01/08/09

THE RECESSION IS OVER! LA RECESSIONE E' FINITA.....

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" Non so se avete visto l'ultima copertina della rivista Newsweek, ma la copertina dice che " La recessione è finita! "  Scommetto che avete trovato la notizia un pò sorprendente.......Con queste parole Obama introduce il riferimento alla copertina di Newsweek apparsa in settimana .........

"I don't know whether you've seen the  cover of the latest NEWSWEEK magazine on the rack at the grocery store, but the cover says, "The Recession Is Over!"I bet you found that news a little startling. I know I did. Here's what's true: we've stopped the free fall. The market is up and the financial system is no longer on the verge of collapse. We're losing jobs at half the rate we were when I took office six months ago ... So, we may be seeing the beginning of the end of the recession. But that's little comfort if you're one of the folks who have lost their job, and haven't found another ..."

....... ecco ciò che è vero: abbiamo fermato la caduta libera, il mercato e il sistema finanziario non sono più sull'orlo del collasso. Stiamo perdendo la metà dei posti di lavoro di quando abbiamo assunto l'incarico sei mesi fa.... può essere l'inizio della fine della recessione. Ma questo è di ben poco conforto se sei una delle persone che hanno perso il proprio lavoro e non ne hanno trovato un'altro...."

I titoli di testa dei telegiornali e delle testate giornalistiche ieri e oggi hanno innondato il mondo di una nuova speranza, una delle tante luci che ad intervalli regolari si accendono nella grande notte della madre di tutte le crisi.

Sia ben chiaro nessuno, ne Obama, ne Newsweek ha affermato che realmente la crisi è finita, ma come spesso accade le sfumature assumono effetti diversi a seconda di chi riporta la notizia o di chi la legge.

Anzi se proprio vogliamo dare un'occhiata più in profondità alle sue parole credo che la strambata odierna sia di tutto rispetto....

WASHINGTON - Dopo l'ottimismo ostentato ieri, i numeri sul Pil americano raffreddano un po' gli entusiasmi di Barack Obama. Dopo un incontro ufficiale con il presidente delle Filippine Gloria Macapagal Arroyo, il presidente americano ha fatto il punto sullo stato di salute dell'economia statunitense assieme ad alcuni giornalisti. Obama non ha ancora visto i dati ufficiali (saranno pubblicati soltanto venerdì), ma sospetta che mostreranno "una contrazione nel secondo trimestre". E poi c'è la disoccupazione, che sta diventando una priorità. "La perdita di posti di lavoro - ha detto - resta ancora un grande problema, anche se il tasso di chi perde il lavoro sta rallentando". ( La Repubblica )

...... il che mi porta ad issare un'ipotetica bandiera rossa, sul nostro veliero! Per quale motivo Obama sospetta " una contrazione nel secondo trimestre " quando ormai questa contrazione è nota a tutti, forse che il presidente degli Stati Uniti conosce la reale consistenza di questa contrazione..... Mi sono fatto un giretto su internet e ho scoperto che .....  He said most economists agree that the economy is still slowing down, but that the pace of the slowdown is not as quick as analysts have seen in recent reports, ovvero che la maggior parte degli economisti concordano sul fatto che l'economia è in rallentamento, ma che il ritmo del rallentamento non è così rapido come gli analisti hanno visto nei loro ultimi rapporti dove la media delle attese è di una caduta del 1,5 %, passando dal - 1 % di Htazius al meno -2.2 % di Kasriel.

Consumi ed investimenti peseranno in maniera sensibile sulla caduta del PIL, domani è un'altro giorno e si vedrà! 

Giustamente Newsweek ha fatto notare ad Obama, l'asterisco in prima pagina, un asterisco che riporta il tutto alla frase " Good lucky surviving the recovery " ovvero buona fortuna a chi sopravviverà al recupero. Si ricorda inoltre che la discussione intorno alla fine della recessione è essenzialmente tecnica, (.....la crescita di un PIL non può nutrire una famiglia o saldare la rata di un mutuo......) e che ci troviamo di fronte ad una difficile congiuntura e ad una ripresa che per certi aspetti assomiglia ad una nuova recessione.

In fondo la realtà è spesso un'altra e mentre i mercati festeggiano le parole di Obama e l'immaginario aumento del valore delle abitazioni, vittima di un miraggio stagionale dimenticando altre realtà ben più fondamentali, noi proseguiamo il nostro viaggio esplorando gli abissi di questa crisi, non che non crediamo all'ottimismo e all'entusiasmo come armi per uscire dalla Grande Recessione, ma preferiamo affidarci alle correnti di un oceano spesso dimenticato, quello del realismo.

Ritornando all'interrogativo di Daniel Gross THE_RECESSION_IS_OVER..? più realistico di qualsiasi esclamazione e sottolineando la sicurezza degli economisti del Economic Cycle Research Institute che riportano i loro grafici a sostegno di indicatori probabilmente infallibili per la loro fede, mi permetto di evidenziare come senza occupazione, consumi e investimenti il veliero globale resterà ancora per molto tempo in balia delle onde della tempesta perfetta.

