17/07/09

DEFLAZIONE e DEBT DEFLATION: RITORNO AL FUTURO!

 

 

Sebbene una rondine non faccia primavera, ai cultori dell'arte inflativa, basta mezza rondine per far primavera, una mezza rondine le cui ali sono inzuppate di petrolio.

Ha dimenticavo, prendetevi mezza giornata di ferie, probabilmente non vi basterà per poter leggere tutto questo post......

L'aumento generalizzato delle materie prime frutto della diversificazione e dell'accumulo di riserve made in China e dei giochi "proibiti" messi in atto dai principali attori speculatori finanziari, si rispecchia nel dato dei prezzi alla produzione in attesa di qualcuno che abbia il coraggio di trasferirli direttamente al consumatore.

Ha proposito di "giochi proibiti" vorrei farVi notare cosa dice un certo Mobius ( hat tip Raffaele ) su Bloomberg .....Mobius Says Derivatives, Stimulus to Spark New Crisis.

Una nuova crisi si svilupperà dalla mancanza di regolamentazione efficace sui derivati e l'oceano di liquidità che circola a livello mondiale, quello stimolo perduto. Vi siete mai chiesti perchè tutta questa fretta di restituire i contributi governativi da parte delle maggiori banche di investimento e commerciali americane?

Semplice, per poter continuare il lavoro di pressione politica, avendo le mani libere ( lobbing ) atto ad evitare che il mercato dei derivati subisca una adeguata regolamentazione...... un'altra crisi ci aspetta dietro l'angolo se non apprenderemo dagli errori del passato.

I prezzi dell'energia ( + 6,6 % ) quelli delle automobili ( + 2 % ) e di automezzi leggeri ( + 3, 4 % ) e della verdura e frutta secca del 1,1 % rappresentano complessivamente tutto l'aumento del 1, 8 % registrato nei prezzi alla produzione.

Nel frattempo, se escludiamo gli incentivi all'acquisto delle auto e il volo dei prezzi energetici, le vendite al dettaglio scendono per l'ennesima volta.

Dopo il calo dello 0,3 di aprile e del 0,1 di maggio, abbiamo questo calo del 0,2 % in giugno, il che la dice lunga sulla forza di questo recupero, contribuendo a mantenere abbondantemente sotto il livello dell'acqua il PIL del secondo trimestre.

Ricordate la stupenda definizione del PIL lasciataci da Robert Kennedy tre mesi prima di essere assassinato...... il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.......ebbene la Federal Reserve nelle minute relative alla sua ultima riunione ( FOMC ) prefigura un cammino di gioia per l'economia nei prossimi anni, una lenta ma strabiliante per quanto è accaduto sinora, ripresa economica.

Affascinante è la prospettiva di una PIL che potrebbe raggiungere una crescita del 4,6 % nel 2011 con una forchetta che parte dal 3,8 % e quindi rivisto positivamente, abbinata ad un incremento della disoccupazione che resterà abbondantemente sopra l'  8 % nel 2011.

[FED_update.jpg]

Ricordo a tutti coloro che si fossero messi in viaggio in questo momento che questa è stata la crescita del PIL americano in questi anni, quella che vedete nel grafico qui sotto......

 

Questo grafico è una delle pietre miliari del nostro blog, del nostro viaggio, senza il contributo della ricchezza virtuale estratta dall'aumento del valore delle abitazioni americane, il consumatore americano non avrebbe mai sostenuto la crescita del PIL e questa sarebbe stata negli ultimi sei anni che hanno preceduto la crisi essenzialmente recessiva, come viene chiamata ogni crescita che non eccede l' 1%.  Suvvia siamo seri, ditemi quali sarebbero i nuovi motori della crescita, su quali basi si fonda l'ottimismo della Federal Reserve.

Si può essere ottimisti nelle risorse dell'uomo, ma non in quelle che dispongono coloro che fanno analisi che lasciano il tempo che trovano.

Se non riusciremo a comprendere che l'economia non può in alcun modo tornare al punto in cui era prima di questa crisi, se non riusciremo a comprendere che l'eccesso della finanza non serve all'economia, che non esiste un mercato immobiliare senza una chiara redistribuzione dei redditi, senza un giusto equilibrio tra salari, affitti  e valori immobiliari, se non comprenderemo che un'economia di carta oscura l'economia reale, che abbiamo prodotto più macchine di quante siamo in grado di utilizzare, allora non avremo capito nulla.

Goldman Sachs ci dice che non è cambiato nulla, che il modello di business è sempre quello, esponenziale e demenziale allo stesso tempo, un mondo di carta, di liquidità, che gli illuminati sostengono necessario, assolutamente necessario all'economia reale, perchè la liquidità è la liquidità, la musica non cambia.

