01/02/09

Primo diario delle vicende di Mr. Madoff

Primo diario delle vicende di Mr. Madoff

3 gennaio 2009: il ruolo della sec
Tra i nuovi aspetti che stanno venendo a galla negli ultmi giorni quelli più rilevanti sembrano due; il primo va in direzione dei cosiddetti istituti feeder, cioè delle organizzazioni finanziarie che incanalavano il denaro verso l'organizzazione di Madoff, il secondo - forse più interessante - analizza il ruolo come al solito passivo, se non complice, degli organismi di controllo, ed in particolare quello della SEC. Per quanto riguarda il primo tema, la notizia più drammatica riguarda il suicidio di un aristocratico francese che, alla testa dell'hedge fund Access International aveva collocato 1,5 miliardi di dollari della sua clientela presso l'organizzazione di Madoff. Più in generale, si è scoperto che molte banche e molte finanziarie di vario tipo indirizzavano il denaro dei loro clienti verso il truffatore di New York anche perché attratte da rilevanti provvigioni di intermediazione. E' da sottolineare che le grandi firme di Wall Street non hanno mai partecipato a questo mercato; alcuni media sospettano a questo proposito che esse avessero capito che il gioco era sporco – si suggerisce che esse avessero anche spinto alcuni loro clienti a non investire nello schema - ma avevano anche evitato di parlarne in pubblico per non spaventare il mercato e comunque non ne avevano fatto questione con la Sec.

Quest'ultimo ente è ora nella bufera, come lo era stato a suo tempo all'epoca dello scandalo Enron-Worldcom e come lo è oggi, in generale, in relazione a tutta la questione della crisi finanziaria. Sembra ormai assodato che fossero pervenute all'ente diverse segnalazioni sul conto del finanziere ora incriminato. In particolare, un operatore del settore, H. Markopulos, ha cercato per nove anni, sin dal 1999, di spiegare alla SEC che lo schema Madoff non potevaessere che una truffa, mostrando come la sua strategia di investimento non fosse soltanto poco credibile, ma anche matematicamente impossibile. In particolare, nel 2005 Markopulos aveva inviato un rapporto di 19 pagine, molto circostanziato, all'ente, intitolato "Il più grande hedge fund del mondo è una frode"; il rapporto citava 29 questioni controverse. Ne era seguita certo un'inchiesta, che aveva però concluso i suoi lavori liberando Madoff da ogni ipotesi di scorrettezza. Tanto come nelle altre otto occasioni in cui - nel giro di sedici anni - l'organizzazione era stata investigata dalla SEC e da altre organizzazioni di controllo statunitensi ed ogni volta ne era uscita pienamente pulita. Va tra l'altro sottolineato, come sostiene ad esempio maliziosamente il conservatore Wall Street Journal (Scannell, 2009), che tra gli investigatori coinvolti professionalmente nel caso si è trovata più volte anche Mary Shapiro, ora nominata da Obama come il prossimo capo della stessa SEC.

Più in generale, diverse delle nomine della nuova presidenza degli Stati Uniti sul fronte economico non sembrano convincenti. Come afferma un articolo del New York Times (Lewis, Einhorn, 2008), la stessa organizzazione, creata per proteggere gli investitori dai predoni del settore finanziario, ha finito invece per proteggere gli stessi predoni, in particolare quelli che possiedono connessioni politiche, dagli investitori. Uno dei problemi fondamentali dell'ente riguarda la carriera dei suoi funzionari: se essi mantengono delle buone relazioni con Wall Street, possono sempre sperare di essere un giorno o l'altro impiegati presso una delle grandi organizzazioni finanziarie con stipendi molto rilevanti. L'ultimo direttore per l'applicazione delle norme della SEC - ad esempio - è ora consigliere generale della JPMorgan Chase; quello che reggeva l'ufficio prima di lui è consigliere generale della Deutsche bank… e così via. Ogni azione che viene intrapresa dall'organismo di vigilanza della borsa e che porta ad una riduzione del valore dei titoli di qualche importante impresa quotata o, peggio, a difficoltà più generali per il mercato finanziario, viene evitata d'istinto dalla SEC, perché essa potrebbe portare a complicazioni anche importanti sul fronte politico. Speriamo che venga adottata in breve qualche riforma seria del sistema, anche se ci permettiamo di non speraci molto.