 

Probabilmente in questi anni ed in particolare in questi ultimi mesi,  Icebergfinanza, più che un veliero che naviga negli sconfinati oceani economici/finanziari alla ricerca di un orizzonte alternativo e sostenibile, sembra più uno di quei giapponesi che fanno la guardia ad alcune sperdute isole del Pacifico, convinti più che mai che la guerra non è finita.

Dopo essere stato uno dei pochi ad intravvedere la cosidetta tempesta perfetta, faccio sinceramente fatica, ad abbandonare oggi, la mia isola, quella di una crisi sistemica e correlata, che molti confondono con un passato lontano o vicino che sia, dimenticando che in fondo chi dimentica il proprio passato è destinato a riviverlo.

Non che ci sia affezionato a questa isola, che assomiglia più ad una valle di lacrime sia ben chiaro, ma sono stanco di una superficialità che spesso non sa analizzare gli squilibri di questo ciclo, riproponendo sempre e solo le solite ricette. Icebergfinanza in questo contesto è uno dei pochi che da sempre ha evidenziato cosa avrebbe significato questa crisi per i sotterranei dell'umanità e per la gente comune, attraverso la perdita del lavoro, lavoro che assicura dignità all'uomo quando non è sfruttamento o schiavitù.


Oggi non vedrete alcun link e nessun grafico, in questi anni vi ho sommerso di riferimenti per aiutare la vostra consapevolezza, ma oggi voglio condividere solo alcuni pensieri a briglia sciolta.


Economisti ed analisti, tendono sempre a paragonare questo ciclo con le recenti recessioni, spesso in maniera impropria, come quella del 2001, recessione provocata da una monoiperbolla informatica. Poi lo sguardo si rivolge alle crisi asiatiche, al crollo del 1987, alle recessioni degli anni della Grande Inflazione, degli anni 70 e 80 e cosi via.

Guarda caso la Depressione di fine '800, la Grande Depressione o la Lost Decade giapponese è spesso un riferimento improprio, proprio perchè oggi è diverso, perchè tutta cambia, nulla è più come prima.

L'Ottocento era un'altra epoca, la Grande Depressione esprimeva grandezze di misura macroeconomica diversa e non paragonabili con quella attuale e la crisi giapponese era il risultato di un'economia e di una politica monetaria che nella loro unicità e arretratezza per alcuni,  non corrispondevano neanche minimamente al pensiero occidentale.


Ebbene tutte queste crisi appena citate hanno nei loro sintomi principali il DNA della madre di tutte le crisi, quella attuale, una combinazione contemporanea e correlata, di bolle e rischi sistemici mai intravisti in passato, un DNA tecnico fatto di speculazioni e politiche monetarie espansive, un DNA umano fatto di tracotanza e avidità condito spesso da ingenuità e stupidità.

Ad essere sinceri oggi bisognerebbe dare atto agli scettici che nulla cambia, tutto è per sempre uguale nei mercati finanziari visto che i tentativi di ridurre la speculazione in opera nei mercati finanziari potrebbe essere dannosa ai mercati stessi secondo un top manager di Goldman Sachs in una recente sua testimonianza al Congresso, misure quelle proposte che potrebbero essere dannose per la liquidità dato che la speculazione ne ha aumentato il grado e amplifica l'attendibilità dei prezzi come indicatore di un valore che io considero presunto. La crociata europea degli hedge funds contro regole troppo stringenti testimonia ogni giorno di più la presenza di mille granellini di sabbia che vanno insinuandosi tra i meccanismi di una possibile ripresa, mettendo le basi per la prossima crisi.


Eppure hanno un denominatore comune queste crisi, un denominatore che noi abbiamo identificato nella "debt deflation" una deflazione da debiti combinata con una persistente instabilità finanziaria, una crisi finanziaria strutturale.


In questo ultimo anno e mezzo, abbiamo setacciato ogni angolo di questa isola tropicale deserta, la deflazione, un'isola questa si abitata da un surreale figlio del Sol Levante, Icebergfinanza, che non si è accorto che la guerra è finita e che il mondo vive il nuovo rischio di una guerra nucleare inflazionistica.

Se l'economia globale registra mensilmente variazioni negative dello 0,6 % la prima da 22 anni a questa parte,  come ad esempio in Germania o dell' 1,4 tendenziale % come ad esempio la Spagna allora si continua a chiamarla inflazione negativa, perchè proviene dall'ennesima bolla delle materie prime e nessuno ha il coraggio di fare un'ecografia nel grembo della deflazione.

Che abbiamo rischiato una nuova depressione, una nuova grande depressione lo ha sottolineato ieri Obama nel suo discorso improntato alla speranza di alcune luci in fondo al tunnel.

Luci reali solo nella dimensione di una riduzione dell'intensità della caduta, nella dimensione di una possibile stabilizzazione effimera, che nel caso del sistema finanziario non riesco ad intravvedere se non in una sorta di obbligato accumulo di capitali necessari a far fronte all' uragano del commercial real estate, delle carte di credito e del credito al consumo.