Addirittura la fine della recessione viene annunciata dalla coppia Bank of America e Merrill Lynch ( quanto ci manchi caro Rosenberg ) , un senso di sicurezza che lascio alle vostre conclusioni, nella migliore delle ipotesi avremo una double dip recession!

Razionalmente non vedo nulla di quanto riescono a vedere coloro che non sembrano essersi accorti della madre di tutte le crisi, sottovalutando e semplificandone ogni possibile contagio.

Laggiù all'orizzonte, tralasciando alcune variabili impazzite che abbiamo ampiamente visionato insieme, scorgo solo una lenta e prolungata stagnazione economica, figlia di una fragilità ed insostenibilità che questa epocale crisi finanziaria ed immobiliare ci ha lasciato, nessuna fine del mondo, ma solo la fine di un'economia, che come dice Robert Reich ha bisogno di utilizzare una X come simbolo di una ripresa futura.

Abbiamo bisogno di una nuova economia, abbiamo bisogno di nuove proposte che vadano oltre la restaurazione di un sistema che ha fallito, ma che può e deve essere integrato e revisionato per ripartire, con l'uomo al centro dell'universo e non il profitto.

Sono tanti coloro che non condividono questa visione, un ostacolo al cambiamento.

Se date un'occhiata in profondità agli ultimi dati delle vendite al dettaglio, vi notate il "fallimento" dell'inutile stimolo fiscale, che cerca di sostituire l'aumento della disoccupazione, contribuendo a gonfiare il risparmio e il rimbalzo dei settori che più di ogni altro sono caduti nei mesi scorsi, benzina e vendita di autovetture, come dire che più la pallina cade dall'alto, più rimbalza per inerzia.

I prezzi al consumo invece registrano una variazione congiunturale che alimenta le speranze degli incendiari che amano il fuoco dell'inflazione, un dato che per oltre l' 80 % è stato alimentato, da un aumento di oltre il 17 % del prezzo della benzina..... quando si dice gettare benzina sul fuoco. L'immagine qui sotto parla da se, non occorre aggiungere altro grazie a Econompicdata


Lasciamo perdere l'indice core, perchè diversamente dovrei invitarVi tutti ha rileggere il post dal titolo Cucù_cucù_e_l'inflazione_non_c'é più! scritto il  15 maggio 2008, quando scrissi......

O l'economia americana è alla vigilia di una deflazione o meglio di una  "Stagdeflation " oppure le esalazioni del petrolio stanno modificando il buon senso e la consapevolezza. 

Il CPI è ora giù del 1,2 % YOY anno su anno, la più grande variazione annua dal 1950, mentre il CPI core staziona intorno al 1,7 % lontano dai livelli di guardia della FED ovvero il 2 %.
 
Confermando la stima preliminare e nonostante il rialzo della benzina di oltre sei punti e degli alimentari anche in Italia, l'inflazione si dimezza, mese su mese.

 


IMAGE

thanks to TIM IACONO

thanks to http://econompicdata.blogspot.com/

Oggi fra i dati macroeconomici usciti in giornata ce ne uno che tra i tanti che il mercato non sa interpretare, o meglio fa finta di non interpretare, ovvero quello della produzione industriale e quello relativo alla capacità di utilizzazione degli impianti sceso dello zero virgola, meglio delle attese anche se quello del mese prima è stato rivisto negativamente.

E' giusto osservare che la contrazione complessiva di questo trimestre è stata del 11,6 % rispetto al 19,1 % del precedente trimestre, ma sarebbe interessante comprendere per quale motivo negli ultimi mesi l'indice ISM manifatturiero quello che mette in evidenza la fiducia del settore, non rispecchia il continuo declino della capacità di utilizzazione degli impianti del settore manifatturiero.

Siamo quasi 13 punti sotto la media degli anni 1972/2008, mentre il minimo assoluto è stato registrato nel 1982 a 70,9 il punto più basso dall'inizio delle rilevazione avvenuto nel 1967.....più o meno quando gattonavo!

Ricordatevi questa parola " OVERCAPACITY " oppure " SOVRAPRODUZIONE " per gli amici, lo stesso granellino di sabbia che bloccò gli ingranaggi industriali nella Grande Depressione! Non ho intenzione di spaventare nessuno, ma questa si chiama analisi ogettiva, analisi della realtà, alla ricerca di una consapevolezza che possa portare i grandi della terra a comprendere che non è possibile avviare una nuova fase di sovraproduzione o produzione fine a se stessa, senza fare i conti con la " DEBT DEFLATION " quella spirale che sta costringendo il consumatore americano a rientrare da tutti i debiti che avevano permesso di restare al passo con la sovraproduzione!

