01/02/09

LETTERA FINANZIARIA LFB 2009

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LETTERA FINANZIARIA LFB 2009 E-mail
Sunday 01 February 2009

TUTTI I MERCATI IN 10 MINUTI
Le note settimanali del 31 gennaio LFB (Lettera Finanziaria Basilese) di Hanspeter Ehrsam (25 anni di esperienza nel campo del Private Banking, Analisi e Gestione) sono lo strumento migliore per orientarsi nei mercati finanziari e stare dalla parte giusta del mercato. Mercati Azionari, obbligazioni, divise, materie prime ed hedge funds, in un quadro generale di incertezza. Le statistiche dicono che il mese di gennaio da il "la" al trend del resto dell'anno. Il 2009 sarà un anno incerto, tenendo conto che secondo Elliott manca ancora una lunga gamba di ribasso.

Mercati azionari:
- L'ultima volta ho scritto: "I miei obiettivi al ribasso rimangono validi in quanto vedo il minimo solo come una base per un rimbalzo. Gli attuali gravi problemi finanziari non daranno tregua al mercato in un ambiente dove le notizie arrivano quasi sempre più negative del previsto".
- Il punto di svolta del 20 – 22 gennaio è stato molto combattuto. Infine hanno vinto i rialzisti. Tuttavia è stata solo una vittoria inutile in quanto il rimbalzo non ha trovato molti seguaci. I volumi sono stati molto bassi indicando poca fiducia nella possibilità di spingere le quotazioni oltre un misero rimbalzo di primo grado (3 – 4 giorni).
- Il consenso tra gli analisti Elliott è quello che abbiamo appena terminato un rimbalzo da ottobre - dicembre che darà ora luogo ad un'ultima importante gamba di ribasso della campagna ribassista in atto da ottobre 2007. Un consenso così forte tende a non produrre i movimenti previsti. Dall'altra parte non possiamo negare che i movimenti da ottobre sono stati tipici dell'onda 4 che precede l'ultima gamba di ribasso (movimenti difficili da captare anche per trader esperti).
- Il prossimo interessante punto di svolta è quello del 5 febbraio, di probabilmente debole effetto sugli indici azionari. Per questo motivo penso che produrrà solo un debole rimbalzo prima di una nuova ripresa del ribasso.
Obbligazioni:
- Volumi in diminuzione al ribasso nonché un primo supporto ciclico (Sequential) sul mercato americano potrebbero causare un rimbalzo minore sulle obbligazioni governative a partire da lunedì.
- Il punto di svolta del 19 – 23 gennaio ha causato l'atteso minore minimo.
- Le obbligazioni Corporate in Europa tendono a seguire l'evoluzione del Bund senza comparativo miglioramento contrariamente ai mercati americani.
Divise:
- Il dollaro americano ha segnato un massimo sul punto di svolta del 26 gennaio concedendo tuttavia solo una piccola correzione di 3 – 4 giorni prima di riprendere la via del rialzo. Il rialzo del dollaro non appare ancora concluso.
- L'Euro è ormai una delle valute più deboli in assoluto. Si sono verificati importanti segnali di debolezza contro il Franco svizzero e la Sterlina inglese (cambiamento di posizione del trader e dell'investitore).
- Euro/Yen sembrava aver confermato un triplo minimo come molti indici azionari. La generale debolezza dell'Euro invece metterà sotto pressione i supporti.
- $/Yen rimane in precarie condizioni fino al superamento di 91.30.
- Le valute di alto reddito sono relativamente tranquille con l'eccezione del Fiorino ungherese che piomba a nuovi minimi.
Materie prime:
- Lo scenario ciclico sembrava evolvere in modo ideale per l'indice CRB delle materie prime: Dapprima il massimo dell'8 gennaio e poi l'avvio di un rialzo che si è scontrato con il punto di svolta del 26 gennaio. L'interpretazione dei punti di svolta non è mai facile in assenza di movimenti fortemente direzionali. Ho commesso un errore di interpretazione pensando all'avvio del rialzo invece di tenere conto dell'eventualità di una falsa rottura al rialzo causata proprio dall'opposizione ciclica.
- Il petrolio e i beni agricoli non sono riusciti a superare importanti resistenze dopo gli importanti minimi ciclici del mese di dicembre. Rimangono dunque vulnerabili ad una ripresa del ribasso.
- L'indice dei metalli preziosi ha accelerato al rialzo dopo un periodo di preparazione di 4 mesi superando importante opposizione ciclica. I metalli preziosi rimangono dunque l'unico segmento di mercato impostato al rialzo in modo decente.
Hedge Funds (investimenti alternativi):
- Sintomi di stabilizzazione, niente di più. I gestori evidentemente fanno fatica a guadagnare dei soldi nell'attuale ambiente. Una consolazione per tutti i trader e investitori che non riescono a spuntare utili in questo periodo.
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Il riassunto di tutti i mercati:
Due settimane fa ho scritto: "Il punto di svolta posizionato tra il 20 – 26 gennaio è di difficile interpretazione per quasi tutti i mercati soprattutto se cerco di rispettare le correlazioni ancora in essere". Sembra oggi come un profezia!
Invece un piccolo dettaglio ha fatto deragliare l'intero commento dell'ultima volta. La colpa è evidentemente mia in quanto le correlazioni non ammettono il minimo errore d'interpretazione. Ne sbagli uno allora hai sbagliato tutte! L'interpretazione del punto di svolta sulle materie prime è stata zoppicante. Succede delle volte che un mercato si liberi dalla stretta di un consolidamento proprio sul punto di svolta. Nel caso dell'indice CRB delle materie prime il punto di svolta ha stroncato il secondo giorno di rialzo fuori dalla ristretta laterale. I minimi tra il 20 – 22 gennaio su molti mercati sono stati causati da interessanti punti di svolta e da validi cicli Sequential. Una combinazione solitamente molto valida in quanto coincide spesso con l'avvio di movimenti della portata di 2 – 3 settimane per lo meno. Il massimo dell'indice CRB ha trasformato i movimenti in deboli rimbalzi di 3 – 4 giorni su Euro/$ e indici azionari. La parte centrale del prossimo punto di svolta è prevista al 5 febbraio. Potremo dunque assistere ad un ulteriore ribasso degli indici azionari. Anzi, appare probabile che abbiamo appena iniziato la seconda ondata di ribassi dopo la prima che era partita al 6 gennaio. Il dollaro americano invece potrebbe proseguire il rialzo malgrado le attuali resistenze di prezzo. Il debole Euro è destinato a rivedere i minimi principali contro il Franco svizzero e lo Yen mentre un segnale d'acquisto si è appena verificato sulla Sterlina. I titoli di stato dovrebbe trovare maggiore supporto ciclico da lunedì. Nelle materie prime bisogna differenziare tra i metalli preziosi, in fase di accelerazione al rialzo, e il resto del plotone ancora debole come i metalli non ferrosi. Non è un quadro rassicurante come d'altronde sembra riflettere il flusso delle notizie puntualmente peggiore delle già miseri previsioni.

Informazioni sugli abbonamenti possano essere ottenuti sul sito www.lfbasilese.ch/

lettera finanziaria

La lettera finanziaria settimanale (comprende 3 fascicoli)
(solitamente inviata entro domenica mattina)
La Lettera Finanziaria Basilese con il riassunto completo sulla situazione dei mercati finanziari per una veloce lettura di 10 minuti.
Il supplemento della Lettera Finanziari Basilese con l'approfondimento degli argomenti e posizione dei vari modelli.
La scheda operativa della Lettera Finanziaria Basilese fornisce i segnali operativi su quasi 40 mercati con track record storico dei risultati.


La lettera finanziaria giornaliera (comprende 2 fascicoli)
(solitamente inviata entro mezzogiorno e con aggiornamenti durante l'intero arco della giornata)
Impressioni, possibilmente prima delle nove del mattina con una visione veloce di tutti i principali mercati.
Riassunto, un servizio completo con grafici, commenti e tabelle delle posizioni aperte.

