
Sir John Templeton, uno dei consulenti d'investimento più famosi al mondo, alunno di un certo Benjamin Graham, padre del "value", investimento sul valore, amava ricordare che le quattro parole che spesso di pagano di più nella vita sono: "Questa volta è diverso".
I lettori di Icebergfinanza sanno che da tempo ormai, lo sguardo è puntato verso l'oriente, alla ricerca di quel passato che chiunque tende a dimentire è destinato spesso a riviverlo.
Nella " Lost Decade" giappone, il decennio perduto, la politica monetaria espansiva, gravò il paese di un eccesso di capacità produttiva associato ad un crollo dei consumi, figlio di un illusorio "effetto ricchezza".
" Il tasso ufficiale di sconto fu tagliato a varie riprese fino a quando raggiunse il minimo storico dello o,5 % nel settembre del 1995. Rimase invariato fino al settembre del 1998 quando fu tagliato allo 0,25 %. Poco dopo le banche straniere cominciarono ad offrire tassi d'interesse negativi, per i loro depositi in yen ( in altre parole i giapponesi pagavano per il privilegio di prestare i loro soldi a banche straniere che consideravano più sicure delle loro). Ma i bassi tassi non riuscirono a far resuscitare il mercato. Come aveva osservato Keynes durante la grande depressione, in caso di deflazione la politica monetaria non era di nessuna utilità."Il libro di Chancellor è come una sorta di macchina del passato che in qualche maniera ci proietta nel futuro, benvenuti nel paese dei ciliegi, benvenuti nel Sol Levante.
La scorsa settimana su BUSINESSWEEK in "This Time Is Different": Reinhart and Rogoff worry about future financial crises, Carmen Reinhart, autrice assieme a Rogoff di alcune splendide analisi sulle crisi finanziarie del passato, davanti la pubblico del Princeton Club di New York ha sussurrato che " stiamo parlando giapponese senza saperlo. "
Nessuna novità per gli amici di Icebergfinanza, senonchè alle volte è meglio rinfrescare la memoria storica, per cercare di comprendere la rotta che abbiamo dinanzi.
Mentre coloro che hanno contribuito alla creazione di questa crisi o hanno assistito dietro le quinte alla dinamica della tempesta perfetta, senza intervenire, ci raccontano che la recessione è sostanzialmente finita e condividono le loro visioni sul futuro, noi continuamo ad attingere direttamente alla fonte dell'eterna giovinezza storica, aiutati da economisti ed analisti che hanno saputo vedere molto più lontano di chiunque altro, aiutandomi nella difficile interpretazione di questa crisi.
" Quando hai studiato otto secoli di follie finanziarie " come i nostri due economisti, dice l'autore dell'articolo, i modelli iniziano ad emergere. Il modello principe è quello che la gente non impara quasi mai dai suoi errori.
Quante volte abbiamo ascoltato il dolce canto delle sirene che ci annuncia che questa volta è diverso, che a noi non capiterà mai, che la grande deflazione giapponese è stata un episodio isolato, irripetibile nel mondo occidentale.
Ma questa volta è diverso, giusto? La Reinhart dice che gli americani sembrano ripetere involontariamente gli stessi errori giapponesi, tra i quali l'ostinazione a puntellare una serie impressionante di "banche zombie" che non sono nelle condizioni di poter continuare ad effettuare prestiti. Voi tutti sapete che la nazionalizzazione, secondo la mia modesta opinione, permetterebbe o meglio avrebbe permesso, temporaneamente di smontare pezzo per pezzo giganti finanziari troppo grandi per fallire, evitando un rischio sistemico di proporzioni inedite.
In UN_URLO_DALLA_STORIA: NAZIONALIZZARE! sottolineai come ....la nazionalizzazione è l'unica risposta adeguata a questa crisi, l'unica risposta adeguata ad un sistema tecnicamente fallito, una nazionalizzazione temporanea che azzeri gli azionisti e ridimensioni i sottoscrittori di obbligazioni, eliminando qualsiasi azzardo morale senza alcuna distinzione.
L'ultima notizia in relazione a CIT Group, istituzione finanziaria che concede credito ad oltre un milione e mezzo di piccole e medie imprese americane è emblematica. dopo aver ristrutturato il debito con gli obbligazionisti della società, dopo aver ricevuto il rifiuto da parte del Tesoro americano per un possibile salvataggio...