     July 15 (Bloomberg) -- Following are the details of
June capacity utilization from the Federal Reserve.
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                   June   May   April  March   Feb.   Jan.   Dec.
                        2009   2009   2009   2009   2009   2009   2008
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Total utilization       68.0%  68.2%  69.0%  69.5%  70.6%  71.1%  72.7%
   Excluding high-tech  68.3%  68.5%  69.2%  69.7%  70.9%  71.4%  73.0%
-----------------------------------------------------------------------
Manufacturing           64.6%  64.9%  65.6%  65.9%  67.1%  67.1%  69.0%
Manufacturing(NAICS)    64.7%  65.0%  65.7%  66.0%  67.1%  67.0%  68.9%
   Excluding high-tech  64.9%  65.1%  65.7%  66.1%  67.3%  67.2%  76.1%
Durables               57.8%  58.1%  59.3%  59.8%  61.3%  62.0%  65.4%
  Selected high-tech    60.3%  61.4%  63.5%  63.3%  63.9%  65.4%  66.0%
   Computer, office eq. 61.6%  63.1%  64.8%  66.7%  68.8%  70.5%  85..5%
   Communication equip. 66.2%  66.0%  68.8%  69.7%  72.2%  74.5%  78.3%
  Semicond, electonics  56.0%  57.8%  59.5%  57.4%  55.7%  56.5%  81.4%
  Wood Products         49.4%  48.4%  48.2%  48.8%  50.1%  49.5%  50..9%
  Nonmetallic mineral   53.8%  54.1%  54.7%  54.4%  56.4%  57.4%  60.7%
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Sempre da Bloomberg sempre dalla nostra preziosa vedetta Raffaele.....
 
World Bank Sees 'Deflationary Spiral' Risk From Excess Capacity
 
Sarà una coincidenza ma forse anche la World Bank legge Icebergfinanza, da oltre un anno e mezzo nell'oceano della deflazione, alla ricerca di una comprensione delle dinamiche future!
 
Nell'articolo in sintesi, si ritiene che l'eccesso di capacità produttiva possa aspirarci nella spirale della deflazione, un errore nell'affrontare l'eccesso di capacità produttiva può prolungare la crisi con la conseguente necessità del salvataggio di più imprese....una volta che nel ciclo economico appare un eccesso di capacità, l'economia viene intrappolata in un circolo vizioso........o aggiungerei virtuoso a seconda dei punti di vista, visto che la sostenibilità in questa società è un optional!
Prezzi sotto zero in 4 città ,Banca d'Italia ripresa lenta. Inflazione ai minimi da 4° anni. E quanto emerge dai dati dell'Istat, secondo i quali a giugno i prezzi sono aumentati su base annua dello 0,5% (+0,1% su base mensile). E in quattro città del Nord (Milano, Venezia, Trento e Aosta) le variazioni sono state addirittura negative, mentre si parla già di pericolo deflattivo. ( Sole24Ore )
Hihihihiihihi...... chissà cosa direbbero i miei concittadini se scoprissero che sussurro il rischio della deflazione da oltre un anno e mezzo ora che ha bussato alla porta della città, in fondo per il momento si tratta di "deflazione buona ".
Se mai abbiamo bisogno di conferme ascoltiamo cosa dice la Coldiretti.....
L'aumento tendenziale dei prezzi degli alimentari dell'1,9 per cento è stato quasi quattro volte superiore il valore medio dell'inflazione (+0,5 per cento) a giugno, nonostante nelle campagne i prodotti agricoli si trovino
in piena deflazione con un calo del 12,7 per cento a maggio secondo Ismea. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti in riferimento ai dati Istat sull'inflazione a giugno. 
 
I recenti numeri sulla disoccupazione che ormai in molti condividono, resteranno molto alti anche dopo la fine di questa recessione, nascondono una realtà molto più profonda e differente di quella che i dati ufficiali riescano a raccontare. Senza occupazione ovviamente non vi può essere nessun ritorno ai consumi. WSJonline
 
Ecco dieci ragioni per osservare i numeri da un'altra prospettiva che in alcuni casi ripercorrono quello che i lettori di Icebergfinanza già conoscono.
 