19 gennaio 2009: un caso indiano ed altri casi negli Stati Uniti
Come scrive J. Surowiecky gli imbrogli e le frodi sono più frequentemente il frutto dei periodi di boom dell'economia, perché è durante le bolle che la credulità degli investitori è al massimo e la loro guardia è rallentata di più. In tali periodi, l'offerta di corruzione cresce come aumenta anche l'offerta di credito e i due fenomeni appaiono spinti dalle stesse forze (la parola credito viene dal latino credere) e le stesse logiche che portano quelli che prestano del denaro a sottostimare il rischio degli investimenti che essi finanziano, li portano a sottostimare la probabilità delle frodi. La credulità non dura però all'infinito e quando arriva il crollo dell'economia e la gente diventa più cauta e se vogliamo anche più cinica, le frodi e gli imbrogli vengono allo scoperto. Così, in queste ultime settimane, con l'approfondirsi della crisi, le truffe si stanno manifestando una dopo l'altra e probabilmente nei prossimi mesi assisteremo ad altre e importanti notitiae criminorum. Con lo scoppio del caso Madoff abbiamo paradossalmente registrato il fatto che nei giorni seguenti alla rivelazione dello scandalo la borsa statunitense è salita invece di scendere. La questione è che, rispetto alle perdite registrate sino a quel momento, una frode di 50 miliardi di dollari non fa molta differenza, mentre la fiducia degli investitori era già andata via da parecchio tempo e non solo quella in Madoff, ma anche quella nei fondi pensione, negli hedge fund, nelle banche, nelle agenzie di rating, nelle società di revisione, nei controllori di Wall Street, ecc., tutti enti accumunati, nella considerazione del pubblico, nello stesso disprezzo e sfiducia ormai endemici.

Dopo lo scandalo Madoff - e cambiando continente - abbiamo assistito con la stessa incredulità al manifestarsi del caso della grande società indiana di outsourcing, la Satyam Computer Service, il cui fondatore e principale azionista B. Ramalinga Raju, ha ammesso di aver compiuto negli scorsi anni una truffa gigantesca, truccando i dati di bilancio della società, imbrogliando i revisori (che si caratterizzano sempre più spesso come irrimediabili creduloni… a che servono dunque?) e gli investitori. L'imprenditore avrebbe gonfiato enormemente i profitti della società e le sue liquidità; invece di 1 miliardo di dollari in cassa, essa si ritrova così ad avere disponibili soltanto 50 milioni. Altri sostengono che i profitti siano stati effettivamente conseguiti, ma che l'imprenditori se li sia nascosti. La società occupa ben 53.000 mila persone, di cui circa 16.000 all'estero. Durante l'ultimo periodo, essa aveva cominciato ad acquistare altre imprese nei paesi occidentali, dagli Stati Uniti al Belgio, ad un ritmo frenetico. Tra i suoi clienti si annoverano molte grandi imprese occidentali e persino la Banca Mondiale, che potrebbero trovarsi in enormi difficoltà operative se la società fallisse.

Il caso tocca evidentemente la credibilità dell'intero settore di outsourcing indiano, che rappresenta il punto centrale e la vetrina più importante del miracoloso sviluppo economico del paese degli ultimi venti anni. Le conseguenze potrebbero essere molto negative.

Tornando agli Stati Uniti, un paio di settimane dopo il caso indiano appare la notizia che A. G. Nadel, che gestiva un hedge fund in Florida ed era stimato sia per l'elevata redditività che sembrava ottenere per i suoi clienti, sia per le sue importanti opere filantropiche, è scomparso all'improvviso insieme ai soldi dei suoi clienti, circa 350 milioni di dollari. Il manager ha lasciato una lettera alla sua famiglia nella quale si dice molto dispiaciuto. Un altro fatto di cronaca recente, che però rappresenta solo l'ultimo capitolo di una storia che si trascina da tempo, fa riferimento alla notizia che la banca svizzera UBS - che non cessa peraltro da più di un anno a questa parte di fornire notizie di perdite e di scandali - è stata costretta dalle autorità federali degli Stati Uniti a chiudere i conti segreti offshore di circa 19.000 clienti statunitensi che la banca aveva aiutato in passato a frodare le regole fiscali Usa. L'operazione comporterà il fatto che i segreti di tutte queste persone verranno allo scoperto –sembra che in ogni caso per loro non ci sia modo di restare nascosti ed anzi, se tentassero di uscirne per vie traverse, la loro situazione sul fronte civile e penale si potrebbe aggravare anche di molto-, con le conseguenze che è facile immaginare.

Ricordiamo infine brevemente il caso che riguarda forse marginalmente il governatore del New Mexico Bill Richardson, che avrebbe dovuto essere nominato segretario al commercio degli Stati Uniti con il nuovo governo Obama. Alcune agenzie federali statunitensi e un certo numero di procuratori generali di diversi stati della federazione hanno raccolto prove di una grande collusione portata avanti da un rilevante numero di banche ed altri organismi. Esse hanno aiutato alcuni stati e governi locali del paese a raccogliere denaro sul mercato attraverso l'emissione di obbligazioni pubbliche per circa 400 miliardi di dollari all'anno. Sembra però che tali istituzioni finanziarie non si siano confrontate sul mercato in concorrenza tra di loro per ottenere delle fette di tale mercato - decisamente redditizio - ma che segretamente se lo siano spartito tranquillamente, imponendo costi esorbitanti ai governi locali, violando inoltre delle leggi fiscali a livello federale, effettuando pagamenti dubbi e fornendo contributi per le loro campagne elettorali a vari funzionari locali che potevano fornire loro dei contratti. Forse l'intero mercato delle obbligazioni pubbliche locali, come sospettano gli investigatori, ha operato a lungo con queste regole poco ortodosse.