 
 
 
 
 

Giurare ad Obama come ad Hitler?

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InfoWars    01 febbraio 2009
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Durante la dittatura di Adolf Hitler, ufficiali e soldati della Wehrmacht, così come i dipendenti civili, giuravano fedeltà personale ad Hitler e non alla Costituzione tedesca.

Secondo Michele Chang, sembra che Obama si sia letto il manuale della dittatura hitleriana.

Scrive  Chang : " Un portavoce del Generale James Cartwright, Vice-comandante dei Comandi Uniti dello Staff, ha asserito che Obama vuole che i soldati e gli ufficiali giurino fedeltà direttamente al [ l'ufficio del ] Presidente e non più alla Costituzione."

La notizia data da Chang non è confermata dai media ufficiali nè da altre fonti e capita proprio nel bel mezzo del supposto vizio procedurale nel giuramento di insediamento di Obama, laddove è  esplicitamente prescritto nella Costituzione, Articolo II, Sezione I - e lo recita all'inizio dicendo -  che il presidente debba prestare giuramento " prima di entrare in carica nel suo ufficio."

John Roberts, aveva collocato la parola " fedele " in un punto sbagliato della frase e da un punto di vista tecnico [ recitando una sequenza errata ] Obama non aveva prestato il giuramento, o la dichiarazione, per come richiesta dalla Costituzione degli Stati Uniti, un fatto ampiamente ignorato dagli esperti e dai media ufficiali.

Il giorno dopo, Obama ha prestato nuovamente giuramento nel privato della Casa BIanca, dove non c'erano le telecamere, ma non c'era neppure una bibbia.

Scrive Michael Hoffman : " Quella che è stata la vera cerimonia di insediamento ha quindi avuto luogo in un sotterraneo, ed è stato un evento di elite con solo nove testimoni, e non un evento di massa. "

" [ Il giuramento ] si è tenuto nella " stanza delle mappe" dei tempi della guerra, stanza segreta dell'ex Presidente Franklin Delano Roosevelt, stanza che prima di FDR, dai tempi del Presidente Chester Arthur fino a Wilson e Coolidge, era nota per essere la stanza del biliardo. "

Greg Craig , Consigliere della Casa Bianca, ha comunicato : " Noi riteniamo che il giuramento di insediamento sia stato proferito in modo efficace e che il presidente, ieri,  abbia prestato giuramento in modo appropriato ma, in un eccesso di precauzione, siccome il giuramento è presente nella stessa Costituzione - e dato che una parola non era nella sequenza corretta - il giuramento è stato prestato una seconda volta. "

Se Obama darà effettivamente delle istruzioni al Pentagono perchè soldati ed ufficiali prestino giuramento di fedeltà direttamente alla carica del Presidente, questo entrerà subito fra le  [ sue ] prime usurpazioni incostituzionali, le più significative delle quali sono gli ordini esecutivi, i memorandum, i proclami, i regolamenti ed altri " flessibili " poteri presidenziali. Gli Ordini Esecutivi non sono citati nella Costituzione.

" Gli Ordini Esecutivi emessi dall'amministrazione Bush hanno acceso la paura nelle menti di molti Americani ( professori, accademici e non accademici ), che hanno ragione di ritenere che tali Ordini Esecutivi siano stati usati per fare di Bush un dittatore de facto poichè molti di tali ordini hanno permesso a Bush di aggirare altre branche governative e produrre delle leggi autocratiche, " così spiega Dahlia Lithwick.

Nel mantenere questa tradizione, Obama progetta di emanare il suo personale diluvio di ordini esecutivi.

Scrive Mark Whittington di Associated Content : " Alcuni dei primi ordini esecutivi non c'è dubbio che compiaceranno alcune delle sostenitrici femministe di Obama, e faranno arrabbiare i sostenitori della vita. Barack Obama toglierà le restrizioni agli aiuti esterni all'aborto che furono imposte dal Presidente George W. Bush. Obama toglierà anche le restrizioni ai finanziamenti federali per le ricerche sulle cellule staminali."

Si prevede anche che Obama emetterà ordini esecutivi che ribalteranno gli ordini di Bush per la disponibilità di aree offshore e su terraferma, quali lo Utah, alla perforazione per la ricerca di petrolio.

Michele Chang, afferma che Robert Gibbs - Segretario Addetto Stampa della Casa Bianca - abbia informato in una circolare riservata che : "Il Presidente ritiene che i militari siano stati troppo indottrinati dalle vecchie radici dell'odio : nazionalismo, razzismo e classismo. Togliendo il giuramento alla società americana, i soldati commetteranno meno atrocità di quelle commesse ad Abu Ghraib. "

" Prevediamo un fuoco di artiglieria su questo punto, ma quelli che si opporranno maggiormente saranno quelli in cerca di pubblicità o di mantenere il controllo. "

Anche in questo caso, non esiste una conferma indipendente dell'esistenza di questa comunicazione riservata. Ad ogni modo, date le precedenti azioni sistematicamente incostituzionali, il tono di questa supposta comunicazione non giunge come una sorpresa; in particolare gli Ordini Esecutivi di Bush n° 12919, che permetteva al presidente di dichiarare la legge marziale; ed i numeri 12656, 11921, 13074 e successivo emendamento all'EO 12656.

Se aggiungete poi a tali Ordini Esecutivi : il John W. Warner Defense Authorization Act del 2006, il Military Commissions Act del 2006, ed il National Security and Homeland Security Presidential Directive, anche noto come PDD51, avete la trama della legge marziale e della dittatura militare.

La versione obamiana del giuramento della Wehrmacht, se vera, non richiederebbe di eliminare " le vecchie radici dell'odio " ma di far sì che dei militari giurino fedeltà ad un dittatore imposto dai banchieri criminali, cosa ancora più importante dopo che fosse dichiarata la legge marziale.

Kurt Nimmo

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla


Source >  InfoWars | 30 gennaio

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Le banche centrali europee hanno fatto debiti con l'America senza dirlo

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  • 31 Gennaio 2009  14:51
  • argomento: Economia Europea
  • La storia principale di Barron's è sui 300 miliardi circa che la BCE e le banche centrali europee si sono fatte prestare dalla FED per darli alle banche europee che a loro volta hanno prestato qualcosa come 3.000 miliardi in est europa e paesi emergenti (e hanno perdite crescenti su questi crediti)

    Da settembre la FED ha fatto "currency swaps" prestando questi dollari a noi (alla BCE che li ha dato a Unicredit e il resto delle banche coinvolte con l'est europa) e ora ci si chiede come faccia ridarli indietro perchè scadono dopo sei mesi e in questi paesi ci sono rivolte di piazza per protestare contro i debiti

    Ad esempio la Banca Centrale Svedese da sola si è fatta dare 25 miliardi dalla FED perchè le banche svedesi hanno prestano decine di miliardi a Lituania, Estonia e Lettonia e la settimana scorsa c'erano scontri di piazza in Lituania con la gente che chiedeva di non pagare i mutui agi odiati banchieri sfruttatori svedesi. Se queste cose degenerano poi i paesi baltici fanno come l'Islanda che ha semplicemente detto che non paga, che se le sue banche devono soldi all'estero lei non c'entra, falliscono e non pagano. L'Islanda però è più piccola, se si aggiungono i paesi baltici, la bulgaria e poi qualche paese emergente come la turchia o ungheria la catena di effetti si allarga.

    Ci vanno di mezzo: Credit Suisse, UBS, Barclays, Erste Bank, Nordea, ING, Fortis, Banco Santander e forse Unicredit e poi hai una crisi politica. Se le banche europee devono condonare questi crediti poi la BCE e le altre banche centrali europee non possono pagare indietro questi 300 miliardi. Se non possono pagarli allora devono andare dall'Unione Europea e dire che hanno bisogno di questi soldi. La UE non li ha però e li deve chiedere ai singoli stati... Germania, Francia ed Italia possono però dire che cosa centriamo noi se banche spagnole, danesi, belghe ed olandesi hanno prestato centinaia di miliardi in est europa a cani e porci

    Cioè i tedeschi tra un poco si vedono presentare un conto da 100 miliardi da restituire alla FED in america a causa di banche danesi, belge ed olandesi e spagnole che hanno prestato in Lituania, Estonia, Ungheria, Bulgaria e Ukraina...