a ) 185.000 nuovi assunti inventati dal nostro ormai leggendario modellino stagionale CES/NET B/D che presuppongono importanti e sensibili revisioni nei prossimi mesi, che ovviamente ai mercati interesseranno poco, ma a noi interessano assai in quanto questi ipotetici 185.000 nuovi assunti in settori fantasma non contribuiscono al consumo
 
b) imprese che chiedono ai dipendenti di prendere congedi non retribuiti che ovviamente non vengono valutati come disoccupati
 
c) non meno di 1,4 milioni di disponibili a lavorare ma non registrati in quanto non hanno cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti all'indagine del BLS ( lavoratori scoraggiati )
 
d) sottoccupazione raddoppiata a circa nove milioni sino al 16, 5 % ( ne abbiamo già parlato )
 
e) ore settimanali che scendono a 33 ore, 48 minuti in meno di quando la recessione è incominciata mediamente, il più basso livello degli ultimi 45 anni, da quando è iniziata la rilevazione del dato, aumento del partime e fabbriche che oeprano al 65 % della capacità produttiva. Se semplifichiamo il tutto porta, solo nel caso di un minor numero di ore lavorate ad una disoccupazione di complessivi nuovi 3,3 milioni di posti per una percentuale complessiva che sale all' 11, 7 %

 
f) durata media della disoccupazione che sale a 24,5 settimane altro record, altro numero che risale all'inizio della rilevazione storica
 
g) salari che ovviamente scendono sino a raggiungere i 18,53 dollari l'ora che come vedremo in seguito, testimoniano la scomparsa di ogni reale possibilità di inflazione
 
h) il settore della produzione di beni perde il maggior numero di lavori 223.000 solo nell'ultima relazione
 
i) prospettive future per la creazione di posti di lavoro che sono altrettanto desolanti, come abbiamo già visto nella recentissima, Ballando_sull'orlo_del_vulcano, aumento delle ore di lavoro e partime che ritornano a pieno regime, ecco per quale motivo la disoccupazione resterà a lungo su livelli molto alti rispetto alla media storica.
 

Broad Unemployment Across the U.S. NYTIMES ....

questo post testimonia e riassume più di ogni altra parola alcune riflessioni sul mercato immobiliare che noi ben conosciamo.....nell'ambito di un conctto più ampio della parola disoccupazione, dobbiamo comprendere i lavoratori part.time che desiderano lavorare a tempo pieno, suggerisce l'autore ma anche persone che vogliono lavorare ma non hanno cercato nelle ultime quattro settimane. il che porta alcuni stati a una disoccupazione superiore al 20 %, poi ognuno faccia le sue valutazioni.
Questa è analisi signori! Un simpatico compagno di viaggio ha scritto nel forum che per navigare nei mercati azionari, non serve navigare nei fondamentali, , ma solo seguire il trend, seguire l'onda......
 
Ebbene qui si fa cultura economica e finanziaria, i mercati da tempo sono un gingillo che lasciamo volentieri a coloro che amano fare i pirati di breve termine, che troveranno tutto l'occorrente e il materiale a loro consono, in altri lidi.
 
July 15 (Bloomberg) -- Investor sentiment for U.S. stocks
fell to the lowest level since March and confidence in equities
around the world declined as prospects for the global economy
worsened in June, according to a survey of Bloomberg users.
 
Tornando all'occupazione, il tutto ci porta a costantare che unitamente alla dinamica del deleveraging, ovvero il conseguente e concomitante rientro dal debito di tutto il sistema, in una sorta di collettiva " debt deflation " e ridimensionamento della sovrapproduzione, la deflazione è oggi il pericolo numero uno dell'economia, anche se per certi versi sta contribuendo ad una sorta di disintossicazione generale, alquanto virtuosa.
E' estremamente affascinante notare schiere di illuminati opinionisti ed economisti sussurrare la ripresa quando consumi, produzione industriale ed occupazione sono continuamente in calo, una dinamica in rallentamento ma pur sempre negativa al quanto.

Sul Sole24Ore di ieri Carlo De Benedetti ci racconta chi è la deflazione, condividendo la sua riflessione e i pensieri di Paul Krugman.

Ma prima di entrare nel dettaglio della lettera al SOLE24ORE diamo un'occhiata a cosa dice De Benedetti:

"  I lettori del Sole 24 Ore sanno che quello della deflazione è il timore che più di ogni altro, come una fastidiosa ulcera,mi ha accompagnato in tutto questo anno di crisi. E' sul Sole 24 Ore che nell'autunno scorso denunciai per primo questo pericolo. E da allora ne ho parlato altre volte, rimanendo per una voce piuttosto isolata nel dibattito, almeno in quello italiano. E con qualche piacere, perciò , che vedo di condividere quella mia piccola ulcera con economisti dalla voce potente come Krugman. E non perché così io possa sentirmi meno solo. (...)

Lo so che a qualcuno non farà piacere intravvedere un pizzico di autocompiacimento o di vanità nelle mie parole, ma credo che il lavoro di Icebergfinanza vada giudicato per quello che è stato alla luce di questa crisi, un lavoro di analisi e ricerca che ci ha permesso di comprendere prima di altri i meccanismi di questa crisi, il tutto ovviamente con l'aiuto di altre preziosissime vedette.

