Primo diario delle vicende di Mr. Madoff3 gennaio 2009: il ruolo della sec Quest'ultimo ente è ora nella bufera, come lo era stato a suo tempo all'epoca dello scandalo Enron-Worldcom e come lo è oggi, in generale, in relazione a tutta la questione della crisi finanziaria. Sembra ormai assodato che fossero pervenute all'ente diverse segnalazioni sul conto del finanziere ora incriminato. In particolare, un operatore del settore, H. Markopulos, ha cercato per nove anni, sin dal 1999, di spiegare alla SEC che lo schema Madoff non potevaessere che una truffa, mostrando come la sua strategia di investimento non fosse soltanto poco credibile, ma anche matematicamente impossibile. In particolare, nel 2005 Markopulos aveva inviato un rapporto di 19 pagine, molto circostanziato, all'ente, intitolato "Il più grande hedge fund del mondo è una frode"; il rapporto citava 29 questioni controverse. Ne era seguita certo un'inchiesta, che aveva però concluso i suoi lavori liberando Madoff da ogni ipotesi di scorrettezza. Tanto come nelle altre otto occasioni in cui - nel giro di sedici anni - l'organizzazione era stata investigata dalla SEC e da altre organizzazioni di controllo statunitensi ed ogni volta ne era uscita pienamente pulita. Va tra l'altro sottolineato, come sostiene ad esempio maliziosamente il conservatore Wall Street Journal (Scannell, 2009), che tra gli investigatori coinvolti professionalmente nel caso si è trovata più volte anche Mary Shapiro, ora nominata da Obama come il prossimo capo della stessa SEC. Più in generale, diverse delle nomine della nuova presidenza degli Stati Uniti sul fronte economico non sembrano convincenti. Come afferma un articolo del New York Times (Lewis, Einhorn, 2008), la stessa organizzazione, creata per proteggere gli investitori dai predoni del settore finanziario, ha finito invece per proteggere gli stessi predoni, in particolare quelli che possiedono connessioni politiche, dagli investitori. Uno dei problemi fondamentali dell'ente riguarda la carriera dei suoi funzionari: se essi mantengono delle buone relazioni con Wall Street, possono sempre sperare di essere un giorno o l'altro impiegati presso una delle grandi organizzazioni finanziarie con stipendi molto rilevanti. L'ultimo direttore per l'applicazione delle norme della SEC - ad esempio - è ora consigliere generale della JPMorgan Chase; quello che reggeva l'ufficio prima di lui è consigliere generale della Deutsche bank… e così via. Ogni azione che viene intrapresa dall'organismo di vigilanza della borsa e che porta ad una riduzione del valore dei titoli di qualche importante impresa quotata o, peggio, a difficoltà più generali per il mercato finanziario, viene evitata d'istinto dalla SEC, perché essa potrebbe portare a complicazioni anche importanti sul fronte politico. Speriamo che venga adottata in breve qualche riforma seria del sistema, anche se ci permettiamo di non speraci molto. 19 gennaio 2009: un caso indiano ed altri casi negli Stati Uniti Dopo lo scandalo Madoff - e cambiando continente - abbiamo assistito con la stessa incredulità al manifestarsi del caso della grande società indiana di outsourcing, la Satyam Computer Service, il cui fondatore e principale azionista B. Ramalinga Raju, ha ammesso di aver compiuto negli scorsi anni una truffa gigantesca, truccando i dati di bilancio della società, imbrogliando i revisori (che si caratterizzano sempre più spesso come irrimediabili creduloni… a che servono dunque?) e gli investitori. L'imprenditore avrebbe gonfiato enormemente i profitti della società e le sue liquidità; invece di 1 miliardo di dollari in cassa, essa si ritrova così ad avere disponibili soltanto 50 milioni. Altri sostengono che i profitti siano stati effettivamente conseguiti, ma che l'imprenditori se li sia nascosti. La società occupa ben 53.000 mila persone, di cui circa 16.000 all'estero. Durante l'ultimo periodo, essa aveva cominciato