11/06/08

AGGRESSIVITA' E FINANZA

Economia e giochi strategici

L'economia come guerra quotidiana: mors tua vita mea. Mentre fioccano le edizioni di Sun Tzu per manager e i modelli militari per la borsa

mercoledì 11 giugno 2008  -  10:49


Carl Von Clausewitz, il grande generale prussiano direttore della Scuola Militare di Berlino (siamo nell'Ottocento), lo diceva spesso: la guerra può essere assimilabile allo scambio commerciale, nell'una il mezzo è lo spargimento di sangue, nell'altro il danaro. La violenza - vuoi fisica vuoi morale - era caratteristica di entrambe.

Sun Tzu è un maestro d'armi dello Stato di Qi, nella Cina del VI secolo prima di Cristo, un'epoca in cui la divisione in Stati ricorda parecchio quella contemporanea. In italiano quest'epoca suona così: l'età degli Stati combattenti (Zhanguao): 450-221 a.C.

Oggi molti tipi economici pubblicano dissertazioni su dissertazioni sull'opera di Sun Tzu, riletta per i manager e per gli agenti economici. È ben vero che Sun Tzu con il suo Bingfa, ovvero l'Arte della Guerra, è uno dei primissimi teorici dello Jus in bello e fors'anco dello Jus gentium, secoli prima di Ugo Grozio, è ben vero che dice di non attaccare il nemico alle spalle o quando esso è in ritirata. Però archi, frecce e pugnali erano il suo mestiere, il mestiere delle armi. Un bel giorno, davanti al suo nuovo re (il suo Stato di Qi era stato assoggettato da quello di Wu) decise ben di decapitare due concubine del sovrano perché non avevano rispettato i suoi comandi, con grande disapprovazione dello stesso monarca. Alle donne non si badava, non c'è da stupirsi. Però le sue 'pianificazioni dell'attacco', 'la forza' e 'manovre d'eserciti' vengono studiati quotidianamente nelle nostre scuole e università in tante - troppe a parer mio - facoltà.

Celeberrimo è anche il giochino di Jean Jacques Rousseau sulla Caccia al cervo, preso paro paro dal suo Discorso sull'origine della disuguaglianza del 1755. L'idea di Rousseau è che le società umane dipartano alla lunga da alleanze per la caccia dei grandi animali, sui quali un individuo isolato non potrebbe avere la meglio. Ma mentre due individui accerchiano un cervo può capitare che uno dei due veda una lepre, che può benissimo cacciare da solo. E allora che fo? Scappo e prendo la lepre (o ci provo), defeziono e lascio nei guai l'alleato? Continuo a cooperare con la tentazione che l'alleato infido scappi e pigli la lepre, lasciando me a bocca asciutta? Le possibilità sono quattro in questo giochino. Non mi ci soffermo perché per me non ha rilevanza, se non come bella trovata letteraria.

Eppure, giochini di questo genere tolgono regolarmente il sonno sul campo di battaglia. Basti pensare al periodo della Guerra Fredda dove istituti di studi strategici venivano commissionati dagli Stati Maggiori dell'esercito. 'Che mi fa l'Unione Sovietica?' si chiedevano ogn'ora alla Nato, 'Mi bombarda o, alla fin fine, coopera?'.

Quanti di noi ogni giorno si svegliano pensando se il suo amico-utile (l'alleato al quale fo un favore per averne uno indietro - altra parentesi: molto spesso non me ne rendo neanche conto! È una categoria di Aristotele nell'Etica Nicomachea...) se il suo amico-utile ci ricambierà quel determinato favore o se piuttosto ci lascerà con le pive nel sacco?

Cito ancora Adam Smith, il quale nel suo La Ricchezza delle Nazioni del 1776 da una parte dice che è meglio fare gli spilli in tanti piuttosto che da soli e ribadisce che è meglio il commercio internazionale all'autarchia statale. Era un liberale politico, era un liberista economico: per lui il commercio è un gioco (!) a somma sempre positiva, ci sono solo vantaggi relativi e mai assoluti. Però leggiamo bene: dice anche che la Gran Bretagna deve avere un controllo monopolistico delle sue linee di navigazione marittima e altresì un commercio favorito con le sue colonie, e poi, solo poi commerciare con gli altri paesi. Voilà il liberismo di certe sue pagine!

Concludo con il must per gli economisti giapponesi: Friedrik William Lanchester, un teorico della guerra aerea del secolo scorso che ci ha sommerso di equazioni sulla forza dell'avversario, sulle probabilità di un combattimento, sui rapporti di concentrazione sul campo di battaglia, sulla portata di tiro. Tutte cosucce che vengono immancabilmente applicate al marketing aziendale e alle quote di mercato.

Era così tanto perché mi sentivo di parlare un po' di pace. Auspico che l'uomo cominci a fidarsi un po' di più dei suoi simili, che la cooperazione abbandoni una volta per tutte le tentazioni di defezione, che si guardi un po' di più alla base della piramide (come ci ricordava Chiara Segrado).

Ha cantato Francesco Guccini: 'O forse non è qui il problema/ e ognuno vive dentro ai suoi egoismi/ vestiti di sofismi/ e ognuno costruisce il suo sistema/ di piccoli rancori irrazionali,/ di cosmi personali'. Parole da Nobel, ma oggi sono ottimista e vi risparmio la fine della canzone. E ritorno come tutti voi, ai nostri studi strategici di ogni giorno.

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