 " Dopo l'attenuarsi della crisi del credito e un periodo di alta inflazione non è impossibile prevedere una nuova era di deflazione, difficile da gestire, tanto è elevato il livello del debito. Le statistiche potrebbero sottovalutare gli effetti del credit crunch! I lettori sanno che da tempo uso il termine STAGDEFLATION inusuale per la teoria accademica ma a breve ne sentirete parlare sempre più.

Era il primo luglio 2008, tempi non certo sospetti, mi pare di ricordare che fosse estate, quella che viene prima dell'autunno, ma da tempo se ne parlava di deflazione da debiti, come abbiamo visto sempre più in su sino a maggio del 2008.

Icebergfinanza non poteva certo ambire ad un palcoscenico come quello dell'imprenditore torinese, ma questa "ulcera" solo nei dibattiti accademici era isolata, dibattiti che da sempre dimenticavano di prendere in considerazione la cosidetta " DEBT DEFLATION " di Irving Fisher che troverete spiegata nell'ultima parte del  TRAMONTO_DI_UNA_LEGGENDA.

Insomma tempi da TEMPESTA_PERFETTA , nelle mani del destino, e da quel momento in poi il binocolo di Icebergfinanza è stato puntanto sempre esclusivamente nella direzione del "Sol Levante", dove la deflazione ha creato la leggenda della "Lost Decade".

Da quel momento non ho fatto altro che studiare la crisi giapponese, rifacendomi alla " Debt Deflation " di Irving Fisher, una deflazione da eccesso di debito più volte spiegata nel corso di questa lunga navigazione e alla magistrale interpretazione di Hyman Minsky e Charles Kindleberger riassunta in un bellissimo paper di Gianni Degasperi; La dinamica delle crisi finanziarie: i modelli di Minsky e Kindleberger, Agosto 1999, un lavoro che si propone di interpretare la dinamica delle crisi finanziarie, stilizzandone la fenomenologia tipica sulla base del modello di Minsky (Ipotesi di instabilità finanziaria) e dell'approccio storico-economico di Kindleberger. Degasperi99a.pdf (322 kb)

Molti di Voi probabilmente si chiederanno per quale motivo continuo ad insistere sull'argomento che ormai è diventato insieme al mercato immobiliare uno degli argomenti principi di Icebergfinanza, testimoniato dal numero di post disponibili nei rispettivi tag.

Oggi di chiunque si tratti, di un investitore o di un imprenditore, di un comune cittadino o di un giovane che si appresta a fare delle scelte per il futuro, non può fare a meno di comprendere come questa lotta tra titani verrà risolta all'interno di una dinamica, quella della madre di tutte le crisi, che nasce da un eccesso di debito mai sperimentato in passato, se non in forma diversa nella Grande Depressione e nella crisi giapponese appunto.

Attendersi un periodo di alta inflazione o di persistente deflazione, cambia radicalmente, le prospettive di investimento o di qualsiasi progetto economico o finanziario che si tratti di stipulare un mutuo, piuttosto che aprire un'attività.

Nei prossimi giorni, insieme a coloro che hanno contribuito e vorranno contribuire anche economicamente, liberamente, all'avventura di Icebergfinanza, vedremo di analizzare insieme nuovi aspetti che contribuiscono a comprendere sempre più la dimensione del vortice deflattivo in cui l'economia mondiale si sta lentamente avviando, nuovi tasselli per comprendere sempre più questa scienza triste.

Per poter raggiungere tutti coloro che hanno inviato un bonifico, avrei bisogno della mail!

Tornando a De Benedetti leggiamo il resto del suo intervento.....

" Intorno a me vedo diffondersi un ottimismo un po' irresponsabile, quasi un'euforia della ripresa, che mi sembra davvero pericolosa. E pericolosa perché ci porta a ragionare di exitstrategy dagli aiuti quando oggi, più che mai, abbiamo bisogno di vigorosi pacchetti di aiuti. "

Sin qui nulla da dire, se non che oggi, da tempo, il sistema mondiale ha messo in piedi un imponente New Deal indirizzato quasi esclusivamente al sostegno del sistema finanziario mondiale, ritenuto indispensabile a sua volta per evitare la cancellazione del sistema economico mondiale, come ha recentemente dichiarato il governatore della Federal Reserve per giustificare l'imponente creatività contabile e finanziaria messa in atto dalla banca centrale americana.

Peccato che nessuno abbia avuto il buon senso di chiedersi che ne sarebbe del sistema finanziario se all'improvviso, l'economia mondiale crollasse in una nuova depressione, quale sarebbe l'utilità di un istituto di credito, una volta che l'economia reale è collassata.

Credo che sia assolutamente improprio paragonare l'imponente stimolo governativo attuale, i mille programmi di salvataggio governativi al New Deal del presidente Roosevelt, un'esplosione di debito pubblico che ha sostenuto l'economia reale la sua, le famiglie, il lavoro.

