lunedì 2 febbraio 2009Tra le nevi di Davos, è morta assiderata la globalizzazione!Sta suscitando molto scalpore in Italia la rivolta dei lavoratori britannici contro le maestranze italiane impegnate da una ditta che ha vinto un appalto per la realizzazione di una raffineria nel regno Unito, una situazione alquanto incresciosa che vede un centinaio di italiani bloccati sotto la protezione di un vasto schieramento delle forze dell'ordine inglesi nella nave-alloggio nella quale sono ospitati, una protesta che lo stesso premier Gordon Brown ha giudicato intollerabile e inqualificabile, il che, tuttavia, non ha impedito al governo di Sua Maestà britannica di dare prontamente il via a una commissione di inchiesta sugli appalti ottenuti da ditte straniere, in particolare se con operai al seguito, in Gran Bretagna. Purtroppo, la reazione degli inferociti disoccupati britannici non rappresenta un episodio isolato, in quanto nel corso del weekend è apparso in rete un lungo articolo dell'Associated Press che denuncia il fatto che negli ultimi sei anni le dodici banche a stelle e strisce destinatarie di 150 miliardi di fondi pubblici hanno richiesto alle autorità competenti l'autorizzazione ad assumere 21.800 lavoratori stranieri, spesso destinati a ricoprire ruoli di rilievo, una situazione che è andata in totale controtendenza con l'ondata di licenziamenti avvenuti nel settore negli ultimi due anni e che ha portato a un incremento di poco meno del 30 per cento di questa particolare forma di immigrazione di vice presidenti, analisti, legali specializzati in questioni legate alla finanza, gestori di human resources e via discorrendo, caratterizzati da una retribuzione media di 90.721 dollari, al netto ovviamente dei famosi bonus che stanno facendo infuriare Obama e i suoi più stretti collaboratori. Ben due eletti dal popolo degli Stati Uniti d'America nel corso dell'Election Day svoltosi nei primi giorni di novembre 2008, hanno deciso di dedicare il loro preziosissimo tempo per redigere una proposta di legge che ha come principale obiettivo quello di dare le occasioni di lavoro ai soli cittadini americani, una pensata che sostituisce l'America First con Americans First e che è molto in linea con quelle alquanto balzane idee che le fervide menti partorite dalla Padania sono solite sfornare un giorno sì e l'altro pure e che puzzano di xenofobia lontano un miglio! Non è peraltro un caso se gli sforzi del ministro svizzero incaricato di coordinare i lavori di un nutrito numero di suoi colleghi stranieri presenti a Davos sulla globalizzazione e sullo sblocco delle difficoltà che rendono impossibile il raggiungimento di un'intesa sugli appositi negoziati bloccati oramai da anni siano stati del tutto vani, con buona pace della infervorata allocuzione di Frau Merkel, la cancelliera tedesca che è ecologista finché non si toccano gli interessi delle aziende manifatturiere tedesche ed è una fervente paladina della globalizzazione per il semplice motivo che ha una fifa blu che un'eventuale ondata protezionistica finisca per ledere il surplus tedesco nella bilancia commerciale, ma che ha in odio la tendenza dei suoi concittadini ad approfittare dei paradisi fiscali più o meno sulla lista nera dell'agenzia mondiale che si occupa di contrastare il riciclaggio di capitali legato alla delinquenza economica, inclusa quella dei colletti bianchi, al narcotraffico e al terrorismo jadista e non. Chiunque abbia anche solo una vaga nozione della storia economica e, più in particolare, dei tristi capitoli legati alle ricorrenti crisi economiche e/o finanziarie, sa benissimo che una delle vittime predestinate della tempesta perfetta in corso ininterrottamente da poco meno di diciannove mesi è proprio quel fenomeno noto come globalizzazione, così come accadde con la crisi del 1929 e la successiva Grande Depressione che mandarono letteralmente in soffitta la globalizzazione sviluppatasi a cavallo del 1900 e che, prima del grande crollo del 1929, aveva in larga misura provocato la prima tempesta perfetta, quella del 1907 che a paragone di quella in corso era poco più che un ondeggiamento in un bicchiere d'acqua! Se qualcuno si fosse preso la briga di ascoltare i discorsi di Vladimir Putin e di Wen Jiabao in apertura dei lavori di Davos, avrebbe facilmente compreso