Si tratta in fondo di rinascita figlia di una modifica delle regole contabili e della speculazione figlia di un trading forsennato, un trading che aspira performance a scapito di fondi e investitori individuali, perchè sino a prova contraria nella finanza, nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Abbiamo atteso per mesi il requiem delle vendite allo scoperto "naked" e per altrettanti mesi, se non anni aspetteremo che qualcuno metta mano alle anomalie delle zone d'ombra degli " high frequency trading " zone d'ombra riservate alla creazione di ricchezza dal nulla, una ricchezza parassita.

Se qualcuno di Voi ha tempo e voglia di dare un'occhiata ad un recente report di Fitch a proposito dell'imponente massa di derivati depositata nelle stive degli ormai leggendari "too big, to fail " si accorgerà che mentre alcune imprese gli utilizzano per copertura le istituzioni finanziarie al 97 % giocano a fare gli speculatori con la dinamite, dinamite che come ha ricordato Mark Mobius è la polveriera che farà esplodere la prossima crisi dei mercati finanziari, un'esplosione che farà sembrare quella della Lehman Brothers come lo scoppio di un sacchetto del pane gonfiato.

Ma in fondo che importa, per molti è un'altra leggenda metropolitana, quella dei derivati e del suo nozionale, che quei "terroristi" della Banca Internazionale dei Regolamenti BIS si divertono di tanto in tanto a rammentare.


Circa 22 anni per assistere alla fine della prima e vera  grande depressione dell' 800, oltre 16 anni con una guerra mondiale per osservare la fine della Grande Depressione, 16 anni di movimenti alterni, panico ed euforia, sino alla Lost Decade che oggi si riassume in un ventennio perduto e ancora oggi qualcuno, se non molti, è convinto che in un paio di anni questa crisi sarà definitivamente risolta.


Come molti di Voi sanno,  recentemente ho sostenuto controcorrente, che oggi la disoccupazione non può più essere paragonata ad un indicatore ritardato dell'economia, per il deleveraging atto a rientrare da un eccesso di debito epocale, per la grande recessione globale che non permette via di scampo alle esportazioni ( ...ciò che avviene in Cina non è sostenibile), per la depressione immobiliare che ha distrutto miliardi di dollari di ricchezza reale e presunta e lasciato milioni di americani senza lavoro e senza patrimoni. Oggi la recessione è un indicatore contingente e se vogliamo anticipatore della paralisi dell'economia, più che nel passato.


Come evidenziato da Newsweek invece si parla ancora nelle analisi dell' ECRI di indicatori, coincidenti o ritardati, anticipatori o altro che siano, pur essendo stato l'istituto uno tra i pochi ad intravvedere questa crisi con gli stessi indicatori.


Molti altri non hanno voluto apprendere dal passato, ascoltare la storia come abbiamo fatto noi ed oggi dopo aver rinnegato il passato utilizzano indicatori come se questa crisi fosse paragonabile ad altre che nulla hanno insegnato, la storia spesso serve come illusione.

Non assisteremo a nessuna fine del mondo, non vi sarà nessuna apocalisse, ma solo un ridimensionamento epocale, ridimensionamento di cui non conosciamo le possibili variabili impazzite.

Nelle mie ultime analisi avete un riassunto di quelle che sono le mie visioni, ma non solo, anche quelle di altri analisti ed economisti, spesso indipendenti, ovvero fuori dal coro, visioni che spaziano dalla double dip recession di Feldstein e Kasriel, alla crescita recessiva di Roubini e Rogoff. Io credo che la recessione non finirà quest'anno, non solo la recessione ufficiale stabilita dal National Bureau Economic Research di Feldstein ma anche probabilmente quella tecnica che prevede due trimestri consecutivi positivi di un PIL che è oggi più una gabbia per ingenui che un reale indicatore di ricchezza, facilmente "manipolabile" da rilevazioni geometriche piuttosto che aritmetiche,

El Erian di Pimco dice che l'impennata degli zuccheri,  quella dei mercati e non la recessione sarà quella che finirà prima di tutto, ma questo sistema è già ormai diabetico, dopo aver conosciuto l'obesità della overcapacity, sovrapproduzione insostenibile ed ora ha bisogno di una lunga riabilitazione e convalescenza che non significa necessariamente un coma profondo anche se ulteriori infarti sono ancora possibili ed altamente probabili.

Come amava ricordare Voltaire, mi piacciono le favole dei filosofi, rido di quelle dei bambini anche se odio quelle degli impostori!

Spesso, è vero bisogna ammetterlo,  non si tratta di impostura, l'ottimismo è necessario, ma non solo nell'economia, ma nella vita di tutti i giorni, nelle cose che contano, nei rapposrti umani.

In economia, e sottolineo economia e non finanza, è diverso, serve realismo, un realismo che ti aiuta a comprendere i meccanismi di un sistema che va riformato, non stravolto ma riformato su una base etica che non può che tener conto della dimensione umana, attraverso un processo di responsabilità personale verso gli altri, verso la società e verso l'ambiente.

Solo il tempo, solo la Verità in fondo, è figlia del Tempo e questo, noi lo sappiamo bene.

Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!  

 La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!  

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Postato da: icebergfinanza a luglio 30, 2009 18:46 | link | commenti (24)