gli Stati Uniti mirano a danneggiare le economie concorrenti mediante l’adozione delle sanzioni petrolifere dell’UE contro l’Iran. All’interno di questa linea di pensiero, questa è la ragione per cui gli Stati Uniti stanno cercando di costringere Cina, India, Corea del Sud e Giappone in Asia, a ridurre o tagliare le importazioni di petrolio iraniano.

Nell’Unione europea, saranno le economie dei membri più fragili e in lotta, come la Grecia e la Spagna, che saranno ferite dall’embargo petrolifero dell’UE contro l’Iran. Le raffinerie di petrolio nei paesi dell’Unione europea che importano petrolio iraniano, dovranno trovare nuovi venditori come fonti e saranno costrette ad adeguare le loro operazioni. Piero De Simone, uno dei leader dell’Unione Petrolifera d’Italia, ha avvertito che circa settanta raffinerie di petrolio dell’UE potrebbero essere chiuse e che i paesi asiatici potrebbero iniziare a vendere petrolio raffinato iraniano all’Unione europea a scapito delle raffinerie locali e della locale industria petrolifera. Nonostante le rivendicazioni politiche in sostegno all’embargo petrolifero contro l’Iran, l’Arabia Saudita non sarà in grado di colmare il vuoto delle esportazioni petrolifere iraniane verso l’Unione europea o altri mercati. Una carenza di forniture di petrolio e i cambiamenti della produzione potrebbero avere effetti a spirale nell’Unione europea e sui costi di produzione industriale, dei trasporti e sui prezzi di mercato. La previsione è che che l’UE effettivamente aggraverà la crisi nella zona euro o eurozona.

Inoltre, l’aumento continuo dei prezzi, che vanno dal cibo ai trasporti, non sarà limitato all’Unione europea, ma avrà ramificazioni globali. Coll’aumentare dei prezzi su scala globale, le economie in America Latina, Caraibi, Africa, Medio Oriente, Asia e Pacifico si troveranno ad affrontare nuove difficoltà, mentre il settore finanziario negli Stati Uniti e di molti dei suoi partner – tra cui i membri dell’Unione europea – potrebbe capitalizzare attraverso l’acquisizione di alcuni settori e mercati. Il FMI e la Banca Mondiale, in rappresentanza di Bretton Woods a Wall Street, potrebbero gettarsi nella mischie e imporre altri programmi di privatizzazione a vantaggio dei settori finanziari degli Stati Uniti e dei loro principali partner. Inoltre, come l’Iran decide di vendere il 18% del petrolio e di smettere di vendere ai membri dell’UE, sarà inoltre un fattore di mediazione.


I fantasmi della embargo petrolifero arabo del 1973: la Libia e l’Agenzia internazionale dell’energia

Mentre i paesi in Africa o del Pacifico non hanno riserve strategiche di petrolio e saranno alla mercé degli aumenti dei prezzi mondiali, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno lavorato strategicamente cercando di isolarsi da questi scenari. Questo è dove l’International Energy Agency (IEA) di Parigi entra in scena. Le riserve di petrolio libico sono anch’esse un fattore delle ostilità e della petro-politica che coinvolgono l’Iran.

L’AIE è stata creata dopo l’embargo petrolifero arabo del 1973. Come accennato in precedenza, si tratta dell’”ala strategica Blocco occidentale dell’organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico (OCSE).” L’OCSE è un club di paesi che comprende Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Italia, Belgio, Danimarca, Giappone, Canada, Corea del Sud, Turchia, Australia, Israele e Nuova Zelanda. Si basa essenzialmente sui contorni del blocco occidentale, che è composto da alleati e satelliti degli USA. A parte Israele, Cile, Estonia, Islanda, Slovenia, e Messico, tutti i membri dell’OCSE, sono membri dell’AIE.

Dalla sua creazione nel 1974, uno dei compiti dell’IEA è quello di stoccare riserve strategiche di petrolio per i paesi OCSE. Durante la guerra della NATO contro la Libia, l’AIE in realtà ha aperto le sue riserve strategiche di petrolio per compensare il vuoto lasciato dalla mancanza di esportazioni di petrolio libico. Le uniche altre due volte cui questo è accaduto, fu nel 1991, quando Washington ha guidato la coalizione militare nella sua prima guerra contro l’Iraq, e nel 2005, quando l’uragano Katrina ha devastato gli Stati Uniti.