come quello della possibile inversione di marcia sul cammino della piena libertà di movimento delle persone, dei capitali e delle merci sia stato il vero tema dominante, forse ancor più delle tristi conseguenze della crisi finanziaria e dei travagli dell'economia cosiddetta reale, una preoccupazione particolarmente sentita dai leaders della Russia e della Repubblica Popolare Cinese che, a torto o a ragione, si sentono le principali vittime di quanto è accaduto negli ultimi anni a Wall Street e dintorni e che vedono drammaticamente sfumare i loro sogni di egemonia nel terzo millennio. Tralascio le ambasce di quella cricca di ex appartenenti al PCUS e al KGB che hanno visto polverizzarsi i loro gruzzoli miliardari in dollari e in euro, così come i crucci del loro capo indiscusso al di là della carica che volta per volta assume, ma credo proprio che l'Occidente dovrebbe preoccuparsi, e anche molto, delle conseguenze della brusca frenata dell'economia cinese, uno stop che viene solo parzialmente espresso dalle cifre ufficiali e che sta inducendo ad un fenomeno di ritorno nelle campagne di decine di milioni di donne e di uomini che avevano contribuito, spesso in condizioni veramente disumane, al balzo in avanti di un paese dalle dimensioni continentali e che ospita un quarto degli abitanti del pianeta. La stima della nuova falcidia di buste paga statunitensi in gennaio e il previsto concomitante raggiungimento della soglia psicologica del 7,5 per cento di disoccupati non aiuterà certo a mitigare quel vento protezionistico che sta agitando, dalla costa atlantica a quella pacifica, gli Stati Uniti d'America e la stessa prevista nomina di un senatore repubblicano alla poltrona di ministro del Commercio, così come la decisione di mantenere Robert Gates alla Difesa, non promettono davvero nulla di buono! Ricordo che il video del mio intervento al convegno della UIL sulla crisi finanziaria è presente nella sezione video del sito dell'associazione Free Lance International Press all'indirizzo http://www.flipnews.org/ . domenica 1 febbraio 2009Forse i banchieri a stelle e strisce e quelli europei farebbero bene a seguire l'esempio dei loro colleghi di UBS!Non so se avranno la meglio le fidanzate e le mogli dei top manager delle banche e delle compagnie di assicurazioni a stelle e strisce o la strana coppia formata dal nuovo presidente degli Stati Uniti d'America e da Benedetto XVI che hanno avviato in perfetta sintonia di tempi e di toni una santa crociata contro la strana abitudine delle maggiori entità del mercato finanziario di considerare pressoché intangibili i bonus milionari, a prescindere se quella appena conclusa sia una buona annata o, come è stato nell'orribile 2008 anno bisesto e molto funesto, il peggior esercizio mai visto dalla fine della seconda guerra mondiale. Non c'è bisogno di essere dei leader politici un po' meno distratti degli appartenti al Great Old Party o dei predicatori religiosi assurti o meno al soglio pontificio per affermare senza timore di smentita che quello messo in mostra sia dalle banche a stento sopravvissute alla tempesta perfetta che da quelle che, al fine di evitare il fallimento, sono state aggregate da banche di maggiore dimensione/solidità o nazionalizzate a passo di carica è davvero uno spettacolo indecoroso, un comportamento che dimostra una grande insensibilità e che fa il paio con la non felice circostanza che vede le banche statunitensi destinatarie di aiuti sotto varia forma per migliaia di miliardi di dollari e l'offerta di credito all'economia ridursi di poco meno di cinquanta miliardi, sempre di dollari ovviamente. Come ho scritto nelle ultime puntate del Diario della crisi finanziaria, consiglio ai beneficiari dei bonus distribuiti per poco meno di 20 miliardi di dollari di seguire l'esempio dei vertici della extracomunitaria UBS che si sono precipitati, seppure un po' a malincuore, a restituire il malloppo, un bel gesto che ha riguardato i vertici succedutisi negli ultimi due anni e non so quanto seguito da quanto sino alle loro più o meno dirette dipendenze, o meglio da quanti sono sopravvissuti alle decimazioni avvenuti nelle principali sedi della un tempo gigantesca divisione di Corporate & Investment Banking di UBS, You & Us, un esempio che potrebbe essere seguito in