SAN FRANCISCO (MarketWatch) -- Embattled lender CIT Group Inc. /quotes/comstock/13*!cit/quotes/nls/cit (CIT 1.60, -0.60, -27.27%) is in the midst of a last-ditch bid to restructure by handing control to its bondholders, according to a media report late Monday. The Wall Street Journal, citing an unnamed source, reported that the plan would have CIT offer bondholders new debt secured by the firm's assets, alongside nearly all of the equity in the restructured company. If not enough bondholders agree to the plan, the result could be one of the largest Chapter 11 bankruptcy-court filings in U.S. history.
Si sta prospettando uno dei fallimenti bancari più imponenti della Storia Americana, il quinto assoluto dopo Lehman Brothers, Washington Mutual, Worldcom e General Motors, un'offerta di scambio per eliminare il 30/40 % di più di 30 miliardi di debito in sospeso, nuovo debito garantito da una sorta di maschera, la nuova CIT group, se questa non è una sindrome giapponese, ditemi Voi cosa è, si continua a protrarre all'infinito, l'inevitabile.
L'ente che garantisce i depositi bancari americani, la FDIC ha finito i fondi e ha bisogno di ulteriori 45 miliardi di dollari, prevedendo inoltre fallimenti bancari sino al 2013 per ulteriori 100 miliardi. La possibile strada è quella di richiedere al sistema finanziario americano un anticipo di tre anni sui contributi che è tenuto a versare, strada obbligata per non dover richiedere aiuto per l'ennesima volta al contribuente americano, cosa che saggiamente Sheila Bair valuta come un azzardo morale, che implica la possibilità di un salvataggio incondizionato, un pozzo il deficit americano dal quale attingere a prescindere.
A propositi ritengo assurde le dichiarazioni del responsabile antitrust europeo Kroes, secondo il quale gli aiuti pubblici possono essere destinati solo esclusivamente al settore finanziario, "linfa vitale" del sistema economico; non vi saranno deroghe per altri comparti in difficoltà. Sole24Ore Chissà, forse è per questo che l'azzardo morale del sistema finanziario mondiale, prosegue, certo troppo grandi e portatrici di rischio sistemico, le grandi per fallire, al punto tale di rinunciare ai Tremonti Bond, chissà forse un eccesso di orgoglio che costerà caro in futuro.
I depositi bancari del contribuente americano, assicurati dal prelievo fiscale che lo stato ha prelevato e preleverà in futuro dalle sue stesse tasche, una metafora affascinante.
Sarebbe interessante comprendere, come la stessa FDIC possa oggi garantire coloro che in teoria dovrebbero partecipare alla famosa asta governativa per ripulire il sistema finanziario americano dai cosidetti titoli strutturati "tossici".
Se qualcuno di Voi non sa di cosa parlo, ebbene, il post PUNTO DI NON RITORNO lo spiega in maniera dettagliata.
Per la cronaca ricordo a tutti che S&P, l'agenzia di rating ha declassato MBIA, monolines per eccellenza, impresa assicurativa che garantiva il debito di tutti e tutto, con capitali fantasma, in quanto le perdite su titoli strutturati, RMBS CDO di ABS ed affini potrebbero essere più elevate di quanto si creda, con un downgrade che non mancherà di avere riflessi futuri sulla contabilità del sistema finanziario globale, anche se la magia di sistemi contabili che si modificano a seconda delle necessità, è un'altra perla che la storia del SOL LEVANTE ci lascia, come scrissi tempo fa:
Grande Depressione, Lost Decade e Crisi Svedese sono tutte figlie di una eccessiva deregulation del sistema finanziario, ed in diversa misura sono state tutte innescate da un crollo del sistema immobiliare....la rapidità di intervento nella crisi svedese permise di nazionalizzare tutte le maggiori banche insolventi per isolare il virus di assets tossici con perdite minimi ai danni dei contribuenti. La crisi fu inestata da un rialzo improvviso ed esponenziale dei tassi per far fronte ad una tempesta valutaria con conseguente crollo del mercato immobiliare e successiva svalutazione della corona che permise una rapida ripresa attraverso le esportazioni. Oggi una soluzione di questo genere appare improbabile in quanto oggi la recessione globale è generalizzata come accade, solo durante la Grande Depressione.