Il tutto a differenza di questo tempo nel quale la grande "mano visibile pubblica" principalmente ed inizialmente, si è occupata di sostenere talvolta arbitrariamente il dogma del rischio sistemico, finanziando più la speculazione che l'economia reale come dimostrano gli ultimi dati rilasciati da Goldman Sachs, beneficiaria principe di aiuti governativi, anche in forma indiretta attraverso il salvataggio di AIG il gigante assicurativo che da solo ha salvato i principali istituti di credito mondiali via Federal Reserve.

Utili record provenienti eslusivamente dal settore Trading & Principal Investments e una cascata di bonus, l'altra faccia della medaglia di un' America che vede milioni di famiglie sulla strada, senza lavoro, che si sono viste sotrarre il "sogno americano" la casa per tutti.

Se questa non è una nuova mina vagante, nell'oceano ditemi Voi cosa è, questo è un iceberg all'incontrario talmente evidente che prima o poi vi andremo a sbattere.....

La percentuale di esposizione al rischio sulla base del cosidetto risk based capital ratio con il quale si misura il livello del rischio di credito in rapporto a tutti gli assets di una impresa una sorta di indicatore del grado di solvibilità di una impresa rispetto ai componenti di bilancio. ( thanks to Barry Ritholtz )

Se poi andiamo a dare un'occhiata al VAR Wikipedia.org  Value at Risk, una sorta di termometro del rischio di portafoglio, apriti cielo .....

Da un frizzante FELIX_SALMON abbiamo una raffigurazione illuminante della rampa da lancio utilizzata dagli scienziati finanziari di Goldman Sachs denominata Chart of the Day.... ricordate cosa ha sussurrato poco fa Mobius...

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Su Bloomberg compare la notizia che Sheila Bair con il sostegno dei funzionari della Federal Reserve ( sarà vero........che ne pensano Geithner e Summers  ) sta spingendo per ottenere misure più severe per ridurre le dimensioni e l'assunzione di rischio della più grandi società finanziarie americane QUI e QUI

"Our model really never changed," Goldman Sachs Chief Financial Officer David Viniar said yesterday in an interview. "We've said very consistently that our business model remained the same."

Il nostro medello non è cambiato molto.....abbiamo sempre detto che il nostro modello di business rimane sempre lo stesso....e meno male che si tratta oggi di una banca commerciale......

Come dice il Fringuello citando gli ultimi ritocchi relativi alle norme contabili....

.....e ora vi chiedo: perche' una banca o un'assicurazione dovrebbe finanziare l'economia reale, se acquistando e tradando distressed bonds o semplicemente bonds, o acquistando azioni sotto la dicitura partecipazione strategica, dove lo strategico non e' individuato in maniera certa e peculiare, non e' soggetta alla valutazione di mercato e puo' valutare tutto al fair value o al costo? Da una parte, ovvero finanziando l'economia reale aumentando gli impieghi ed aprendo i cordoni della borsa, accetterebbe un rischio d'impresa, dall'altra il rischio di svalutazione a bilancio ed eventuale ricapitalizzazione o svalutazione del capitale per perdite e' praticamente zero,  di conseguenza il rischio d'impresa di gran lunga mitigato, e se si sbaglia ....beh ci sono 2.5 trillioni di dollari di mamma FED.

Altrimenti il VAR di GS col cavolo che era li dov'e'. ......col cavolo aggiungerei io, ma sotto il cavolo ci sta ancora!

Inoltre secondo il Financial Times, i dirigenti di  Goldman Sachs, hanno venduto quasi 700 milioni di dollari di azioni personali, dopo il crollo di Lehman Brothers secondo i numeri forniti dalla SEC. La maggior parte delle vendite è avvenuta nel periodo in cui il contribuente americano sosteneva la rinascita di questo gioiellino esoterico.

Nessun commento ulteriore a questa euforia da avvoltoi che circola nei mercati finanziari, su utili stratosferici, utili prodotti dal nulla!

In fondo questa è la vita, c'è chi vince e c'è chi perde, magari sempre e solo gli stessi, chissà che forse un giorno senza generalizzare il cliente_non_abbia_sempre_più spesso ragione,  ma la nemesi di questa crisi è racchiusa nell'intreccio primordiale tra finanza e politica, tra politica e politica, una politica che non vede l'ora di prendersi la sua rivincita populista, sempre_più_tentati_da_un_colpo_di_mano!

Ma poi se quelli che devono controllare quelli che a loro volta devono essere controllati da coloro che sanno di essere controllati, chi mai controllerà quelli che non vogliono essere controllati.

BERLINO (awp/ats/ansa) Il ministro delle finanze tedesco, Peer Steinbrück, ha esortato oggi le banche e le casse di risparmio del paese a fare credito alle imprese a condizioni vantaggiose, sottolineando che tirerà un bilancio della situazione il primo settembre prossimo, in occasione della giornata delle Camere di Commercio tedesche.