La guerra in Libia aveva molti scopi. I fini perseguiti sono stati i seguenti: (1) impedire l’unità africana, (2) scacciare la Cina fuori dall’Africa, (3) controllare le riserve strategiche energetiche più importanti, e (4) preservare le forniture di petrolio nello scenario di conflitti degli USA contro la Siria e l’Iran. Ciò che la guerra della NATO alla Libia aveva come scopo, era assicurarsi la produzione petrolifera dalla Libia, perché c’era la possibilità che la Libia del Colonnello Muammar Gheddafi potesse sospendere le vendite di petrolio all’Unione europea, a sostegno della Siria o dell’Iran in possibili conflitti con gli Stati Uniti, la NATO e Israele. E’ anche interessante notare che una delle figure libiche nelle Nazioni Unite, che hanno contribuito a permettere la guerra contro la Libia, vi è Sliman Bouchuiguir, il capo della Lega libica per i diritti umani (LLHR) e attuale ambasciatore libico in Svizzera, che ha lavorato a formulare una strategia per impedire che il petrolio venisse usato come arma strategica, per assicurarsi che la crisi petrolifera del 1973 si ripeta mai per gli Stati Uniti e i loro alleati.

A parte l’Iran, i siriani sono stati una fonte di importazioni di petrolio per l’Unione europea. Come l’Iran, l’UE ha anche bloccato il petrolio siriano attraverso un regime di sanzioni progettato dal governo statunitense. Con il petrolio iraniano e siriano escluso dall’UE, il valore strategico del petrolio libico aumenta. A questo proposito, le relazioni circa il dispiegamento di migliaia di soldati degli Stati Uniti nei giacimenti di petrolio libici, possono essere analizzate come coordinato o collegato alla crescente ostilità degli Stati Uniti e dell’Unione europea verso la Siria e l’Iran. Dirottare l’invio di petrolio libico verso l’UE prima destinato alla Cina, può anche essere parte di tale strategia.


La guerra psicologica

In realtà, il regime di sanzioni progettato dal governo statunitense contro l’Iran è andato fin dove può andare. Tutti gli interventi sull’isolamento iraniani sono bravate e sono lontane dalla realtà delle attuali relazioni e commercio internazionali. Brasile, Russia, Cina, India, Iraq, Kazakistan, Venezuela e altri paesi dello spazio post-sovietico, Asia, Africa e America Latina, hanno tutti rifiutato di aderire alle sanzioni contro l’economia iraniana.

L’embargo petrolifero dell’Unione europea, insieme alle più ampie sanzioni contro l’Iran, ha un aspetto più ampiamente psicologico. L’Iran e il suo alleato siriano, affrontano una guerra multi-dimensionale che ha scopi economici, occulti, diplomatici e psicologici. La guerra psicologica, che coinvolge i media mainstream come strumento di politica estera e di guerra, è un’opzione molto economica per gli Stati Uniti, a causa del suo costo molto basso. Maggiore enfasi viene inoltre data ad essa, nel contesto dell’attuale situazione economica del mondo.

Eppure, la guerra psicologica può essere combattuta su entrambi i lati. Gran parte del potere degli Stati Uniti è psicologico e legato alla paura. Come la geografia del Golfo Persico, il tempo è dalla parte dell’Iran e lavora contro gli Stati Uniti. Se l’Iran continua il suo corso attuale e resterà insensibile alle sanzioni, questo l’aiuterà a spezzare la soglia psicologica che scoraggia globalmente i paesi ad opporsi agli Stati Uniti. Nel caso in cui molti altri paesi continuino a rifiutarsi ad inchinarsi all’amministrazione Obamam, nell’imporre sanzioni contro l’Iran, questo sarà anche un duro colpo per il prestigio e il potere degli Stati Uniti, che si tradurrà nei campi economico e finanziario.

Inoltre, alla fine l’embargo petrolifero dell’UE colpirà l’UE invece dell’Iran. Nel lungo termine potrebbe anche danneggiare gli Stati Uniti. Strutturalmente, gli effetti dell’embargo dell’UE sul petrolio radicherà ulteriormente l’Unione europea nell’orbita di Washington, ma questi effetti catalizzeranno una crescente opposizione sociale a Washington, che alla fine si manifesteranno in ambito politico ed economico.


La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.


Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


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