Nella crisi svedese di deflazione neanche l'ombra!

Nel frattempo invece, nei land tedeschi ......
(AGI/REUTERS) - Berlino, 28 set. - L’inflazione in Germania scende dello 0,3% su base annua a settembre e dello 0,4% mensile. Lo rivelano i dati preliminari tratti dalle regioni campione. Gli analisti si aspettavano un un calo dello 0,1% annuale dello 0,2% mensile. I dati non tengono conto dell’inflazione in Baviera che non sono ancora stati rilasciati. I risultati finali saranno diffusi il prossimo 9 ottobre. (AGI)
In Spagna invece l'inflazione è in forte calo, certo inutile chiamarla deflazione vero....
(AGI/AFP) - Madrid, 29 set. - Per il settimo mese consecutivo, e’ in forte calo l’inflazione spagnola: a settembre, scende dell’1% su base annua. Nel paese iberico, i prezzi stanno ora calando meno velocemente rispetto all’Eurozona dove l’economia si sta riprendendo. Ma il governo di Madrid ribatte che la Spagna non sta entrando in un periodo di deflazione, nonostante il prolungato periodo di caduta dei prezzi. Anzi, la tendenza potrebbe favorire la ripresa nel momento in cui consumatori e compagnie riprendono a spendere. (AGI)
Inflazione negativa, disinflazione, deflazione buona, la si chiama in qualunque maniera pur di non raccontare le cose come stanno, e ricordo a tutti che oggi, non esiste più la scusa del crollo delle materie prime, quello è un palliativo ormai destagionalizzato, in Giappone, la terra del Sol Levante siamo a meno 2,2 % anno su anno.
(Teleborsa) - Roma, 30 set - L'indice dei prezzi al consumo, a settembre, ha segnato una diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente, come non accadeva da gennaio scorso. Lo si legge in una nota dell'ISAE.
Anche a settembre, l'inflazione nell'area euro è risultata inferiore a quella italiana, con un differenziale a sfavore del nostro paese lievemente superiore a quello registrato ad agosto: in base alla stima flash EUROSTAT nella zona euro i prezzi sono diminuiti dello 0,3% rispetto ad un anno prima, mentre in Italia l'aumento tendenziale dell'indice armonizzato è stato dello 0,3% per cento.
In Italia lo sappiamo tutti, la dinamica è figlia di un regime occulto di monopolio e cartello affiancato da una catena della distribuzione obsoleta e in grado di nascondere o trasformare la deflazione dei prezzi alla produzione in incrementi spesso sensibili.
Ma tornando per un attimo ai nostri due analisti Reinghart e Rogoff e lla politica di nascondere sotto il tappeto la polvere finanziaria.....
" Americans kid themselves, she says, by saying, “These are not zombie loans. They're just non-performing.”
Certo questi non sono prestiti zombie, sono semplicemente prestiti o mutui non performing! Che si tratti di prestiti in "sofferenza" o di prestiti "incagliati" la realtà è sempre questa, ovvero che come più volte osservato d'ora in poi dovremo confrontarci con le insolvenze.
Per prestito in sofferenza si intende quello nel quale il pagamento degli interessi o il rimborso non vengono effettuati alla scadenza prevista, mentre per incagliato si fa riferimento ad un numero di rate non pagate dopo le quali la sofferenza diventa puro incaglio.
Secondo l'autore dell'articolo la scoperta più importante nel nuovo libro di Reinhart e Rogoff è che una generazione di economisti ha frainteso le cause di un default sovrano, ovvero quando un paese non riesce a tenere fede al proprio impegno, onorare i propri debiti. Ogni paese cercherà ovviamente di onorare i propri debiti con i propri cittadini, prima di preoccuparsi troppo dei creditori stranieri.
Secondo Reinhart e Rogoff, gli USA non hanno alcun debito con l'estero, almeno nel termine da loro usato per definire il debito, ma viceversa un pozzo di debiti verso i propri cittadini, come i titoli di stato che sono oggi di proprietà degli stranieri. Debito estero è ciò che viene sottoscritto in altri paesi, magari in altra valuta.
