01/02/09

La democrazia è una cosa da ricchi.

Feb 09 1

La crisi della Democrazia

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Pubblicato da Pietro Cambi alle 01:00 in


La democrazia è una cosa da ricchi.

Non nel senso, purtroppo ampiamente ricorrente, che sono le classi dominanti quelle che pian piano occupano tutti gli spazi dirigenziali liberi ma nel senso reale che i popoli squattrinati, gli stati dissestati, le economie disastrate, non se la possono permettere.

Come sistema di governo è il migliore possible da un punto di vista etico ma non lo è per niente come efficienza.

Anche senza considerare l'inesorabile tendenza alla corruzione ed a derive demagogiche ( ne parlava già Tucidide) la democrazia richiede apparati costosi, sistemi amministrativi complessi, libere e costose elezioni, campagne elettorali defatiganti che fermano la vita politica del paese per mesi e, ovviamente, il pagamento di sonori dividendi alle lobbies che pagano il cadreghino al politico neoeletto.

Tutte cose che costano e che vengono tagliate alla prima occasione utile nella maggior parte dei paesi del mondo ( ovvero quella maggioranza dell'umanità su cui noi ci appoggiamo per mantenere i nostri apparati pseudodemocratici).

Le poche democrazie del passato (alquanto limitate e più correttamente oligarchie) hanno prosperato per un breve tempo e sempre sulle spalle di un stato forte, ricco e predatorio.

Erano le ricchezze e le risorse altrui, sistematicamente predate che le mantenevano in vita.

Questo valga, giusto per esemplificare, per la democrazia ateniese, mantenuta dalla lega attica, quella romana, mantenuta dai popoli sottoposti e quella inglese ( monarchia parlamentare piu' correttamente) mantenuta dal'impero.

Eccezioni solo parziali e solo per breve tempo, ambedue con buone motivazioni, la repubblica francese e quella americana.

Peraltro ambedue con un bel po di risorse a disposizione (Napoleone se le ando' a cercare in Europa, come sappiamo bene).

Il discorso andrebbe approfondito, mi rendo conto, ma in sintesi è cosi.

Un paese occidentale, in condizioni normali, ha ampie risorse per mantenere sia una struttura democratica di governo che un apparato statale ad essa ispirato.

Queste condizioni normali sono purtroppo alle nostre spalle.

Nella crisi attuale ci vorrebbe una forte determinazione dei cittadini a difendere i principi cardine della democrazia tra cui alcuni fondamentali sanciti dalla Costituzione, uno sforzo erculeo per tagliare i vari giochini e giochetti aumma aumma bellilavoribellisoldi che conosciamo benissimo.

Invece questa volontà non c'e'.

Di conseguenza chi ha ruoli di potere cerca, per mantenerlo senza grossi problemi, di prevenire il progressivo, inesorabile, insorgere del malcontento e di evitare sul nascere disordini, rivolte ed altri oscuri movimenti dal basso di cui si sente già qualche avvisaglia.

La prima cosa è vietare le manifestazioni e i liberi raggruppamenti pubblici dei cittadini.

La seconda è limitare il diritto effettivo di sciopero senza abolirlo ufficialmente.

Un primo passo, anticostituzionale, è già stato fatto con la Direttiva Maroni e ne ha parlato Debora.

Vediamo in dettaglio

...(omissis)...

4. Direttiva

 In relazione a tanto, si rende opportuna la definizione di criteri che orientino le decisione dei competenti Prefetti e Questori, ferme restando le valutazioni necessarie in relazione a casi specifici.
 Fra questi criteri si evidenzia la necessità di limitare l'accesso ad alcune aree particolarmente sensibili, specialmente quando la manifestazione coinvolga un numero di partecipanti elevato.
 Tali aree sensibili saranno individuate in zone a forte caratterizzazione simbolica per motivi sociali, culturali o religiosi (ad esempio cattedrali, basiliche o altri importanti luoghi di culto) o che siano caratterizzate – anche in condizioni normali – da un notevole afflusso di persone o nelle aree nelle quali siano collocati obiettivi critici.
 Tali limiti potranno operare specialmente quando ci siano state precedenti manifestazioni, con stesso oggetto e organizzazione, che abbiano turbato l'ordine e la sicurezza pubblica.
 Ai sensi dell'articolo 1, della Legge n. 121, del 1° aprile 1981, si emana la presente direttiva generale per le pubbliche manifestazioni, con l'invito ai Prefetti a stabilire regole – d'intesa con i Sindaci – e sentito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, per:
1. sottrarre alcune aree alle manifestazioni;
2. prevedere, ove necessario, forme di garanzia per gli eventuali danni;
3. prevedere altre indicazioni per lo svolgimento delle manifestazioni.

 Capite ben che, in pratica, cosi facendo si potranno vietare le manifestazioni in qualunque luogo pubblico cittadino (quale luogo pubblico italiano non comprende luoghi di culto o aree a caratterizzazione simbolica sociale o culturale e, sopratutto quale luogo pubblico non è caratterizzato "da un notevole afflusso di persone" ? ).

In pratica si potranno vietare a discrezione tutte le manifestazioni che non si dovessero tenere in un deserto piazzale periferico.

Il Decreto è, abbastanza chiaramente anticostituzionale, nonostante le premesse in esso riportate:

 Recita la Costituzione:

Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

 

Il punto mi sembra evidente.

Si possono vietare solo per motivi eccezionali e COMPROVATI, che coinvolgano l'incolumità pubblica.

Per non girarci tanto intorno:

Cosa c'entrino le preghiere davanti alle Chiese con l'incolumità pubblica, non è dato sapere.

Capisco che possa dare fastidio alla sensibilità di molti.

Capisco che, se ci provassimo noi in Arabia Saudita, passeremmo dei bei guai, ma non mi risulta che le leggi costituzionali si applichino a discrezione, a meno di non trovarci nella fattoria degli animali, ovviamente.

Da notare che sono segnalati anche gli obbiettivi sensibili, quindi niente manifestazioni davanti a discariche, centrali a carbone, basi militari, centrali de gas, raffinerie, ed uffici pubblici in genere.

Da notare poi che in caso di disordini si potrà discrezionalmente vietare, sine die manifestazioni analoghe con la stessa organizzazione.

Ci ricordiamo,vero, dei fatti di Piazza Navona, con tanto di sobillatori organizzati, come fece presente Debora, tra le prime a parlarne?

Ecco.

Questi fatti, provocati ad arte, potrebbero essere tranquillamente presi a pretesto per vietare altri manifestazioni analoghe, stessa organizzazione, per un tempo indeterminato.

Un po di disordini per una manifestazione di ogni parte politica/organizzazione non di governo ed ecco che si potrà LEGITTIMAMENTE vietare le successive manifestazioni della stessa parte politica/organizzazione.

Ben presto, lo vedrete, verrà regolamentato il diritto di sciopero, ad esempio limitandolo ad aziende senza cassa integrazione (ce n'e' ancora qualcuna?).

In fondo siamo in un periodo di crisi e chi sciopera per migliori trattamenti offende chi è senza lavoro, no?

Ok. Sono un catastrofista.

Ma non ditemi che non tiri una brutta arietta.



http://crisis.blogosfere.it/2009/02/la-crisi-della-democrazia.html


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