    Forse è per questo che al momento tutto sommato l'America e il dollaro sembrano al momento meglio, se non altro sono un paese unico con un unica banca centrale


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    Europe's Growing Crisis Puts the Fed at Risk
    By JACK WILLOUGHBY
    European central banks are at risk of defaulting on their currency swaps with the U.S. Federal Reserve, unless major banks on the Continent can find some way to stabilize their deteriorating balance sheets.


    TO AID THEIR AILING COMMERCIAL banks, central banks in Europe have relied on huge currency swaps, borrowing nearly $400 billion from the U.S. Federal Reserve. But as European commercial banks and European currencies deteriorate, repaying all that money to the Fed is becoming ever more difficult.

    Some believe the Fed's swaps to prop up Europe's banks are a foolish bet.

    "[Fed Chairman Ben] Bernanke's assurances aside, I don't see how they can easily be repaid," warns Gerald O'Driscoll, senior fellow with the Cato Institute and formerly with Citigroup and the Dallas Fed.

    Here is how the swaps work. The Fed and, say, the European Central Bank agree to exchange a set amount of each other's currencies at a certain exchange rate for six months, with a provision to renew the terms at maturity. The ECB uses the money to help aid bank-bailout packages for countries like Belgium, Finland, Hungary and Ireland that have troubled dollar-based assets. (Asian central banks are also part of the program, but haven't utilized it nearly as heavily.) The Fed gets a promise from the ECB to repay the debt in six months.

    A big hitch: Europe's commercial banks have more exposure to wounded emerging markets than U.S. counterparts. By one estimate, European banks provided three-quarters of the $4.7 trillion in cross-border loans to the Baltic countries, Eastern Europe, Latin America and emerging Asia. Their emerging-markets exposure exceeds that of U.S. lenders to Alt-A and subprime loans.

    THE SWAPS MAY MERELY delay the inevitable major shake-up of Europe's banking system, O'Driscoll fears, and move the U.S. Fed beyond its original operating brief. Adds Neil Mellor, currency strategist at Bank of New York Mellon: "The aftershocks of the current global credit crisis are continuing to induce huge turbulence in the foreign-exchange markets, which is only now being more keenly felt in the eurozone and Britain."

    You can debate the merits, but not the size of the swaps program. It is big. The Fed's currency swaps have expanded from zero a year ago to $506 billion. Of the 14 central banks involved, the ECB by far has been the biggest counterparty to date, drawing down $264 billion (versus Mexico's $33 billion drawdown via a similar program at the height of the 1995 peso crisis). Skeptics contend that the swaps are thinly disguised spending that was carried out without Congressional approval.
    [swapmeet]

    "A case can obviously be made for [swaps] in the current global crisis," says Al Broaddus, a former president of the Federal Reserve Bank of Richmond. "But these swaps always struck me as uncomfortably close to the Fed making fiscal policy. That is why, whenever they came up for authorization, I voted against them." Last week, current Richmond Fed President Jeffrey Lacker voted against the Fed's targeted-credit programs. It is rare for a Fed official to openly oppose the Federal Reserve Board.

    Traditionalists would prefer that the Fed stick to guiding interest rates and controlling the money supply. Fiscal policy, by contrast, forces the bank to decide who gets what, which can become a political calculation.

    In a Jan. 13 speech at the London School of Economics, Bernanke said the joint actions of the Fed and foreign central bankers "prevented a global financial meltdown in the fall." Were these loans not made, he said, there would have been a much greater risk of crossborder financial collapses that would have left the global economy in even worse shape.

    The swap lines, Bernanke continued, were necessary and will be self-liquidating, running off the Fed's book like some of its commercial-paper programs already have. "Liquidity provision by the central bank reduces systemic risk by assuring market participants that, should short-term investors begin to lose confidence, financial institutions will be able to meet the resulting demands for cash without resorting to potentially destabilizing fire sales of assets," Bernanke said.

    Yet in recent weeks, the situation seems to have worsened for European banks and their home countries alike. The Dow Jones Euro Stoxx Banks Index is off 66% since Bernanke spoke. The Royal Bank of Scotland (ticker: RBS) is now a government property, as is Belgium's Fortis (FORB.Belgium).

    "I would say that most of the big banks in Europe are insolvent," says Dory Wiley, president of Commerce Street Capital, a money-management firm that invests in banking stocks. "That is what made them great -- but unpredictable -- shorts. They represent major components in those country funds everyone buys." The danger is that governments, being the prime backstops for their commercial banks, will be forced into default or be downgraded. One hedge-fund manager advises retail investors to simply steer clear of Europe.

    Particularly vulnerable to further decline seem to be: Switzerland's Credit Suisse (CS) and UBS (UBS), as well as Britain's Barclays (BCS), Austria's Erste Bank (EBS.Austria), Sweden's Nordea (NDA.Sweden), the Netherlands' ING (ING), Belgium's Fortis and Spain's Banco Santander (STD). These highly leveraged banks have huge emerging-market exposure, and reside in European countries whose financial resources are small relative to the assets of the giant banks they host.

    Little wonder that countries have had a difficult time selling their own debt to investors worried about both general economic conditions and the possibility that the banks' problems may overwhelm their governments' ability to cope with them. Moody's Investors Service recently downgraded the credit ratings of Latvia, and commented on Greece; the agency cited, in part, bank problems in both countries. Ireland was just put on credit watch with a view to downgrade by Moody's because of its banking crisis.

    How can the governments raise the cash to repay the Fed? The possibilities include printing more currency, thus undermining the euro's value and increasing inflation; selling more sovereign debt; or raising taxes. None is a pleasing prospect.

    The Bottom Line:
    European banks face a new round of challenges. Most vulnerable: Credit Suisse, UBS, Barclays, Erste Bank, Nordea, ING, Fortis and Banco Santander.

    A further complication: Countries such as Ireland must go along with whatever currency policy the European Central Bank chooses, even if it isn't necessarily the right one for the nation. Those outside the ECB currency regime -- like Switzerland -- can custom-tailor their monetary response. Ireland has gone so far as to threaten to leave the monetary union unless it gets more help.

    RECENTLY LATVIA, WHOSE central bank has bailed out the country's banking system, was the scene of demonstrations and populist rhetoric aimed at granting borrowers relief on loans from Swedish banks -- which have a big presence in the Baltic nation. If the Latvian government grants this relief, it would seriously hurt Swedish lenders, whose central bank has borrowed $25 billion from the Fed in these currency-swap lines.

    "This is the kind of fiscal pressure that can easily rip the European Union apart, and cause the kind of civic upset that leads to revolution," says Sean Egan, co-founder of Egan-Jones, a credit-rating firm in Pennsylvania.

    And some of the most stable countries are involved. Switzerland, whose banking system has assets valued at eight times the nation's annual economic output, is in hock to the Federal Reserve to the tune of $20 billion, a massive amount for a small country. Britain, with its highly leveraged financial system, has had to bail out its banks three times so far, yet must repay the Fed $54 billion.

    These pressures are starting to affect sovereign borrowing, too: Germany recently auctioned 10-year government bonds -- but the government was left holding 32% of the offer, in what analysts regarded as a failed deal.

    Economists Carmen Reinhart of the University of Maryland and Ken Rogoff of Harvard have studied sovereign defaults going back to the 14th century, and found that mass sovereign defaults tend to run in waves when currencies begin to melt down. Says Reinhart, "We've found that global banking crises cause the kind of turbulence that leads to sovereign defaults. It's just beginning."