Per tutti coloro che hanno paura del debito americano, date un'occhiata a questo grafico reperito girovagando per internet. Dimentichiamoci dei paesi cosidetti emergenti o in via di sviluppo e concentriamo l'attenzione sulla percentuale di debito media o anche solo su quella di paesi come la Finlandia, la Svezia, la Norvegia della crisi bancaria degli anni novanta e ricordiamoci in quale percentuale è esposto oggi il debito americano. Date un'occhiata al Giappone.

Per una maggiore consapevolezza questo articolo di Mario Margioco, dal titolo I_TORMENTI_DEL_GRANDE_DEBITORE, può aiutare a comprendere il meccanismo del debito pubblico americano, non dimenticando però quanto scrissi alcuni mesi fa:
Vorrei solo condividere ora alcuni interessantio passi letti nel libro " Soldi e Potere" di Niall Ferguson, uno dei più promettenti storici inglesi che sottolinea come:
" La correlazione tra il rapporto debito/PIL e il rendimento delle obbligazioni a lungo termine risulta negativa anzichè positiva in cinque casi su sette. Il caso estremo è quello del Giappone, dove un rapido incremento del debito si è accompagnato con un calo quasi altrettanto rapido dei rendimenti. Fra il 1990 e il 1999 il debito pubblico lordo giapponese è aumentato dal 61 al 108 per cento del PIL, e si prevedeva che avrebbe raggiunto il 130 % nel 2000. Ma i rendimenti dei titoli giapponesi a lungo termine sono scesi da più dell' 8 per cento nel settembre 1990 ad un minimo inferiore all' 1% nel novembre 1998. La ragione per cui non si manifesta una stretta corrispondenza tra l'onere debitorio e i rendimenti è che l'ammontare corrente di debito insoluto in rapporto al prodotto è solo una delle molte misure che condizionano le percezioni degli investitori, e in certi casi può non condizionarle affatto. Nei paesi industrializzati durante gli anni '90, le aspettative di inflazione decrescente coltivate dagli investitori ( e, nel caso del Giappone, di una deflazione vera e propria ) hanno contato molto di più dell'aumento del rapporto debito/PIL "
Come scrissi tempo fa, non c'è nulla di nuovo eccetto il fatto che spesso, si dimentica troppo facilmente ciò che la Storia sussurra.
Anche Carmen Reinhart che insieme a Kenneth Rogoff ha pubblicato nel gennaio di quest'anno lo studio dal titolo "Is the 2007 US Subprime Financial Crisis So Different? An International Historical Comparison" Nber.org, interessante ricerca storico comparativa ci dice che questa in fondo è una crisi come tutte le altre crisi finanziarie! Voxeu.org....“Non c'è niente di nuovo eccetto ciò che si è dimenticato” M.lle Rose Bertin.
"Per l'attuale situazione degli Stati Uniti, la lezione che se ne può trarre è che il declino della produzione dopo una crisi bancaria è ampio e protratto nel tempo: la caduta media della crescita del prodotto (reale pro-capite) è superiore al 2 per cento, e per il ritorno al trend normale di crescita servono almeno due anni. Nelle cinque crisi peggiori, il calo dal punto massimo al minimo nella crescita annua del prodotto è superiore al 5 per cento e la crescita è rimasta ben al di sotto del livello pre-crisi per almeno tre anni."
Nella crisi più imponente della storia, qualcuno vorrebbe farVi credere che il prossimo anno, o nel 2011 o nel 2012 tutto sarebbe già finito?
Qui sotto avete la dinamica dei prezzi delle case, dinamica che ieri il S&P Case/Shiller ha sussurrato in aumento, un aumento innanzitutto riferito a due mesi fa, aumento che secondo la mia opinione non tiene conto dell'influenza stagionale di un mercato che vede la sua stagione principe proprio tra la primavera e l'estate di ogni anno. Come ho scritto più volte credo che assisteremo a breve ad una sorta di mini "double dip housing recession" ovvero un ritorno ad una discesa anche se pur ridotta dei prezzi delle case e delle vendite.
Secondo alcune informazioni, nel passato secondo trimestre, oltre il 15 % dei mutui Option ARMs, sono risultati inandempienti, rispetto al 5,3 % di mutui di altre categorie e tipologie, mentre il 10 % hanno subito dinamiche di foreclosures, un dato che corrisponde al triplo delle altre tipologie di mutuo.
Come biglietto di presentazione, per la prossima ondata della crisi immobiliare, rigorosamente Options ARMs, ovvero mutui a tasso variabile con formule ibride di rimborso spesso insostenibili, non c'è male!