ad acquistare altre imprese nei paesi occidentali, dagli Stati Uniti al Belgio, ad un ritmo frenetico. Tra i suoi clienti si annoverano molte grandi imprese occidentali e persino la Banca Mondiale, che potrebbero trovarsi in enormi difficoltà operative se la società fallisse. Il caso tocca evidentemente la credibilità dell'intero settore di outsourcing indiano, che rappresenta il punto centrale e la vetrina più importante del miracoloso sviluppo economico del paese degli ultimi venti anni. Le conseguenze potrebbero essere molto negative. Tornando agli Stati Uniti, un paio di settimane dopo il caso indiano appare la notizia che A. G. Nadel, che gestiva un hedge fund in Florida ed era stimato sia per l'elevata redditività che sembrava ottenere per i suoi clienti, sia per le sue importanti opere filantropiche, è scomparso all'improvviso insieme ai soldi dei suoi clienti, circa 350 milioni di dollari. Il manager ha lasciato una lettera alla sua famiglia nella quale si dice molto dispiaciuto. Un altro fatto di cronaca recente, che però rappresenta solo l'ultimo capitolo di una storia che si trascina da tempo, fa riferimento alla notizia che la banca svizzera UBS - che non cessa peraltro da più di un anno a questa parte di fornire notizie di perdite e di scandali - è stata costretta dalle autorità federali degli Stati Uniti a chiudere i conti segreti offshore di circa 19.000 clienti statunitensi che la banca aveva aiutato in passato a frodare le regole fiscali Usa. L'operazione comporterà il fatto che i segreti di tutte queste persone verranno allo scoperto –sembra che in ogni caso per loro non ci sia modo di restare nascosti ed anzi, se tentassero di uscirne per vie traverse, la loro situazione sul fronte civile e penale si potrebbe aggravare anche di molto-, con le conseguenze che è facile immaginare. Ricordiamo infine brevemente il caso che riguarda forse marginalmente il governatore del New Mexico Bill Richardson, che avrebbe dovuto essere nominato segretario al commercio degli Stati Uniti con il nuovo governo Obama. Alcune agenzie federali statunitensi e un certo numero di procuratori generali di diversi stati della federazione hanno raccolto prove di una grande collusione portata avanti da un rilevante numero di banche ed altri organismi. Esse hanno aiutato alcuni stati e governi locali del paese a raccogliere denaro sul mercato attraverso l'emissione di obbligazioni pubbliche per circa 400 miliardi di dollari all'anno. Sembra però che tali istituzioni finanziarie non si siano confrontate sul mercato in concorrenza tra di loro per ottenere delle fette di tale mercato - decisamente redditizio - ma che segretamente se lo siano spartito tranquillamente, imponendo costi esorbitanti ai governi locali, violando inoltre delle leggi fiscali a livello federale, effettuando pagamenti dubbi e fornendo contributi per le loro campagne elettorali a vari funzionari locali che potevano fornire loro dei contratti. Forse l'intero mercato delle obbligazioni pubbliche locali, come sospettano gli investigatori, ha operato a lungo con queste regole poco ortodosse. Anche in questa vicenda stanno facendo capolino i prodotti derivati, usati ampiamente in molti dei casi incriminati. Molte autorità pubbliche locali ora stanno citando in giudizio gli enti finanziari e le altre organizzazioni coinvolti nella vicenda. 28 gennaio 2009: il ruolo del Banco Santander 30 gennaio 2009: tanti piccoli Madoff Va comunque ricordato che da noi questi episodi non suscitano né soverchie emozioni, né grande meraviglia. Il fatto è che il nostro paese è, per alcuni aspetti, un gigantesco schema Ponzi totale –non a caso l'inventore di quel tipo di truffa ha un nome italiano- ed anzi lo stesso signore da noi avrebbe preso il potere. -Lewis M., Einhorn D., The end of the financial world as we know it, The New York Times, 4 gennaio 2009 |
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