    Lee Hoskins, former president of the Cleveland Fed, in the early '90s led a move to stop the U.S. central bank from using swap agreements to warehouse foreign currencies to help the Treasury implement its foreign-exchange policy. Hoskins views the Fed as pursuing a policy of credit allocation rather than targeting monetary aggregates or interest rates. Hoskins believes the Fed should let some of the banks here and abroad go under. "Unless we stop the forbearance and dispose of the insolvent banks, the problems are only going to get worse," says Hoskins.

    Meanwhile, Bernanke says he isn't so much managing the money supply on a quantitative basis, but rather pursuing "credit easing," focusing on a mix of loans and securities affecting household- and business-credit conditions. Emergency loans and swap lines made to central banks will essentially be repaid once things return to normal for the big banks.

    Walker Todd, a former lawyer for the New York Fed, would prefer that Congress review these swap lines and the agreements behind them -- to make sure they were made with the proper authority.

    Bernanke concedes that the banking sector is far from saved at this point: Worsening growth prospects, continued credit losses and markdowns will keep pressure on the capital and balance sheets of financial institutions.

    "More capital injections and guarantees may become necessary to ensure stability and the normalization of credit markets," says the Fed chief.

    But shouldn't Congress have a say in how much more the Fed lends to Europe?





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Una “bad bank” per congelare i titoli tossici, ma non a carico dello Stato

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Scritto da Mario Lettieri, Paolo Raimondi   
venerdì 30 gennaio 2009
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Le grandi istituzioni economiche internazionali, come la BCE e il FMI, si fanno concorrenza con analisi sempre più negative sugli effetti della crisi finanziaria ed economica sistemica globale. Questo vale anche per l'Italia dove sia la Commissione Europea che la Banca d'Italia hanno indicato una riduzione negativa del 2% del PIL per il 2009. E, non per un pessimismo endemico ma per realismo, riteniamo che queste revisioni al ribasso purtroppo dovranno essere presto ulteriormente ritoccate. Probabilmente necessita un approccio da "curatore fallimentare" alla crisi, cioè quello di salvare il sistema bancario sia nazionale che internazionale solamente attraverso un procedimento di "bancarotta controllata". Sono parole forti che possono far paura a chi pensa che l'economia si basi primariamente su fattori psicologici e non sui pilastri portanti dell'economia reale fatta di investimenti produttivi e consumi necessari e utili.
In questi giorni si parla di bad bank, cioè di strumenti ad hoc dove collocare i "titoli tossici" e senza alcun valore delle banche, a cominciare dai derivati OTC che sommano a un valore nozionale di 700.000 miliardi di dollari.
La soluzione è giusta ma la questione di fondo è: chi paga? I responsabili della crisi e anche alcuni esponenti di vari governi (Henry Paulson, ex ministro del Tesoro americano, Ben Bernanke, capo della Federal Riserve, Gordon Brown, primo ministro britannico) sostengono che la bad bank debba essere garantita con i soldi dello stato.
Sarebbe una grande truffa, solamente sotto un altro nome, dove le finanze pubbliche verrebbero utilizzate per un gigantesco bail out, un salvataggio con pagamenti a fondo perduto per coprire i buchi lasciati dalla speculazione e da banchieri senza scrupoli.
Invece queste bad bank devono rimanere nella responsabilità delle banche che verrebbero però messe in condizione di poter operare a sostegno dell'economia reale. La bad bank così concepita avrebbe il compito di far prosciugare la palude dei derivati e dei titoli tossici. Il compito degli stati invece dovrebbe limitarsi a formulare subito nuove regole per permettere dei cambiamenti contabili e far transitare i titoli tossici dai bilanci delle banche verso questi nuovi contenitori ad hoc consentendone il congelamento per alcuni decenni se necessario, per una eventuale futura loro soluzione nell'ambito del sistema bancario stesso. Lo stato dovrebbe dare subito indicazioni precise per controllare e limitare globalmente le operazione finanziarie derivate, così come ad esempio disposto dal governo Prodi nei confronti degli enti locali. Anche la Germania sta pensando in questa direzione e il ministro dell'Economia Peer Steinbruck ha denunciato la bad bank stile Federal Riserve come pericolosa "dinamite politica".
I salvataggi delle banche devono servire a far rifluire il credito nel sistema produttivo, soprattutto nel tessuto delle piccole e medie industrie ma, senza le nuove regole necessarie, i finanziamenti pubblici si perderebbero nei buchi neri dei bilanci delle banche. Anche l'eventuale abbassamento dei tassi di interesse fino al livello di ZIRP (zero interest rate policy) non sarebbe capace da solo e automaticamente di rimettere in moto il motore dell'economia.
Intanto nel nostro paese lo stato ha uno strumento formidabile per dare una spinta propulsiva alla ripresa economica, la Cassa Depositi e Prestiti con una riserva calcolata intorno a 100 miliardi di euro. La CDP dovrebbe finanziare le nuove grandi infrastrutture, tra cui la logistica e le reti telematiche e non, con un'attenzione particolare verso il Mezzogiorno che ha un gap intollerabile che condiziona negativamente l'economia dell'intero paese.
In una crisi epocale come quella attuale, gli stimoli e i sostegni ai consumi sono necessari ma non possono bastare a rimettere in moto i processi economici. Bisogna puntare alla crescita complessiva dell'economia per poi certamente meglio distribuire. Per questo gli impegni a mantenere livelli di vita, stipendi, salari e pensioni devono accompagnarsi alla messa in cantiere di grandi progetti, di infrastrutture, di modernizzazioni che guidino il paese per i prossimi 50 anni. Davanti a noi e nell'immediato abbiamo sfide come l'indipendenza energetica, lo sviluppo del Mezzogiorno in un'Italia partecipe dell'Europa ed economicamente moderna da Nord a Sud.
Non si esce dalla crisi "mantenendo" soltanto i livelli di produzione e di reddito; non si tratta di "riempire le buche", bensì di formulare un intero progetto di sviluppo nuovo e diverso per la creazione di nuova ricchezza e di reddito.
Il continuo litigio tra governo e opposizione sulle cifre economiche, come avvenuto sul decreto anti crisi, e sulla divisione e distribuzione di una torta che si fa di giorno in giorno più piccola, finisce col nascondere i veri problemi economici delle regioni del Nord e penalizza ancor di più quelle del Sud.


http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=24103&Itemid=27


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California Pension Funds Close To Bankruptcy.

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Global Research, February 1, 2009




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The two largest pension funds in California, the California Public Employees' Retirement System (CalPERS) and the California State Teachers' Retirement System (CalSTRS), have lost billions of dollars in value. Hundreds of thousands of retiring state employees and teachers now face the stark choice of accepting much reduced pension checks or working past their retirement age.

CalPERS is the largest pension fund in the US and the fourth largest in the world. At its height in October 2007 it had $260 billion in assets, comparable to the GDP of Poland, Indonesia or Denmark. At the end of 2008 CalPERS was worth $186 billion, one of its worst annual declines since the fund's inception in 1932. It is one of the latest casualties of the financial collapse on Wall Street.

After years of gambling in real estate investments, the state workers pension fund has lost more than 41 percent of its value, after peaking last fall. Its real estate holdings have dropped from $9 billion to $5.8 billion, according to the Sacramento Bee.

CalPERS manages pension and health benefits for more than 1.6 million retirees and their families. The pensions are guaranteed by law, but given the current economic malaise employers may be asked to contribute more from their payrolls. The average employer, a taxpayer-funded government agency, contributes 12.7 percent of their payroll to CalPERS, while workers must contribute 5 to 7 percent of their salaries.

For now, a "rainy day fund" is being used to offset the worst in losses. It is likely, however, that CalPERS will ask for additional funds starting in July 2010 from state employers and July 2011 from local employers. The increases could be from 2 to 5 percent. Since the employers are public entities, the money will have to come from taxpayers or from budget cuts to other social programs.