In giornata condivideremo insieme in un post "dedicato" dal titolo l' SORPRESA Immobiliare, nel quale vedremo insieme un aspetto della dinamica immobiliare che in passato mi è spesso sfuggito, una dinamica che non marcherà di accelerare la deflazione americana.
Ricordo a tutti coloro che inviano un libero contributo tramite bonifico, di inviare una mail di conferma o di segnalarla nella casuale.

Vi ricordate quanto scrissi nel precedente post a proposito dell'occupazione...
" Credo che in settimana, se la realtà sarà quella appena evidenziata recentemente dagli indici Empire State Manifacturing di New York e Philladelphia Index, i numeri della disoccupazione americana ci porteranno velocemente alle soglie della barriera del 10 % molto più velocemente di quanto il consenso si aspetti. "
Ebbene tralasciando il dato pubblicato dalla ADP che riguarda principalmente il settore privato americano, dimostratosi spesso inaffidabile in passato, con un calo di 254.000 unità rispetto alle 190.000 previste. gli indici CFNAI e PMI di Chicago ci hanno fornito un'ulteriore conferma alla realtà dell'occupazione con un ulteriore calo in termini percentuali della stessa.
L'indice CFNAI elaborato dalla Fed di Chicago è un mix di indicatori che esplorano la realtà nazionale, dove il peggioramento in atto nel mese passato, riguarda consumi, occupazione, scorte e ordinativi. Nulla di importante, certo, questo è un indice poco seguito, ma per quanto riguarda il PMI di Chicago, consiglio a tutti di non sottovalutarne le caratteristiche di anticipatore della tendenza economica.
Il PMI di Chicago è un mix di attività industriale e del terziario di uno dei distretti manifatturieri più grandi d'America, una spesso fedele rappresentazione della realtà nazionale, un serio indice anticipatore del più generale ISM della manifattura americana.
Tralasciando l'ormai famigerato modellino statistico stagionale, CES/NET BIRTH DEATH, che ormai da inizio crisi, continua imperterrito ad aggiungere nuovi posti di lavoro all'economia americana sulla base di un presupposto inesistente, coem abbiamo visto in passato, venerdi il dato relativo all'occupazione americana non potrà che confermarci la triste realtà di una ripresa statistica senza occupazione, una piccola illusione continua.
Proseguendo attravreso la storia della crisi giapponese degli anni '90 come non ricordare che nove anni dopo il crollo dell'economia bolla, il Giappone continuava a camminare sull'orlo di un collasso di tutto il sistema.
" (...) la rete bancaria subiva il peso di crediti inesigibili di ampiezza incerta, e società riportavano perdite eccezionali e i consumatori erano troppo impauriti per spendere. Con il calare del mercato azionario il capitale delle banche, costituito in parte dai profitti delle partecipazioni azionarie in altre società, andò a picco. (...) "
Ed ora ascoltate bene queste parole sempre tratte dal libro di Edward Chancellor:
"I beni nascosti degli anni Ottanta diventarono le perdite nascoste degli anni Novanta."
Verrebbe da dire, che nulla si crea, nulla si distrugge, tutto ovviamente di trasforma!
" La conseguente contrazine del credito minacciò di privare le aziende di capitali utilizzabili. Intanto la reazione di rifiuto delle azioni successiva alla bolla fu così profonda che più del 60 per cento dei beni individuali dei giapponesi rimanevano in denaro liquido, che fruttava interessi inferiori allo 0,5 per cento all'anno."
Certo la storia non si ripete, ma spesso fa la rima!
" Alla fine degli anni Ottanta gli scettici si sentirono ripetere che il governo giapponese non avrebbe consentito il calo del prezzo delle azioni e che i broker e le banche giapponesi erano troppo grandi per fallire. Quando pochi anni dopo la bolla si sgonfiò questa convinzione si rivelò per quello che era: un fuoco fatuo che aveva portato le banche alla rovina. "
Ricordo a tutti che non stiamo parlando della crisi attuale, anche se a qualcuno sembrerà di aver già vissuto come in un sogno questo film. ma si sa, questa volta è diverso.
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Icebergfinanza come un cantastorie che si esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!
La "filosofia" di Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!
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Postato da: icebergfinanza a ottobre 01, 2009 06:34 | link | commenti
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