"Mi aspetto concretamente che gli istituti concedano credito alle imprese a condizioni vantaggiose", ha scritto il ministro in una lettera indirizzata all'associazione federazione del settore. "Terrò d'occhio lo sviluppo dell'assegnazione del credito - ha proseguito il ministro, secondo quanto riporta l'agenzia stampa Dpa -. Su questo piano mi consulterò poi con la Banca centrale".

Steinbrück ha poi concluso: "Gli istituti di credito in Germania oggi hanno una particolare responsabilità per l'economia. Chiediamo e continuiamo a chiedere di rendere giustizia a questa responsabilità, assicurando all'economia tedesca credito sufficiente a condizioni convenienti".

Ormai è un discorso generalizzato, una dinamica a livello mondiale anche se bisogna ammettere che non è solo l'acqua che non si trova, ma anche il cavallo che non vuole più saperne di bere, dopo essersi ubriacato di debito in questi anni.

Ma torniamo alla nostra deflazione.....

" (...) I dati di pochi giorni fa sulla disoccupazione americana sono davvero negativi. E anche in Europa, in autunno, ci si aspetta una dura stagione per l'occupazione. Lo ricordava proprio il Sole domenica scorsa:centinaia di crisi aperte per il nostro sistema produttivo e 4OO mila posti a rischio. Come si fa a ragionare di exit strategy in questa situazione? La curva dei salari, negli Stati Uniti, lo evidenziava Krugman nel suo blog, ha raggiunto quasi lo zero  (il grafico in pagina mostra proprio la variazione percentuale delle retribuzioni negli ultimi tre mesi, espressa su base annuale). Ebbene, se si tiene conto che solitamente l'inflazione dovrebbe salire al disotto del valore della variazione percentuale delle retribuzioni, è evidente che ci stiamo muovendo verso uno scenario giapponese di deflazione. krugman.blogs.nytimes 

Stimoli si, stimolo no WSJonline

DESCRIPTION 

(...) Altro che uscita dalla strategia degli aiuti. Bisogna piuttosto garantire che i tassi ormai prossimi allo zero e l'enorme massa di liquidità lirimessa nel sistema arrivi effettivamente a rianimare il meccanismo della domanda e dell'offerta. Bisogna cioè evitare di avvitarci in un tipico meccanismo da trappola della liquidità. In questo senso è un cambiamento delle aspettative quello che serve. L'ho già detto: senza la prospettiva chiara di un reflationary shock, di una scossa inflazionistica, difficilmente l'economia mondiale ripartirà. Solo se i consumatori si convinceranno che comprare oggi è più conveniente che farlo domani, la curva dei consumi tornerà a crescere rimettendo in modo tutto il sistema.

Difficile convincere i consumatori ancora una volta che questo è l'unico dei sistemi possibili, dopo che è naufragato in un mare di debiti, difficile davvero

"E la lezione della Grande Depressione degli anni Trenta e della crisi svedese del 92, quando un deprezzamento della moneta mise fme a un annodi pericoloso declino. Faremo la fine del Giappone se invece faremo come i giapponesi negli anni Novanta, quando la spirale depressiva si prolung per un decennio anche perché la Banca nipponica si mosse con tale prudenza e riluttanza da non invertire le aspettative."

" Gli ultimi dati della disoccupazione americana hanno evidenziato che potremmo essere sul limitare di un nuovo arretramento. Questo ha spinto Krugman a criticare dalle colonne del New YorkTimes quella che lui giudica una sottovalutazione della crisi da parte di Barack Obama. Secondo Krugman serve una ulteriore politica di stimolo per evitare che lo scenario depressivo si accentui. D'altronde l'economia americana dall'inizio della crisi ha già perso 6,5 milioni di posti di lavoro e la caduta dell'occupazione, come dimostrano i dati di pochi giorni fa, sta continuando.. "

Magari fossero realmente solo 6,5 milioni, in realtà abbiamo visto che sono molti di più del dato ufficiale, al quale dobbiamo aggiungere, il lavoro nero degli immigrati, quello che ha permesso nella fase iniziale di contenere la dinamica di perdita di lavoro ufficiale nel settore delle costruzioni, non dimentichiamolo, vero motore dell'economia negli scorsi anni, che non si riproporrà a breve e tutti coloro che hanno già perso la loro casa.

