| L' ampliamento del piano Talf non è un regalo ai grandi banchieri affamatori del popolo americano, ma è una risposta politica ad un problema economico. (Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore)Difendo Tim Geithner. Ho letto il fuoco di fila delle critiche, da quelle di Giornalettismo fino al premio nobel Paul Krugman (in ordine d'importanza :)), - SALVARE LE BANCHE NON I BANCHIERI - La stessa argomentazione è declinata anche sottolineando che il piano Geithner è troppo simile alle soluzioni del suo predecessore Henry Paulson. Di qui l'equazione: Paulson, repubblicano ed ex banchiere d'affari, voleva salvare i suoi amici con i soldi pubblici; i democratici fanno lo stesso. In realtà, lasciando le motivazioni di Paulson a storici e psicologi, è chiara quale sia la convinzione emersa tra i consiglieri economici dell'attuale presidente: non c'è un'alternativa all'attuale sistema bancario, si possono imporre nuove regole sui prestiti, sulle retribuzioni dei vertici, si possono cambiare tutti gli amministratori delegati, ma non si possono ricostruire le strutture del credito da zero. Quindi la priorità è salvare le banche come istituzioni e nel frattempo avviare un cambio generazionale e di filosofia di gestione. Il meccanismo trovato è una ricapitalizzazione strisciante delle banche attraverso il riciclaggio degli asset tossici. Krugman sottolinea come i capitali dei contribuenti sono l'unica cosa che riporta a livelli giusti i prezzi degli asset negativi. Il piano ha dunque un intento di politica economica: usa risorse pubbliche per raggiungere un fine d'interesse generale (la stabilità del credito) di cui però non tutti i contribuenti godranno alla stessa maniera. L'esatto contrario del principio tutto finanziario secondo cui chi investe guadagna o perde secondo l'entità del proprio investimento e la bontà delle proprie scelte. - CUI PRODEST ? - Torno a citare il premio Nobel 2008 dell'economia: "Il fatto è che i dirigenti del mondo finanziario si sono letteralmente giocati le loro - TROPPI COLPEVOLI - L'enorme esborso pubblico ha una giustificazione anche più profonda: oltre vent'anni di deregulation finanziaria non sono frutto della congiura di pochi avidi "gnomi" come una certa propaganda obamiana della prima ora tenta di mostrare, ma un preciso modello di sviluppo accettato e più volte ribadito. Lo stessa demagogia sui megabonus ai manager non ricorda mai che i meccanismi del premio alla performance, delle stock option hanno beneficiato migliaia di persone nel settore finanziario e non poche decine. Inoltre ha finanziato a costo zero l'intera forza lavoro nell'hi tech. Tutto svoltosi secondo le regole e nel rispetto delle leggi. A ben vedere la platea dei colpevoli di fatto coincide con quella dei poveri contribuenti costretti a pagare. Il credito al consumo come parte rilevante della crescita annua, il denaro a tassi storicamente bassissimi è stato il volano dello sviluppo degli Stati Uniti, una fonte inesauribile per alimentare investimenti rischiosissimi. La sofisticazione finanziaria permetteva di frantumare e spalmare nel tempo i rischi, la concorrenza e l'innovazione tecnologica hanno limitato le conseguenze negative tipiche di questo modello come l'inflazione e la riduzione della produttività. Mentre le altre controindicazioni sono state scientemente accettate o rimosse dal dibattito pubblico: come il fatto che quel tipo di crescita aumenta le disuguaglianze tra classi sociali, "anticipa" il godimento di redditi futuri nel presente minandone la stabilità, trasforma l'America in debitore del resto del mondo e costruisce un'economia industrialmente sbilanciata. Nulla di tutto questo è stato contestato né dall'establishment, né dalla popolazione.
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01/04/09
In difesa di Geithner
Pubblicato da
ZioBarbero
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1 commenti:
O povero Luca Conforti. Se anche uno che non capisce nulla di finanza come me capisce che stai dicendo un sacco di stupidaggini. Paul Krugman non dice che il sistema bancario va cambiato (a parte che tutti credo siamo convinti che alcune regole vadano riviste), semplicemente dice che alcune Banche vanno lasciate fallire, che gli azionisti cosi' come pure i detentori di obbligazioni paghino per gli errori commessi. Mi piacerebbe sapere come e' l'azionariato del giornale dove scrive Confalonieri. Forse zio Barbero mi puo' aiutare
Giovanni Foglio
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