Citigroup, Bank of America, J.P. Morgan-Chase, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Wells Fargo, così come nella ristretta pattuglia di banche britanniche, francesi, tedesche e italiane a carattere più o meno globale! Nel suo messaggio radiofonico del sabato, Obama ha informato gli aventi causa di aver dato mandato al suo coetaneo e nuovo ministro del Tesoro, Timothy Geithner, di afforntare con la dovuta sollecitudine la delicata questione, il che ha fatto correre qualche brivido tra i vertici delle principali banche statunitensi che ben sanno che la seconda metà dei 700 miliardi previsti dal TARP potrebbero prendere strade molto diverse da quella dei loro capaci ma alquanto vuoti caveau, finendo, ad esempio, ad alimentare il fondo destinato a facilitare la rinegoziazione dei mutui trappola del tipo subprime o le diverse ma spesso tutte alquanto micidiali varianti dei cosiddetti mutui ARM. So bene che i bonus di quest'anno sono stati largamente inferiori a quelli dell'anno precedente, causa, insieme allo stress legato al lavoro pressoché ininterrotto dei manager bancari e assicurativi dal 9 agosto del 2007 in poi, di quella vera e propria alluvione di separazioni e divorzi made in Wall Street, ma credo proprio che un po' di buon gusto non guasterebbe quando milioni di americano hanno perso la casa, il lavoro, mentre una parte rilevante di loro ha avuto la sfortuna di perderli entrambi, uno scenario nel quale le donne che, a vario titolo, occupano manu militari il cuore dei loro stressati compagni potrebbero anche rinunciare almeno a una parte del loro tenore di vita da milioni di dollari, qualche rinuncia del tipo una visita in meno dal chirurgo estetico, una sola pelliccia di qualche povero animale che ha il torto di possedere una pelle pregiata in luogo delle solite due o tre, la rinuncia ad una visita alla settimana da Sacks o Bloomingdale, insomma, qualche piccola rinuncia sull'altare patriottico del neopauperismo. Fossi nei vertici delle sopramenzionate banche, ma non trascurerei anche quelli delle compagnie di assicurazione, dei fondi pensione, dei fondi di investimento, degli hedge funds, mediterei molto sul da farsi, anche perché, nello stesso discorso citato di sopra, il giovane inquilino della Casa Bianca ha menzionato anche la costituenda bad bank, in relazione alla quale Geithner, sempre lui, dovrà pur decidersi a stabilire il non proprio trascurabile dettaglio del prezzo al quale verranno acquistati i titoli più o meno tossici della finanza strutturata che ancora affogano i bilanci delle diverse entità protagoniste del mercato finanziario statunitense, ma che, oltre a questo, dovrà anche stabilire quali titoli acquistare e quali mettere il veto, cosa pressoché certa per le più sofisticate invenzioni degli apprendisti stregoni impiegati nelle fabbriche prodotto delle ex Investment Banks e delle omologhe divisioni attualmente in disgrazia presso le banche più o meno globali. Mi permetto anche di fare notare il perdurante silenzio su tali questioni da parte del per la terza volta ministro italiano dell'Economia, Giulio Tremonti, forse pago di avere detto per tempo che l'unica soluzione possibile sarebbe stata quella poi fatta propria da Obama e dai suoi più stretti collaboratori, mentre noto con piacere che ha ritrovato l'uso della favella il Governatore della Banca d'Italia e presidente pro tempore del Financial Stability Forum, che, da Davos, ci informa del fatto che non tutti i titoli della finanza strutturata sono cattivi, ma che ne esistono anche di semplici e sicuri, una dichiarazione almeno incauta, perché fa venire immediatamente nelle testoline dei risparmiatori/investitori la semplice domanda sui motivi per i quali il professor Draghi e i suoi esimi colleghi non hanno fatto questa scoperta, possibilmente dettagliando sia i titoli buoni che quelli cattivi, un pochino più per tempo, ad esempio qualche anno o almeno qualche mese prima che scoppiasse quella tempesta perfetta che dura oramai ininterrottamente da più di diciotto mesi! Ricordo che il video del mio intervento al convegno della UIL sulla crisi finanziaria è presente nella sezione video del sito dell'associazione Free Lance International Press all'indirizzo http://www.flipnews.org/ . |
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