CalPERS's losses are intimately tied with the collapse of the housing bubble and the economic downturn in general. The Dow Jones Industrial Average has dropped 39.8 percent during the same period that CalPERS fell 31 percent. Because of the fund's aggressive purchasing of real estate during the property bubble, CalPERS is now the largest owner of undeveloped residential land in America, much of it purchased in Arizona, California and Florida, some of the states hardest hit by the real estate crash. Many of these properties were purchased when their prices were at their peak.

The pension fund is expected to report paper losses of 103 percent on its residential investments in the fiscal year that ended June 30. It is estimated 80 percent of these investments were paid with borrowed money, which means that CalPERS will eventually be obligated to pay them back at the original market price.

The second largest pension fund in the US, CalSTRS, covers 794,812 teachers. Its value has fallen from $162.2 billion to $129.3 billion. CalSTRS's pension funds are guaranteed just like CalPERS, but unlike CalPERS, it does not have the authority to ask for increased contributions from employers. CalSTRS is funded by school districts contributing 8.25 percent of its payroll. The state general fund pays 2 percent and a further 8 percent comes from the members' salaries. Any contribution changes would have to be added by the state legislature and approved by the governor.

While CalPERS' losses are currently being defrayed by the rainy-day fund, state administrators are hoping that the economic situation will improve, otherwise CalPERS and other pension funds will have to ask for further contributions. California Treasurer Bill Lockyer, who sits on the CalPERS board, told the San Francisco Chronicle that the current crisis means "both state and local government employers would be spending more on retirement than on some immediate program needs. Paying the commitments to pension obligation is a high priority, and it would take precedence over many other spendings."

He added, "You either cut some other program expenditures or you tax something." In other words, the pension deficit will be placed on the backs of working people who had no control over the investment decisions made by the government, let alone the recklessness and avarice of the banking executives and Wall Street speculators who are responsible for the crisis.

In the midst of a severe recession, this will only add to social anxiety and financial insecurity, particularly since hundreds of thousands of public school teachers and state employees covered by these massive pension funds have seen the value of their personal retirement savings, including 401(k)s and IRAs, reduced by 25 percent or more.

Pacific Grove, a coastal town north of San Francisco, highlights what cities and towns are being forced to do. In fiscal 2002, Pacific Grove paid less than $100,000 to CalPERS, only 1 percent of the town's general fund revenue. By 2006, this cost shot up to more than $2.2 million, or 15 percent of its revenue.

The city of 15,000 would have to spend $10 million or more to pay its pension obligations if it were to pull out of CalPERS. The recreation department staff has already been reduced from seven to one and budgets for the library and Pacific Grove Museum of Natural History, a 125-year-old institution, were cut in half.

Joanne Nolan Stewart, a 48-year-old with two children, told the Wall Street Journal, "The people who used to run the recreation programs grew up here and sheltered the kids like they were their own." Joanne is also an account manager for AT&T and said, "If I were to retire, my retirement would be one-quarter of what I make today for the rest of my life."

California's pension and budget defaults are not isolated phenomena. All across the US state pension funds have been collapsing due to the broader economic crisis. According to the Center for Retirement Research at Boston College, state governments have run up pension fund losses totaling $865.1 billion. Assets for 109 pension funds dropped 37 percent to $1.46 trillion in the 14-month period ending December 16. By comparison, the S&P 500 fell 41 percent in the same period.

To return to 2007 funding levels by 2010, the 109 funds would need annual returns of 52 percent, the center found. Alicia Munnell, the center's director, told Bloomberg.com, "Even if markets recover, this will be a one-time loss that will have to be made up in the future by taxpayers."

State and local governments contributed more than $64.5 billion to pension plans in fiscal 2005-2006, according to the US Census Bureau, which is about 57 percent of the $113.2 billion spent on police and firefighters. A report by the Pew Center on the States did a survey in December 2007 that found that states owed $2.35 trillion in pension payments over 30 years.

Unsurprisingly, state authorities are attempting to cut benefits for new state hires in order to ameliorate the crisis. In Kentucky, lawmakers set the minimum age of retirement at 57 for employees hired after September 1, and required 30 years of service, up from 27, to receive full benefits. They also capped cost-of-living adjustments, tied to the Consumer Price Index, at 1.5 percent. Democratic Governor of New York David Paterson, trying to close a $15.4 billion gap over 15 months, also wants to reduce new workers' benefits while raising the retirement age from 55 to 62.

Rhode Island state and local governments were scheduled to make contributions to their pension funds equaling 25 percent of their payroll expenses in 2010, and the contributions may increase up to 30 percent in 2011 with a deepening recession. With increasing membership growth in state pension plans, these defaults will be even more exacerbated. State funds have been experiencing 12 percent growth since 2002, with 23.1 million now participating.

Company pension funds, or so-called defined benefit plans, have also been starved by the economic crash, falling to $1.2 trillion as of December 31 compared to $1.6 trillion a year earlier.


 Global Research Articles by Kevin Martinez



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Quale è lo sbocco alla crisi per la società?

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domenica, febbraio 01, 2009

Quale è lo sbocco alla crisi per la società?


Verrebbe facile scrivere, rispetto a quello che capita in Inghilterra, " ma di cosa vi lamentate se vi trattano così?".
Abbiamo alimentato anche noi, a casa nostra, un senso di intolleranza verso tutto quello che è straniero e che non ci appartiene, in termini di identità locale ,che riesce difficile pensare che da altre parti non si muovano logiche identiche .
E' evidente che ora tutto questo (iniziando dalla questione del lavoro) si scarica sull'anello sociale più debole del sistema.
Io credo che, se continuerà a peggiorare la crisi, entreranno in conflitto due questioni: 
-la prima sarà quella di garantire un lavoro (qualsiasi lavoro) alla manodopera locale 
-la seconda trovare mercati di sbocco per braccia in esubero.

A questo si aggiunge la pressione di moltitudini di persone che a casa loro non hanno alcuna speranza di sopravvivenza.
Questo sistema fa fatica a reggere. La prospettiva sempre più vicina è lo spaccare la società in pezzi. Questi pezzi saranno territori rinchiusi in se stessi e all'interno degli stessi classi di individui distanti in termini di ricchezza.

Il grafico elaborato da manpower indica le previsioni di utilizzo di lavoratori a termine da qui a tre mesi in Italia. Come potete vedere c'è una caduta di circa il 10% rispetto a Settembre 2008.


Se è vero che la crisi è solo all'inizio questa tendenza non farà che peggiorare. I lavoratori precari sono le prime vittime, gli altri seguiranno. Prima nelle piccole aziende in cui il licenziamento è una prassi più agevole, poi seguiranno le medie e le grandi.

Ieri Tremonti ha affermato che ad una crisi finanziaria non si può reagire drogando la domanda nell'economia reale. Rimane ancora incomprensibile cosa si può fare dal suo punto di vista.
Il sospetto è che, in fondo, l'avvitarsi di una situazione di questo tipo faccia comodo proprio a quei settori della borghesia che hanno interesse a preservare quei pezzi di società e di territori in cui si sentono più sicuri nella produzione dei loro profitti.

E' una sorta di gigantesca matrice quella in cui si consuma tutto questo. Da una parte una riorganizzazione dello stato in grado di rispondere meglio a quei settori della società che sentono i lacci di un sistema che chiede sempre più risorse e che non è in grado di generarle allo stesso modo dappertutto.  
Su un altro asse un riassetto produttivo e finanziario che passa attraverso il ridisegno di assetti di potere, regole e rapporti tra classi sociali.

Un sistema sovranazionale e omogeneo per quanto attiene alle regole del gioco ed alla gestione dei rapporti con i subordinati e, nello stesso tempo, parcellizzato e ridotto ad entità sempre più piccole   sia  nella sua dimensione territoriale che in quella delle sue corporazioni.
Che questo avvenga con un disegno consapevole o come risultato logico e di sintesi di forze dialetticamente in "guerra" è cosa di poco conto.
guardiamo ai risultati ed alla sostanza della questione.
E' un cammino iniziato molto tempo fa, che ha ridotto la forza contrattuale e di rottura di un intera classe sociale, che ne ha disperso la forza e l'identità. In questo ci sono complici consapevoli e portaborse con la testa china.