Anche in questa vicenda stanno facendo capolino i prodotti derivati, usati ampiamente in molti dei casi incriminati. Molte autorità pubbliche locali ora stanno citando in giudizio gli enti finanziari e le altre organizzazioni coinvolti nella vicenda.

28 gennaio 2009: il ruolo del Banco Santander
La banca spagnola Santander negli ultimi anni è tra quelle al mondo che è cresciuta di più e con una strategia che è in genere valutata molto positivamente negli ambienti finanziari. Essa è sino ad adesso uscita sostanzialmente indenne dalla crisi e, anche per questo fatto, godeva di una reputazione elevata, che ora però rischia di perdere: la banca è incappata nel caso Madoff. L'istituto vi aveva collocato una rilevante fetta dei soldi dei risparmiatori e il danno potrebbe arrivare per loro sino a 2,3 miliardi di dollari. Sembra che, ancora poche settimane prima dello scoppio dello scandalo, l'istituto si felicitasse con il banchiere newyorchese per i suoi risultati (!!!). Così è stata avviata una denuncia collettiva da parte dei suoi clienti davanti alla giustizia americana; un'altra dovrebbe partire in Spagna. Ma la banca non ha interesse a farsi coinvolgere in una lunga battaglia giuridica pubblica, che danneggerebbe ulteriormente i suoi affari e indispettirebbe molti risparmiatori. Così essa ha proposto di indennizzare i clienti danneggiati consegnando loro delle azioni privilegiate della stessa banca.

30 gennaio 2009: tanti piccoli Madoff
L'esempio del cosiddetto "schema Ponzi" sembra stia diventando molto contagioso. L'International Herald Tribune presenta un elenco parziale di una serie di mini casi Madoff che sono usciti fuori negli ultimi giorni, complice la crisi. In effetti, in tale periodo, da una parte le persone tendono a diventare più diffidenti e più attente nell'impiego del loro denaro, dall'altra esse, andando a chiedere i soldi indietro per necessità, si accorgono che in molti casi i loro interlocutori sono scomparsi dalla circolazione o non sono comunque in grado di restituire i loro risparmi, neanche in parte. Così lunedì scorso N. Cosmo si è arreso alle autorità dell'area di New York che stanno indagando su di una truffa da 380 milioni di dollari in cui sono stati coinvolti migliaia di investitori locali , che avevano versato un minimo di 20.000 dollari a testa. In Florida, una persona di origine tahitiana e che si proclamava come "l'uomo di Dio", aveva promesso ai parrocchiani di una comunità americo-haitiana che avrebbe raddoppiato i loro soldi entro novanta giorni. Il "reverendo" aveva così raccolto 23 milioni di dollari in poco tempo ed era scappato con quattro milioni; al momento non sappiamo cosa sia successo agli altri 19 milioni. Degli investitori nell'Idaho hanno perso 100 milioni di dollari che avevano investito in uno schema che prometteva loro una redditività su base annua tra il 25 e il 40%. Uno schema Ponzi ad Atlanta che assicurava un guadagno del 20% al mese attraverso un meccanismo chiamato "contratti mensili di compravendita di valuta" è stato chiuso nel gennaio di quest'anno dopo aver registrato una perdita di 25 milioni di dollari. E si potrebbe continuare ancora. Così i controllori pubblici hanno cominciato ad organizzarsi sulla questione con delle task forces. Alcuni senatori, nei giorni scorsi, hanno presentato una proposta di legge che prevede l'assunzione di 1100 persone, tra agenti dell'FBI, magistrati e funzionari della Sec, per combattere tali crimini, mentre le pratiche relative allo stesso tipo di imbrogli cominciano ad accumularsi negli archivi dei tribunali di diversi stati. Lo stesso International Herald Tribune, ma del giorno 29 sempre di gennaio, riferisce di un caso che interessa le autorità spagnole e britanniche. La polizia del primo paese, su richiesta di quella britannica, ha arrestato nei giorni scorsi sei persone collegate ad una frode da 600 milioni di dollari commessa da una finanziaria con sede alle Bermude. Il caso, nella sua prima origine, risale al 2003, quando i sei sospetti hanno attratto molti investitori attraverso delle false rappresentazioni sulla situazione reale della società e si è sviluppato, attraverso varie vicende, sino ai giorni nostri.

Va comunque ricordato che da noi questi episodi non suscitano né soverchie emozioni, né grande meraviglia. Il fatto è che il nostro paese è, per alcuni aspetti, un gigantesco schema Ponzi totale –non a caso l'inventore di quel tipo di truffa ha un nome italiano- ed anzi lo stesso signore da noi avrebbe preso il potere.

-Lewis M., Einhorn D., The end of the financial world as we know it, The New York Times, 4 gennaio 2009
-Scannell K., Madoff chasers dug for years, to no avail, The Wall Street Journal, 5 gennaio 2009
-Surowiecky J., Cheat, pray, love, The New Yorker, 12 gennaio 2009 .
-Comment Santander s'emploie à se sortir du guepier Madoff, Le Monde, 19 gennaio 2009



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