" In Europa la situazione non è diversa, con un autunno atteso particolarmente nero su questo fronte. Nei singoli stati americani, come in Europa, poi, il crollo delle entrate fiscali sta determinando, per esigenze di bilancio, la tendenza a percepire come inevitabili tagli alla spesa.E uno scenario molto pericoloso. E uno scenario che somiglia molto a quanto avvenne negli anni Trenta, quando - anche allora - un presidente democratico mise in atto attraverso la creazione di posti lavoro una politica di rilancio, ma lo fece in modo così aggressivo da essere realmente efficace.

"In tutti i miei interventi sulla crisi ho sempre sostenuto che le lezioni del passato dovevano guidarci nel tentativo di trovare la via di uscita. Anche questa deve essere una lezione. E deve essere una lezione - lo ha sottolineato anche una brava consigliera di Barack Obama come Christina Romer - soprattutto quello che avvenne nel 1937-'38. Quando, dopo anni di aumento dell'occupazione, la crisi torna a mordere in seguito a politiche fiscali e di liquidità improvvisamente più restrittive. La paura di spinte inflazionistiche e il rigore di bilancio, insieme con la convinzione che si fosse alla vigilia di una defìnitiva uscita dalla crisi, spinse troppo presto a tracciare una exit strategy. Esattamente come sta avvenendo oggi.

" In troppi documenti di vertici internazionalie di prestigiose istituzioni ci si è occupati di exitstrategy dagli aiuti. Ma il tempo, per questo, non è ancora arrivato. La politica deve resistere alle tante sirene che parlano di via d'uscita. Servono ancora aiuti, anzi servono più  aiuti e più stimoli. E serve una prospettiva inflazionistica in chiave anti-deflattiva, non una precoce lotta a un'inflazione che non c'è."

Forse è tardi, forse no. Non saprei dire oggi se dopo aver diretto principalmente tutti gli aiuti verso il sistema finanziario, l'economia reale, sarà in grado di assorbire questo schock, non saprei affermare con certezza se una nuova ed imponente ondata di stimoli governativi oltre che ha produrre nuovo deficit che inevitabilmente andrà a cadere sulle generazioni future e sui programmi futuri, riuscirà a fermare l'imponente rientro dal debito generale in corso in America.

Roma, 15 lug. (Apcom) - Per il Giappone "una ripresa durevole non apparirà probabilmente prima del 2010". E' la previsione del Fondo Monetario Internazionale che oggi ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla seconda economia mondiale per la quale è stimata una fase di deflazione, con indici dei prezzi al consumo in calo, fino al 2011.

Conclude De Benedetti.... E su questo che Obama si giocherà il futuro della sua leadership. E, con lui, noi tutti ci giocheremo un pezzo del nostro futuro.

Non sarei cosi drammatico, in fondo esiste anche una " buona deflazione ", la possibilità che inflazione e deflazione si equivalgano, come negli anni della "Grande Moderazione" ; probabilmente sarà difficile, ma vi è anche la possibilità di un lungo percorso virtuoso, necessario per ridimensionare gli enormi squilibri creati da questo modo di concepire l'economia, anche se inevitabilmente ciò comporterà un notevole ridimensionamento del nostro stile di vita, che, secondo la mia opinione, non potrà che preparare un futuro migliore per i nostri figli.

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Postato da: icebergfinanza a luglio 15, 2009 20:07 | link | commenti (34)
 
 


2 commenti:

Davide ha detto...

Mi sarebbe piaciuto leggere il post, nonostante la sua lunghezza "impegnativa". Due cose però mi hanno fatto abbandonare l'impresa:
1) l'impaginazione: il testo a destra è tagliato, sia usando ie sia usando firefox. La prima frase per esempio risulta "Sebbene una rondine non faccia primavera, ai cultori dell'arte inflativa, basta mezza ron", il resto non si vede.
2) la grammatica: "Ha dimenticavo", "Ha proposito" giusto per limitarmi alle prime righe. Al primo errore ho pensato ad una svista, difficile ma ci può stare. Al secondo no, ho pensato che non può essere una svista ma proprio "ignoranza". Senza offesa, ma una persona che scrive un blog, un blog che vorrebbe rivolgersi ad un pubblico più o meno vasto ma comunque in grado di "pensare" su argomenti importanti, non può e non deve fare errori di questo tipo. Tutto quello che scrive, con errori di questo tipo, viene automaticamente posto sotto una luce diversa, "non affidabile".

Saluti
Davide

ZioBarbero ha detto...

Purtroppo a volte l'impaginazione di alcuni post risulta non corretta e gli articoli rimangono "tagliati" ma in fondo ad ogni post metto il link all'originale quindi basta andare alla fonte diretta dell'articolo per poterlo leggere correttamente.

Sulla grammatica non rispondo in quanto non sono io l'autore dell'articolo in questione, posso solo dire quel che penso: un conto è la forma e un altro la sostanza, di fronte ad errori ortografici non me la sento di scartare anche il significato del post....

Grazie Davide per le osservazioni.

zio