In tutto ciò un vuoto dato dall'assenza di una forza antagonista ed in grado di rispondere o resistere a queste dinamiche. Il rischio è che, nel processo disgregante e d'impoverimento generale, le uniche risorse che scenderanno in campo sono quelle che pur in letargo non hanno abbandonato l'idea di una resistenza "armata". 
Ognuno di noi si porta il suo piccolo pezzo di responsabilità. La mancanza di un progetto o semplicemente il non aver saputo continuare a sviluppare, in modo coerente  con i processi che si sono prodotti, un pensiero "scientifico" e marxianamente coerente.

Suggestioni che hanno fatto della dimensione particolare la spina dorsale di qualsiasi elaborazione teorica "nuova". Lo stesso movimento no-global che ha guardato alle dinamiche di accumulamento della ricchezza e dello sfruttamento in modo "retorico" e "moralista". Dimenticandosi della dimensione di classe, senza avere nulla da proporre se non una visione della vita autarchica e ridotta all'essenziale. Come se il problema di milioni di persone sfruttate e povere non fosse, al contrario, quella di liberarsi della povertà e dell'essenzialità che questa si porta dietro.
Questo è quello che ci ritroviamo, il particolarismo, l'identità e le radici giocate ideologicamente in una chiave di proposta "fascista". Cosa che non è una novità.
Dobbiamo attendere di ricostruire sulle macerie per trovare  nuova forza? Spero di no.
http://pensareinprofondo.blogspot.com/2009/02/quale-e-lo-sbocco-alla-crisi-per-la.html


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Donne, lavoro ed Obama

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Scritto da Davide Giacalone   
sabato 31 gennaio 2009
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...
Il politicamente corretto degenera facilmente nel demenziale. E' successo a proposito della presunta legge di Obama, presentata da tutti come destinata a sancire la parità salariale fra uomini e donne, oltre che come esempio da seguire. Peccato che la notizia sia destituita d'ogni fondamento, l'immaginaria asserzione è sbagliata nel merito e l'Italia ha appena finito d'essere condannata per discriminazione ai danni dei… maschi.
Negli Usa si è rimediato ad un diverso problema: una signora s'accorse che il proprio salario era ingiustificatamente inferiore a quello dei colleghi maschi e fece causa, ma la corte suprema obiettò che avrebbe dovuto agire entro 180 giorni dalla firma del contratto, la nuova legge, ragionevolmente, stabilisce un termine di 180 giorni dall'ultimo stipendio. Il resto, ovvero tutto quello che abbiamo letto, è fantasia perversa.
Stabilire, per legge, i livelli e le eguaglianze salariali è un errore madornale, che conosciamo e che danneggia l'economia ed i lavoratori. E' ovvio che, in un Paese civile, non possono esserci discriminazioni di alcun tipo, neanche salariale, basate su elementi quali il sesso, il colore della pelle o la fede religiosa, ma questa è la sostanza dell'eguaglianza e libertà dei cittadini, mica una prescrizione da tradurre in busta paga. Per quella valgono la produttività, la capacità, l'anzianità. Noi, oltre tutto, abbiamo sistemi che favoriscono le donne, che consentono loro di andare in pensione prima, e per questo, relativamente al settore pubblico, ci hanno condannato.
Tutto ciò significa che il problema delle pari opportunità non esiste? Al contrario, perché in Italia lavorano troppe poche donne, che fanno carriera prevalentemente nel settore pubblico. Detto in parole diverse: le protezioni sbagliate sfavoriscono l'ingresso nel mercato e l'affermazione personale, mentre l'impiego statale diventa un'oasi senza rischi concorrenziali. Corollario: molte donne di valore non trovano collocazione professionale, molte potenziali lavoratrici non diventano tali, mentre cresce la percentuale di quelle che si "sistemano" all'ombra della spesa pubblica. Dato questo giacimento inviolato di competenze, qualificazioni e volontà, posto il ripiego, inutile chiedersi perché l'Italia non cresce il dovuto, anche quando il mercato tira.

Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero


http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=24111&Itemid=27


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La democrazia è una cosa da ricchi.

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Feb 09 1

La crisi della Democrazia

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Pubblicato da Pietro Cambi alle 01:00 in


La democrazia è una cosa da ricchi.

Non nel senso, purtroppo ampiamente ricorrente, che sono le classi dominanti quelle che pian piano occupano tutti gli spazi dirigenziali liberi ma nel senso reale che i popoli squattrinati, gli stati dissestati, le economie disastrate, non se la possono permettere.

Come sistema di governo è il migliore possible da un punto di vista etico ma non lo è per niente come efficienza.

Anche senza considerare l'inesorabile tendenza alla corruzione ed a derive demagogiche ( ne parlava già Tucidide) la democrazia richiede apparati costosi, sistemi amministrativi complessi, libere e costose elezioni, campagne elettorali defatiganti che fermano la vita politica del paese per mesi e, ovviamente, il pagamento di sonori dividendi alle lobbies che pagano il cadreghino al politico neoeletto.

Tutte cose che costano e che vengono tagliate alla prima occasione utile nella maggior parte dei paesi del mondo ( ovvero quella maggioranza dell'umanità su cui noi ci appoggiamo per mantenere i nostri apparati pseudodemocratici).

Le poche democrazie del passato (alquanto limitate e più correttamente oligarchie) hanno prosperato per un breve tempo e sempre sulle spalle di un stato forte, ricco e predatorio.

Erano le ricchezze e le risorse altrui, sistematicamente predate che le mantenevano in vita.

Questo valga, giusto per esemplificare, per la democrazia ateniese, mantenuta dalla lega attica, quella romana, mantenuta dai popoli sottoposti e quella inglese ( monarchia parlamentare piu' correttamente) mantenuta dal'impero.

Eccezioni solo parziali e solo per breve tempo, ambedue con buone motivazioni, la repubblica francese e quella americana.

Peraltro ambedue con un bel po di risorse a disposizione (Napoleone se le ando' a cercare in Europa, come sappiamo bene).

Il discorso andrebbe approfondito, mi rendo conto, ma in sintesi è cosi.

Un paese occidentale, in condizioni normali, ha ampie risorse per mantenere sia una struttura democratica di governo che un apparato statale ad essa ispirato.

Queste condizioni normali sono purtroppo alle nostre spalle.

Nella crisi attuale ci vorrebbe una forte determinazione dei cittadini a difendere i principi cardine della democrazia tra cui alcuni fondamentali sanciti dalla Costituzione, uno sforzo erculeo per tagliare i vari giochini e giochetti aumma aumma bellilavoribellisoldi che conosciamo benissimo.

Invece questa volontà non c'e'.

Di conseguenza chi ha ruoli di potere cerca, per mantenerlo senza grossi problemi, di prevenire il progressivo, inesorabile, insorgere del malcontento e di evitare sul nascere disordini, rivolte ed altri oscuri movimenti dal basso di cui si sente già qualche avvisaglia.

La prima cosa è vietare le manifestazioni e i liberi raggruppamenti pubblici dei cittadini.

La seconda è limitare il diritto effettivo di sciopero senza abolirlo ufficialmente.

Un primo passo, anticostituzionale, è già stato fatto con la Direttiva Maroni e ne ha parlato Debora.

Vediamo in dettaglio

...(omissis)...

4. Direttiva

 In relazione a tanto, si rende opportuna la definizione di criteri che orientino le decisione dei competenti Prefetti e Questori, ferme restando le valutazioni necessarie in relazione a casi specifici.
 Fra questi criteri si evidenzia la necessità di limitare l'accesso ad alcune aree particolarmente sensibili, specialmente quando la manifestazione coinvolga un numero di partecipanti elevato.
 Tali aree sensibili saranno individuate in zone a forte caratterizzazione simbolica per motivi sociali, culturali o religiosi (ad esempio cattedrali, basiliche o altri importanti luoghi di culto) o che siano caratterizzate – anche in condizioni normali – da un notevole afflusso di persone o nelle aree nelle quali siano collocati obiettivi critici.
 Tali limiti potranno operare specialmente quando ci siano state precedenti manifestazioni, con stesso oggetto e organizzazione, che abbiano turbato l'ordine e la sicurezza pubblica.
 Ai sensi dell'articolo 1, della Legge n. 121, del 1° aprile 1981, si emana la presente direttiva generale per le pubbliche manifestazioni, con l'invito ai Prefetti a stabilire regole – d'intesa con i Sindaci – e sentito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, per:
1. sottrarre alcune aree alle manifestazioni;
2. prevedere, ove necessario, forme di garanzia per gli eventuali danni;
3. prevedere altre indicazioni per lo svolgimento delle manifestazioni.

 Capite ben che, in pratica, cosi facendo si potranno vietare le manifestazioni in qualunque luogo pubblico cittadino (quale luogo pubblico italiano non comprende luoghi di culto o aree a caratterizzazione simbolica sociale o culturale e, sopratutto quale luogo pubblico non è caratterizzato "da un notevole afflusso di persone" ? ).

In pratica si potranno vietare a discrezione tutte le manifestazioni che non si dovessero tenere in un deserto piazzale periferico.

Il Decreto è, abbastanza chiaramente anticostituzionale, nonostante le premesse in esso riportate:

 Recita la Costituzione:

Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

 

Il punto mi sembra evidente.

Si possono vietare solo per motivi eccezionali e COMPROVATI, che coinvolgano l'incolumità pubblica.

Per non girarci tanto intorno:

Cosa c'entrino le preghiere davanti alle Chiese con l'incolumità pubblica, non è dato sapere.

Capisco che possa dare fastidio alla sensibilità di molti.

Capisco che, se ci provassimo noi in Arabia Saudita, passeremmo dei bei guai, ma non mi risulta che le leggi costituzionali si applichino a discrezione, a meno di non trovarci nella fattoria degli animali, ovviamente.

Da notare che sono segnalati anche gli obbiettivi sensibili, quindi niente manifestazioni davanti a discariche, centrali a carbone, basi militari, centrali de gas, raffinerie, ed uffici pubblici in genere.

Da notare poi che in caso di disordini si potrà discrezionalmente vietare, sine die manifestazioni analoghe con la stessa organizzazione.

Ci ricordiamo,vero, dei fatti di Piazza Navona, con tanto di sobillatori organizzati, come fece presente Debora, tra le prime a parlarne?

Ecco.

Questi fatti, provocati ad arte, potrebbero essere tranquillamente presi a pretesto per vietare altri manifestazioni analoghe, stessa organizzazione, per un tempo indeterminato.

Un po di disordini per una manifestazione di ogni parte politica/organizzazione non di governo ed ecco che si potrà LEGITTIMAMENTE vietare le successive manifestazioni della stessa parte politica/organizzazione.

Ben presto, lo vedrete, verrà regolamentato il diritto di sciopero, ad esempio limitandolo ad aziende senza cassa integrazione (ce n'e' ancora qualcuna?).

In fondo siamo in un periodo di crisi e chi sciopera per migliori trattamenti offende chi è senza lavoro, no?

Ok. Sono un catastrofista.

Ma non ditemi che non tiri una brutta arietta.



http://crisis.blogosfere.it/2009/02/la-crisi-della-democrazia.html


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Il sondaggio di TOD: nuova energia e crescita economica.

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Gen 0931

Il sondaggio di TOD: nuova energia e crescita economica.

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Pubblicato da Debora Billi alle 18:27 in Energia


Molto interessante il sondaggio proposto da TOD . Così lo spiegano:

Stiamo cercando di fare tutto. Salvare le banche, salvare le compagnie automobilistiche, creare posti di lavoro, senza finire ostaggio di risorse in calo. Possiamo riuscirci? Abbiamo bisogno di energia, ed energia conveniente per avere la crescita per tutta questa gente. Abbiamo bisogno di crescita (o almeno la percezione di essa) per ottenere credito e finanziare le industrie future.

La domanda allora è:

Possiamo costruire un'infrastruttura energetica rinnovabile e contemporaneamente ottenere crescita economica?

Vi traduco le opzioni tra cui scegliere:

1- Si, abbiamo abbastanza energia e risorse per continuare il business as usual mentre costruiamo l'infrastruttura rinnovabile.

2 - Si, abbiamo l'energia e le risorse, ma perché dovremmo insistere su una strada sbagliata?

3 - Si, ma solo se tagliamo le industrie non essenziali e ci focalizziamo sulla crescita intelligente - solo così possiamo avere abbastanza anergia e risorse

4 - No,non possiamo avere crescita E un'infrastruttura rinnovabile senza creare problemi maggiori in futuro

5 - No, non solo non possiamo avere la crescita, ma neppure la necessaria infrastruttra rinnovabile per oltre 6 miliardi di persone nei tempi necessari.

6 - Altro, opinione non che non si riflette nelle opzioni. 

Potete votare al sondaggio cliccando qui. Il post per la discussione su TOD lo trovate invece qui. Fate sapere anche a me...




 
http://petrolio.blogosfere.it/2009/01/il-sondaggio-di-tod-nuova-energia-e-crescita-economica.html




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Cambiamento climatico: verso la glaciazione

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Cambiamento climatico: verso la glaciazione

31 gennaio 2009 (MoviSol) - La frode del "riscaldamento globale" sta per finire, anche perché il cambiamento climatico più probabile, sulla base dell'evidenza scientifica, sarà quello di una nuova era glaciale. Un articolo intitolato "La terra sta entrando in un'era glaciale", pubblicato l'11 gennaio sulla Pravda e rilanciato dai media internazionali, ribalta la propaganda finora propalata da Al Gore e altri malthusiani.

L'articolo della Pravda esamina un "ampio e stringente assieme di dati nel campo della scienza climatica" secondo il quale la terra dovrebbe prepararsi per una nuova era glaciale (vedi la pagina in lingua inglese). L'articolo evidenzia anche gli ovvi errori nella tesi del "riscaldamento globale antropogenico" presentata da Gore nel suo film, in particolare il fatto che essa si basi "su dati al massimo degli ultimi 1000 anni" e mostra "completo disinteresse" per il quadro climatico a lungo termine.

Laurence Hecht, direttore della rivista 21st Century Science & Tecnology, ha commentato il 14 gennaio che "tutti gli studenti di scienze del clima sanno che la terra si trova in una era glaciale da circa 2-2,5 milioni di anni." Dopo aver descritto il processo di riglaciazione, Hecht afferma che "la teoria più plausibile delle cause delle glaciazioni, quella della determinazione astronomica, suggerisce che i tempi sono maturi perché se ne verifichi nuovamente una. Molti segnali recenti, compresa l'ondata di freddo in Europa e un periodo esteso di ridotta attività di macchie solari nota come minimo solare, che possono contribuire all'inizio della glaciazione, indicano che la terra possa essersi avviata in un periodo di raffreddamento. Forse si tratta di un periodo che durerà diversi secoli (mini era glaciale), oppure un'era glaciale vera e propria che durerà altri 100.000 anni".

Hecht nota che un breve episodio di riscaldamento in qualche parte del globo, dalla metà degli anni '70 al 1998, ha contribuito ad alimentare il timore del riscaldamento globale in una popolazione sempre meno rispondente alla verità scientifica. Ma ora che il fenomeno è terminato, nell'ultimo decennio la temperatura globale media è scesa di circa 0,6 gradi, annullando l'intero aumento della temperatura media che si sosteneva fosse avvenuto nel secolo scorso.

Che fare? Hecht spiega che il ritorno ad un concetto di progresso scientifico darebbe all'umanità le migliori possibilità di affrontare le sfide future, siano esse provenienti dai cambiamenti climatici, da nuove pandemie o di altra, imprevista natura.



http://www.movisol.org/09news021.htm


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Supertanker cercasi speculatori per noleggio navi

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Fonte:

http://tinyurl.com/cbdtle



31 gennaio 2009

SUPERTANKER
CERCASI SPECULATORI
PER NOLEGGIO NAVI

Il crollo del prezzo del petrolio e la flessione dei traffici marittimi che costringe molte navi al disarmo ha ispirato a Nobu Su il progetto di una speculazione colossale.

Quarantanove anni, co-chairman di Star Bulk Carriers Corporation sino allo scorso 24 gennaio,Nobu Su ha il problema di impiegare una ventina di megapetroliere della sua società di Taipei, Tmt. Si tratta di supertankers che nei tempi d'oro viaggiavano lungo le rotte mondiali e che ora rischiano di rimanere ai box per mancanza di carico da trasportare.

Ecco allora l'idea di Nobu Su: le venti supertankers sono a disposizione degli speculatori che possono usarle ora per stoccare il petrolio e poi rivenderlo tra qualche mese, quando i prezzi saliranno.

A bordo delle supertanker Tmt ci sta tanto greggio quanto ne basta per alimentare l'intera Europa per due giorni consecutivi.

Funzionerà davvero? Nobu Su sostiene di sì: il suo progetto non è una boutade buona per raccontare la disperazione degli armatori alle prese con una crisi che non avevano messo in conto. È invece un progetto concreto sviluppato con tanto di numeri e tabelle esplicative.

Il costo dell'immagazzinamento di due milioni di barili di petrolio su una tanker è di 57.500 dollari al giorno, cioé circa 86 centesimi al barile per un mese. A questo vanno aggiunti i costi finanziari e delle assicurazioni. D'altra parte il prezzo del petrolio al barile, oggi intorno ai 41 dollari, è già cresciuto del 26% rispetto al minimo toccato il 20 gennaio. Quarantun dollari, poi, significa 100 dollari sotto i massimi di luglio. Come a dire, suggerisce Nobu Su, che i margini per guadagnare ci sono eccome.

«Il prezzo del petrolio è oggi molto economico - ha detto Su in un'intervista rilasciata all'agenzia di stampa Bloomberg a Londra - abbiamo già un sacco di richieste».

Addirittura, la società di Su propone di immagazzinare il petrolio su petroliere a scafo singolo nel Golfo Persico - altrove non possono viaggiare per questioni di sicurezza - impegnandosi poi a consegnarlo attraverso il trasbordo su navi a doppio scafo. Questo per aumentare ulteriormente il valore della speculazione, visto che ovviamente le vecchie petroliere a scafo singolo sono molto più economiche.

D'altronde, gli speculatori che volessero davvero usare le navi di Nobu Su come giganteschi serbatoi in mezzo al mare (alcuni nemmeno troppo sicuri, se guardiamo ad esempio alle unità a singolo scafo), sarebbero in buona compagnia.

Nelle settimane scorse centinaia di navi erano ferme all'ancora appena fuori i maggiori porti petroliferi, aspettando che le quotazioni del greggio risalissero.

Compagnie petrolifere come Bp e anche alcune banche tra cui Citigroup - è stato calcolato - hanno stoccato 80 milioni di barili di greggio in alto mare, rincorrendo la speculazione tra prezzo corrente del petrolio e futures.

Samuele Cafasso


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=14046&start=0&postdays=0&postorder=asc&highlight=


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Are We Ready to Change the System?

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Jesse's Café Américain    01 febbraio 2009
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  Testo    
"The general spread of the light of science has already laid open to every view the palpable truth, that the mass of mankind has not been born with saddles on their backs, nor a favored few, booted and spurred, ready to ride them..." (Thomas Jefferson)


It is time to begin serious, and significant, systemic reforms in the financial system.

Maintaining the status quo will be fruitless because the system is broken. Trying to keep it from becoming 'more broken' is a nice short term fix, but we are beyond that now. This has been a long time in the works.

There has been a recent increase in noise from the Congress about changing a system which promotes excessive pay, and encourages the virtual looting of companies, by overpaid management and a corrupt financial system.

Rather than strike at the branches, and call a few individuals up before Congress for their ten minutes of tut-tutting, how about some serious change that cuts to the roots of the crisis?

One potential solution would be to institute a marginal income tax rate of, let's say, 80% at the 30 million dollar level of aggregate income in the AMT, with a significant raising of the minimum levels of income that trigger the AMT to about 4 million in aggregate income. It can graduate from 50% to 80% from the minimum to the maximum. The AMT was always intended to be a safeguard against loopholes for the highest income brackets. We can permit five year income averaging to allow the incredibly lucky to keep a bigger share. But rewarding luck encourages gambling and gaming the system, which is an open door to white collar crime and fraud.

And we have to ask, just how much is enough. Do you really think that having a 30 million dollar per year income is 'not enough?' Are we insane? Yes, allowing people to 'keep what they kill' is ingrained in our psyche by the last 100 years of a steady stream of propaganda, but its time to start thinking about social interaction and the protection of the innocent as well as the glorification of greed.

Yes, this will alarm the "Joe the Plumbers" out there who wish to fantasize about the looting of the system, or have pretensions of being the next American Idol, with a Pavlovian impulse to consider realistic expectations and a middle class life as socialism.

The top 1% of the wealthy Americans do not need additional incentive to take. They are, for the most part excepting the lucky and the idle heirs, psychologically driven to acquire beyond all rational need. What they need is restraint. And they will absolutely hate it.

But since most wannabe billionaires are delusional why let them drag us down under the bus with them? Let's stop legislating for the .1% probability, leaving the garden gate open for the pigs to come in.

We cannot continue to build and maintain this country if the most rewarding pursuits are gambling, gaming the system, fraud, and white collar crime. That game is over. We're done.

Reform the accounting rules for acquisitions and goodwill, inventory writedown with subsequent earnings effects. "Earnings management" is a tool of the price manipulation for stock option bonuses that is a source of market distortion.

Bring back Glass-Steagall. Let Goldman and Morgan get into the conventional banking business after passing through receivership. The point is to be solvent first BEFORE you get government support. And if you are not solvent we will help you become so through liquidation.

Back up the individuals, the savers and pensions, to the hilt, 100%, and put the financial institutions through the wringer, if not a meat-grinder. Stop beating this 'trickle down' approach in curing our problems by throwing money at the uber-wealthy and corporations. It does not work. It will not work. It is destroying our country.

Oh no, we cannot let honest people be limited in acquiring enormous wealth. Well, there probably aren't many completely honest people pulling down over 30 million per year in income. The criminal prosecution system is also horribly compromised, and we can fix it AFTER we stop the looting, and then the rules can be relaxed.

Direct the FBI and Justice Department to conduct a serious investigation of naked short selling and price manipulation. That aspect of the market is an open sore.

Institute aggregate position limits in commodities, and make them high enough so that they do not bother any legitimate speculators.

Refuse to admit any nation into the favored nation status unless their currency is open for trading on the world markets, free of pegs.

Stop the system of legalized bribery of the Congress and the Executive by lobbyists. That requires campaign funding reform, then let's do it now.

Stop selling this country short for the sake of 'competitiveness' and a perverted image of the "American Dream." If the Founding Fathers came back they would not be able to stop throwing up at what we now call 'freedom' and what we have done with their legacy for which they pledged their lives and sacred honor.

Europe needs to tell the Brits and the Yanks to piss off, fix the euro, take an enormous dose of humility, reform their financial system, and don't play the fool again so easily. Asia needs to take care of its own and grow a middle class, and stop treating its people as coolies. Australia needs to go walkabout with Europe. The Mideast is its own worst enemy. Africa is the shame of our world.

Too radical? Then you're not ready yet for the changes that are required to end this cycle of boom, loot and bust.

It is time to begin serious, and significant, systemic reforms in the financial system. It is preferable to the historically likely alternatives.

Source >  Jesse's Café Américain | Jan 30

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